ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI numeri

Assegno unico, il 40% dei fondi alle famiglie con Isee fino a 15mila euro

Il meccanismo premia meno abbienti e figli numerosi, ma le richieste coprono il 75% della platea potenziale e il 19% non presenta l’Isee

di Gianni Trovati

Assegno unico a 5,3 milioni di famiglie, rischio taglio risorse

3' di lettura

L’assegno unico universale per ora costa meno del previsto. Ma almeno una parte dei fondi che si risparmiano tornerebbero utili per completare l’impianto di una delle riforme più profonde nelle politiche pubbliche di welfare, portata avanti dalla ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti. Dopo quattro mesi di rodaggio operativo, il sostegno per i figli che sostituisce detrazioni, assegni famigliari e bonus vari mostra numeri ormai piuttosto stabili, che offrono indicazioni importanti su caratteristiche e dimensioni della platea.

QUANTO PESA E DOVE VA L’ASSEGNO UNICO UNIVERSALE
Loading...

Di più a chi ha meno

Sul primo punto, l’impianto nettamente progressivo alla base della riforma regge alla prova dei fatti. Il 40% dell’aiuto pubblico è indirizzato alle famiglie che hanno presentato un Isee fino a 15mila euro. Nell’Italia dei redditi schiacciati verso il basso questo gruppo è certo il più numeroso, ma riceve anche un importo medio più alto: 194 euro a figlio a giugno, ultimo mese censito fin qui, contro i 179 euro della fascia immediatamente superiore (15-20mila euro di Isee), i 152 del terzo scaglione (20-25mila euro), i 119 del quarto e così via. Rispetto ai mesi precedenti le oscillazioni sono contenute nell’ordine dei centesimi.

Loading...

Gli importi effettivi arrivati alle famiglie confermano anche il favore riservato a chi ha più figli dai meccanismi di calcolo alla base dell’assegno: con tre figli, per esempio, l’importo medio è di 536 euro, cioè 4,18 volte i 128 euro riconosciuti a chi ha un figlio solo, mentre con sei figli si arriva a 1.572 euro, vale a dire 12,3 volte l’assegno al figlio unico. La progressione, insomma, è più profonda rispetto alla semplice moltiplicazione per il numero di figli.

Chi manca

I censimenti mensili realizzati dall’Inps, si diceva, delineano anche le dimensioni della platea dei destinatari. E qui le cose diventano un po’ più complesse. Dal debutto di marzo, l’assegno arriva a circa 5,2 milioni di famiglie, che contano 8,3 milioni di figli. Si tratta del 75% rispetto agli 11 milioni di figli che erano stati ipotizzati come beneficiari potenziali.

Non è una sorpresa, perché tutti gli interventi di welfare presentano una quota fisiologica di mancate adesioni, soprattutto quando essendo «universali» come l’assegno unico si rivolgono potenzialmente anche alle famiglie in condizioni di reddito e patrimonio migliori, a cui offrono comunque un aiuto più che simbolico.

L’assegno temporaneo introdotto in attesa della misura a regime per i lavoratori autonomi che non ricevevano i vecchi assegni famigliari, ricorda per esempio la relazione tecnica, ha raccolto un tasso di adesione discendente dall’85% al 65% con il crescere dell’Isee.

Incognita Sud

Le mancate richieste si intensificano al Sud. Come mai? Qualsiasi spiegazione unica rischia di essere azzardata e parziale. Ma un peso non irrilevante può essere attribuito alle diverse configurazioni socio-economiche e culturali dei territori, in una sorta di paradosso connaturato alle misure di welfare che faticano di più a diffondersi nelle aree in cui ce n’è più bisogno perché sono maggiori le sacche di esclusione ed è meno solida la cultura del servizio pubblico. Elementi come questo possono aiutare a spiegare il primato emiliano-romagnolo.

L’evasione

Ma c’è di più. Nel 19,8% dei casi (o, per essere più precisi, per il 19,8% dei figli) le famiglie che hanno fatto domanda hanno preferito non presentare l’Isee, ricevendo quindi l’assegno nella forma più leggera. La scelta è ovvia per chi sa di essere sopra i 40mila euro, e di avere quindi diritto all’importo minimo. Ma in questa condizione c’è meno di una famiglia su cinque.

Al netto dell’ostacolo procedurale, che si sta superando come mostra la diminuzione nel tempo dei richiedenti senza Isee (a giugno sono il 5,1% in meno rispetto a marzo), è facile ipotizzare una quota di famiglie che preferisce evitare di comunicare i dati all’Inps, stimando che il guadagno in termini di maggiore assegno unico non valga il rischio di esporsi ad accertamenti. Si tratta, in pratica, di uno dei rarissimi casi in cui la pratica dell’evasione si trasforma anche in un (parziale) risparmio per lo Stato.

Garanzia solo parziale

L’insieme di questi elementi, secondo i calcoli condotti dal Mef per l’assestamento di bilancio, fa risparmiare quest’anno 630 milioni di euro. A questi ritmi l’anno prossimo, quando l’assegno sarà in campo per tutti i 12 mesi, il “risparmio” salirebbe a 750 milioni. Che farne? Il decreto Aiuti-bis ha deciso di destinare questi fondi al caro-energia.

Ma un approccio più strutturale aiuterebbe l’assegno a risolvere almeno un problema: la clausola di garanzia che impedisce al nuovo sistema di essere peggiorativo rispetto ai vecchi assegni famigliari vale solo per tre anni ed è limitata alle famiglie con Isee fino a 25mila euro. Reindirizzare la mancata spesa all’assegno unico permetterebbe di ampliare la clausola evitando qualche brutta sorpresa dovuta solo a ragioni di copertura finanziaria.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti