Antiriciclaggio

Assegni non trasferibili, le sanzioni non si fermano

di Antonio Zappi

(© jader alto)

2' di lettura

La risposta del sottosegretario del Mef Villarosa all’interrogazione parlamentare in materia di assegni presentata dal deputato Grimaldi (M5S) nelle scorse settimane è stata chiara: «si ritiene condivisibile l'adozione di un intervento correttivo» della norma in questione (ndr Dlgs 231/2007, articolo 63), un intervento che punta a ridurre «l’entità del minimo sanzionatorio, attualmente fissato a 3mila euro, affinché sia garantita la proporzionalità tra entità della sanzione e gravità della sanzione per la quale essa è irrogata».

D'altro canto, anche nella proposta di legge AC 1074 sono state annunciate modifiche dei profili sanzionatori della disciplina antiriciclaggio per le violazioni relative all'emissione di assegni.

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Nello specifico, nel predetto disegno di legge si propone l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 300 euro (in luogo di 3mila e, quindi, diminuendo la misura minima edittale) a 50mila euro. Ulteriormente, con l'inserimento del nuovo comma 1-bis nell’articolo 63, si punterebbe a escludere la punibilità per l’emissione di assegni bancari e postali privi della clausola di non trasferibilità portati all'incasso dal beneficiario originario, anche perché spesso sono risultate trasferite, con assegni senza clausola di non trasferibilità e fuori da ipotesi di reale riciclaggio, somme di denaro per pagare le vacanze, le nozze di un figlio, i funerali dei genitori, oppure per innocenti trasferimenti inter-familiari.

Prendendo, allora, atto dell'insussistenza di azioni commesse intenzionalmente a fini di riciclaggio e a seguito della presentazione di memorie difensive, alcuni uffici della Ragioneria territoriale dello Stato (per esempio Messina e Venezia) hanno annullato gli atti di contestazione degli addebiti emessi, disponendo la non irrogazione delle sanzioni e la contestuale archiviazione del fascicolo. In altre sedi, invece, non sono state adottate medesime valutazioni improntate a canoni di ragionevolezza (è il caso, ad esempio, di Firenze), anche perché gli illeciti in questione sono definiti a contestazione “oggettiva” e quindi, a stretto rigore, ai fini della sussistenza della violazione possono essere ben ritenute del tutto irrilevanti anche ragioni lecite sottostanti a quelle che hanno determinato il trasferimento degli assegni.

Per quanto detto, appare davvero urgente un intervento legislativo per risolvere definitivamente la questione, per attenuare la penalità per gli errori minori e per prevedere una migliore proporzionalità tra sanzione ed importo trasferito. A quel punto infatti, tramite una possibile applicazione del favor rei si consentirebbe a tanti cittadini, non macchiatisi di condotte concretamente illecite o contigue a fenomeni di criminalità, di poter risolvere contestazioni percepite come profondamente ingiuste.

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