Famiglia

Assegno al figlio se la lite con il padre lo taglia fuori dall’azienda di famiglia

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

Il padre non può tagliare il mantenimento al figlio accusandolo di colpevole inerzia, se il suo tentativo di inserirsi nell’azienda paterna fallisce a causa del rapporto conflittuale con il genitore dovuto anche alla grande differenza di età. La difficoltà di comunicazione tra il giovane figlio e l’anziano padre, nella veste di datore di lavoro, non può essere considerata il sintomo di un approccio problematico al mondo del lavoro da parte del ragazzo. La Cassazione (sentenza 30540) accoglie il ricorso di un ventiquattrenne e della madre contro la decisione di un noto imprenditore, di stringere i cordoni della borsa e sospendere l’assegno di mantenimento al suo “erede” in ritardo con l’università.

La sentenza

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Secondo la Corte d’Appello nel percorso di studi del ragazzo aveva interferito il tentativo di andare a lavorare nell’impresa del padre, fallito a causa di un deterioramento nei rapporti tra i due divisi da un divario generazionale notevole e da una certa confusione di ruoli: il padre titolare dell’azienda e il figlio dipendente. Per la Suprema corte la scelta dei giudici di merito di accogliere il ricorso del ragazzo non era in contrasto con il principio della colpevole inerzia dettato dai giudici di legittimità, in base al quale si può interrompere il mantenimento del figlio maggiorenne che non abbia ancora raggiunto l’indipendenza economica, solo se questo rifiuti senza una giustificazione le occasioni per rendersi autonomo. «L’inserimento di un figlio ancora studente universitario di giovane età - si legge nella sentenza - in un universo produttivo-aziendale di cui sia titolare lo stesso genitore, che con lui sia in conflitto, cessa di essere un’occasione lavorativa ordinaria e si trasforma, più propriamente, in una fase della dialettica genitore-figlio, non potendo assumere il significato di un ordinario inserimento lavorativo». Non c’è dunque la prova di un inserimento stabile nel mondo del lavoro rifiutato per “capriccio”, nè la marcia indietro del figlio può essere considerata la spia di un suo approccio problematico con il mondo produttivo.

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