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Assegno unico: slitta a marzo l’impatto sulla busta paga

Slitta da gennaio a marzo 2022 la partenza del nuovo sussidio per dare tempo ai lavoratori dipendenti di aggiornare o richiedere l’Isee. L’addio a detrazioni per figli a carico e Anf avrà impatto sui dipendenti

di Michela Finizio

Aggiornato il 05 novembre 2021, ore 14.00

Arriva l’assegno unico per i figli: ecco come funziona

6' di lettura

Slitta da gennaio a marzo 2022 la partenza del nuovo sussidio per dare tempo ai lavoratori dipendenti di aggiornare o richiedere l’Isee. L’addio a detrazioni per figli a carico e Anf avrà impatto sui dipendenti. Fino a quella data continuerà l’attuale “soluzione ponte” che mantiene in vita le detrazioni fiscali, i vecchi assegni familiari per i lavoratori dipendenti e il sostegno temporaneo erogato a partire dal luglio scorso per gli autonomi.

La notizia dello slittamento a marzo, anticipata dal quotidiano Avvenire, è stata confermata da fonti governative. Il via all’assegno unico e universale, infatti, dovrebbe ridisegnare le buste paga dei lavoratori dipendenti con figli e, in attesa della nuova misura che sostituirà quelle attualmente in vigore, l’addio a detrazioni fiscali e assegni al nucleo familiare avrebbe rischiato di avere un impatto immediato sullo stipendio mensile dei genitori beneficiari in attesa della nuova misura. Per questo motivo il Governo ha studiato un “passaggio morbido” al nuovo strumento dell’assegno unico, per evitare che le famiglie si trovino “scoperte”, anche solo per pochi mesi.

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La misura in arrivo

Potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri la prossima settimana, tra l’8 e il 14 novembre, il decreto legislativo che attua la legge delega 46/2021 per il riordino delle misure a sostegno delle famiglie, approvata a marzo dello scorso anno con voto unanime del Parlamento. A quel punto servirà solo il parere delle commissioni parlamentare competenti e della Conferenza unificata - da ottenere entro 30 giorni - per dare vita a quella che lo stesso premier Draghi ha definito una «riforma epocale».

I tempi sono stretti ed è necessario dare modo a uffici, consulenti, Inps, Caf e patronati di organizzare la gestione di una prestazione sociale che, a regime, coinvolgerà la totalità dei nove milioni di nuclei familiari con figli minori di 21 anni a carico. «Daremo tutto il tempo necessario - afferma Elena Bonetti, ministra per la Famiglia e le Pari opportunità - per presentare domanda, senza perdere gli arretrati. Accompagneremo la fase di transizione tra le vecchie misure e il nuovo assegno. È una misura storica che aumenta del 50% la spesa pubblica per la famiglia. Introduce uno strumento semplice che tiene conto dei carichi familiari e incentiva il lavoro femminile».

L’impatto sulle buste paga...

L’assegno unico arriverà quindi a partire da marzo, previa domanda ad hoc da presentare a partire da gennaio all’Inps. Gli importi saranno modulati in base all’Isee: 175-180 euro a figlio sotto i 15mila euro di Isee (250-260 dal terzo figlio in poi), che scendono progressivamente fino a 40-50 euro a figlio oltre i 40mila euro di Isee.

Dalle prime anticipazioni sul decreto attuativo, è confermato il superamento delle misure attualmente in vigore. Di conseguenza, l’altro lato della medaglia della riforma riguarderà le buste paga dei dipendenti, su cui i sostituti di imposta ogni mese applicano le detrazioni fiscali per i figli a carico, integrate con gli assegni al nucleo familiare (Anf), misure entrambe destinate ad essere sostituite dal nuovo assegno a partire da marzo 2022.

Basta fare un esempio per capire la portata del cambiamento: un genitore a tempo indeterminato con reddito superiore a quello del coniuge, due figli minori di cui uno con meno di tre anni (reddito da lavoro dipendente 22.750 euro, reddito familiare 40.700 euro), potrebbe trovarsi a rgime una busta paga più leggera di circa 293 euro a causa dell’eliminazione di circa 143 euro di detrazioni al 100% per i due figli a carico e 75 euro di Anf, maggiorati di altrettanti 75 circa per effetto del decreto ponte 79/2021.

