Famiglia

Assegno di divorzio: la Cassazione conferma, ignorato il tenore di vita

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

La recente e rivoluzionaria sentenza con la quale la Cassazione ha passato un colpo di spugna su parametro del tenore di vita sostituendolo con quello dell’autosufficienza dell’ex coniuge è «un principio da applicare anche ai processi in corso». Ma l’innovativa pronuncia “presenta della criticità” e andranno valutati i casi concreti.
Ad affermarlo è stata Anna Cattaneo, presidente della nona sezione civile del Tribunale di Milano che si occupa di famiglia, in un convegno al Palagiustizia milanese proprio sul tema del “nuovo assegno di divorzio”.

Le criticità evidenziate - E una criticità, secondo la Cattaneo è che la pronuncia dello scorso maggio è arrivata «da una Cassazione a sezioni semplici» che ha superato il vecchio principio espresso «dalle Sezioni Unite», mentre sarebbe stato meglio dal punto di vista procedurale fare decidere ancora alle Sezioni Unite. «A questo punto - ha chiarito - non sappiamo come sarà il futuro, ma comunque la sentenza è un precedente importante, un principio da applicare». Anche se poi i giudici nei casi specifici potranno anche “discostarsi” dalla sentenza, motivando anche su quelle “criticità” che presenta. Cattaneo ha anche sottolineato come il parametro del tenore di vita “è solo un primo aspetto” che hanno valutato i giudici in questi anni e ha voluto ricordare anche che le mogli che non lavorano “fanno un lavoro casalingo non retribuito”.

Il punto di vista della Cassazione - La Cassazione però proprio oggi ha negato la necessità di far “rivalutare” i principi affermati con la storica sentenza 11504 del 2017 dalle sezioni unite. La precisazione è arrivata (sentenza 1548) come risposta al Pm che - nell’udienza dedicata alla decisione di una causa in cui l’ex marito chiedeva di revocare l’assegno di divorzio alla moglie ormai autosufficiente perchè pensionata - aveva sollecitato la remissione alle Sezioni unite proprio per chiarire l’impatto della sentenza 11504 del 2017 sugli assegni divorzili in corso. Un intervento del Supremo collegio sarebbe giustificato, secondo il Pg, dalla necessità di definire meglio gli “indici” dell’autosufficienza economica e per fare chiarezza sul termine “attitudini” riferito alle capacità e possibilità effettive di lavoro. I giudici della prima sezione però hanno respinto la richiesta del Pm ricordando che le sezioni semplici si sono già espresse su molti temi socialmente sensibili. E il legittimo dissenso del Pg rispetto all’orientamento abbracciato dalla sezione semplice non è una buna ragione «per ritenere i principi espressi dalla sentenza 11504 istituzionalmente attribuiti alla cognizione delle Sezioni unite». Principi che proprio nella stessa sentenza la Cassazione ha ribadito accogliendo il ricorso dell’ex marito e annullando con rinvio un verdetto nel quale si faceva ancora riferimento al “fuorviante” e non più applicabile criterio del tenore di vita.

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