ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa misura temporanea

Assegno per i figli, proroga al 31 ottobre per professionisti e partite Iva. Finora solo 452mila domande

Il Governo concede più tempo per chiedere l’aiuto temporaneo senza perdere gli arretrati. Introdotto a luglio , è stato chiesto finora solo dal 33% degli aventi diritto

di Michela Finizio

Assegno per i figli in media di 962 euro, domande all'Inps da luglio

4' di lettura

L’assegno temporaneo per i figli minori traccia un primo bilancio tra luci e ombre, proprio mentre il Governo decide - con un decreto legge all’esame oggi 29 settembre del Consiglio dei ministri - di prorogare i termini al 31 ottobre per fare domanda all’Inps senza perdere gli arretrati. Una decisione presa per dare più tempo a professionisti, partite Iva e disoccupati di lungo corso che ancora non hanno presentato domanda all’Inps: l’aiuto “ponte” è stato introdotto in piena estate per raggiungere la platea di esclusi dal tradizionale assegno al nucleo familiare (Anf), in attesa del futuro assegno unico che dovrebbe andare a regime da gennaio 2022.

Per approndire / Il testo della Nota di aggiornamento al Def

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Previsto per soli sei mesi in via transitoria da luglio a dicembre 2021, si rivolge alle 1,8 milioni di famiglie con figli minori non raggiunte dall’analogo contributo “agganciato” al lavoro dipendente (gli Anf, appunto) oppure già beneficiarie del reddito di cittadinanza. Dati Inps alla mano, relativi allo scorso venerdì 24 settembre, sono solo 452mila però le domande presentate finora per un totale di 761mila minori coinvolti.

I NUMERI

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Il bilancio a fine settembre

In pratica, tralasciando i 440mila percettori di reddito di cittadinanza con minori per cui l’accredito sarà automatico (non sono tenuti a presentare la domanda, l’Inps provvederà nelle prossime settimane agli accrediti diretti, dopo aver effettuato i calcoli necessari), finora hanno fatto domanda per la misura “ponte” solo il 33% degli aventi diritto rispetto alle stime iniziali del ministero delle Finanze, riportate nella relazione tecnica al Dl 79/2021, convertito con modifiche dalla legge 112/2021, che ha istituito la misura per sei mesi (da luglio a dicembre di quest’anno, appunto). Alla luce della proroga decisa dal Governo, le restanti 900mila famiglie - se le stime sono corrette - potranno comunque chiederlo fino al 31 ottobre senza perdere gli arretrati da luglio. Per chi, invece, farà domanda tra novembre e dicembre, l’assegno temporaneo scatterà solamente dal mese di presentazione dell’istanza.

Le richieste di proroga

La proroga è stata chiesta da più parti per dare tempo ai ritardatari. «Una riforma così importante è partita di corsa, in piena estate, dopo mesi di annunci che hanno generato una grande confusione tra le famiglie», lamenta Gigi De Palo presidente del Forum nazionale delle Famiglie. «Molti genitori non hanno capito come funziona - aggiunge - o non sanno di averne diritto. A volte vengono raggiunti da informazioni sbagliate e ingolfano gli uffici presentando domande errate. Altri hanno presentato domanda i primi di luglio e la loro pratica risulta ancora in istruttoria».

A sostenere l’ipotesi di un’eventuale proroga dei termini è la stessa ministra Elena Bonetti, che avrebbe lamentato aspramente le lungaggini nei pagamenti dell’Inps e il numero enorme di domande rigettate, rispetto a quelle arrivate. Del resto le risorse per l’operazione (circa 3 miliardi di euro) sono state già impegnate. Senza contare che, in parallelo, gli Anf destinati invece ai nuclei con reddito prevalente da lavoro dipendente (almeno per il 70%) concedono di regola fino a cinque anni di tempo per chiedere gli arretrati.

Le difficoltà riscontrate

In questi mesi i Caf si sono ritrovati a dover gestire numerose richieste di Isee nel bel mezzo della stagione dichiarativa. Così hanno dato appuntamento per queste pratiche dopo la pausa estiva e non tutti ancora sono riusciti a portare a casa i documenti necessari.

Va ricordato, inoltre, che l’assegno temporaneo si rivolge a una platea che, in parte, non era abituata a fare l’Isee: lavoratori autonomi, partite Iva, professionisti iscritti alle Casse previdenziali. Più facile, invece, che lo avessero i disoccupati di lungo corso, senza indennità, e i meno abbienti. Anche perché, oltre una certa soglia, il contributo diventa davvero minimo (30 euro per un figlio minore oltre i 40mila euro di Isee) e questo potrebbe costituire un disincentivo per alcuni potenziali beneficiari, soprattutto per quelli poco inclini a farsi “fotografare” la totalità i patrimoni mobiliari e immobiliari.

Non stupisce, infatti, che oltre la metà (il 53%) delle domande pervenute all’Inps arrivi da nuclei familiari con Isee inferiore a 10mila euro; il 21,2% tra 10mila e 20mila euro; il 9% tra 20mila e 30mila; il 4% tra 30 e 40mila; l’1,5% oltre i 40mila euro (il resto sono pratiche per cui l’Isee è ancora in fase di valutazione).

La macchina dell’Inps non nega che l’intera operazione ha richiesto un grosso impegno degli uffici e delle sedi territoriali. Su circa 760 schede-figlio, circa 170mila sono state respinte, 9mila sono state messe in evidenza con richiesta di approfondimenti e circa 41mila hanno rinunciato. Se fino a venerdì scorso solo il 37% delle pratiche risultava approvata e messa in pagamento, nelle ultime ore l’Inps ha dato una grossa spinta alle istruttorie (circa 600mila quelle accolte nel weekend), anche se ammette che l’incrocio dei dati necessario per ciascuna pratica non è affatto semplice: sono in tutto 28 i check automatici che vanno fatti, tramite l’incrocio delle banche dati, per verificare l’idoneità di un richiedente.

Caos sui lavoratori discontinui

C’è poi un gruppo di famiglie, non affatto ridotto, che resta nel limbo in attesa di chiarimenti. Si tratta degli iscritti alla gestione separata, dei lavoratori agricoli a tempo determinato e dei lavoratori discontinui.

«Molte situazioni - afferma Giuseppe Colletti, responsabile dell’area previdenza del patronato Inca-Cgil - sono in stallo, legate a soggetti che hanno una contribuzione particolare. Alcuni potranno fare domanda solo a febbraio per gli assegni al nucleo familiare se la loro contribuzione nel 2021 raggiunge certi minimali e ancora non lo possono sapere. Altri percepiscono gli assegni al nucleo familiare ma, per alcune mensilità, potrebbero non essere coperti dalla contribuzione perché discontinui. E non è chiaro se, i mesi di “buco”, possano o meno chiedere l’assegno temporaneo». Le incertezze legate al bivio tra le due misure, alternative tra di loro, potrebbero trovare qualche risposta nelle prossime settimane, grazie a un eventuale proroga.

Le incertezze su gennaio

Con queste premesse, nel frattempo, si guarda al debutto dell’assegno unico e universale a gennaio. I tempi a questo punto sono davvero stretti: la stesura dei decreti per attuare la legge delega 46/2021 non deve farsi attendere per poter ottenere l’ok del Parlamento entro fine anno. Ancora incerte. però. le coperture in seguito alle stime al ribasso effettuate dai tecnici sulle risorse disponibili. «Ecco perché rilevare che i richiedenti sono una platea ristretta rispetto alle aspettative - conclude De Palo del Forum delle Famiglie - potrebbe non essere una cattiva notizia, potremmo ridefinire gli sforzi necessari».

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