«È plausibile - afferma Paola Mancini della Fondazione nazionale Consulenti del lavoro - che i beneficiari ricevano il nuovo sussidio con diversi mesi di ritardo. Oggi detrazioni e Anf vengono erogati direttamente in busta paga dal datore di lavoro, il quale provvede poi al recupero, con un meccanismo che consente al dipendente di fruirne immediatamente. In futuro, l’ente erogatore sarà l’Inps che rischia di non riuscire a corrispondere le somme in tempi rapidi, anche perché necessita prima dell’Isee». Il filtro dell’Isee, che tiene conto di molteplici variabili oggi “ininfluenti” sulle misure in vigore (immobili, giacenze su conti correnti, assicurazioni, mezzi di proprietà, e così via), rischia inoltre di «penalizzare i redditi familiari rispetto a quelli individuali a cui sono ancorate le detrazioni», aggiunge Mancini.

In base alle ultime simulazioni del ministero delle Finanze, il passaggio alla nuova misura dovrebbe risultare penalizzante per un numero ridotto di famiglie rispetto agli aiuti attualmente percepiti: a rischiare di “perderci” sarebbero poco meno di 200mila nuclei, e in questi casi, comunque, è prevista l’applicazione di una maggiorazione compensativa parziale che, per un certo periodo, verrà aggiunta all’assegno allo scopo di rimborsare la differenza.

«L’impianto disegnato è convincente e in futuro si potrà ammorbidire ulteriormente la progressività degli importi» afferma il deputato del Pd Stefano Lepri, primo firmatario della legge delega. «Metà delle famiglie - sottolinea - si posiziona sotto i 15mila euro di Isee e riceveranno l’importo massimo. E quattro quinti della platea, invece, si colloca sotto i 30mila euro di Isee e riceverà oltre 100 euro a figlio».

... e le soluzioni per la transizione

Gli sforzi ora sono tutti concentrati sul rischio di generare una discontinuità nel passaggio tra vecchie e nuove misure. Per gestire la transizione sono sul tavolo diverse ipotesi:

- per alcuni mesi, fino a marzo, resteranno in vita gli Anf per i lavoratori dipendenti (di fatto autorizzati fino a giugno 2022) e le detrazioni fiscali per i figli under 21 a carico;

- verrà prorogato di qualche mese, quindi, l’attuale schema degli assegni per i figli, per dare il tempo alle famiglie di dotarsi dell’Isee 2022 e fare istanza all’Inps; le erogazioni del nuovo strumento poi partiranno a partire dal mese di aprile 2022 (non è ancora chiaro se ci saranno “automatismi” o “meccanismi di conguaglio” per le platee che hanno già presentato istanza per le misure transitorie in vigore da luglio 2021, come autonomi, professionisti e disoccupati senza indennità che in questi mesi hanno già chiesto il sussidio-ponte previsto fino a dicembre dal Dl 79/21);

«Bisogna scongiurare - afferma Giovanni Angileri, coordinatore della Consulta nazionale dei Caf - eventuali perdite reddituali transitorie delle famiglie. Per questo chiediamo subito di incontrare l’Inps: se non organizziamo bene il servizio, rischiamo il caos. Non si può pensare di fare 9 milioni di Isee in un mese. Non abbiamo le strutture adeguate e neanche le risorse».

In breve

Il riordino

Al via dal 2022 la riforma delle misure per le famiglie

A regime l'assegno unico e universale per tutti i figli minori under 21 andrà a sostituire le seguenti misure attualmente in vigore: detrazioni fiscali per i figli a carico under 21; assegni al nucleo familiare e assegno temporaneo; bonus bebé; premio alla nascita; assegni al nucleo famiglie numerose. L'obiettivo è dare una leva unica, universale e strutturale al sostegno fiscale alle famiglie

GLI ESEMPI
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Gli importi

Quanto spetterà per ciascun figlio in base all'Isee

L'impianto prevede un assegno mensile fino a 175-80 euro per figlio minorenne, con un aiuto ulteriore da 80-90 euro dal terzo figlio in poi (gli importi, quindi, salirebbero a 240-250 dal terzo nato in poi). La cifra piena sarà assegnata ovviamente alle famiglie con Isee più basso (i conteggi puntano su una soglia intorno ai 15mila euro), ma il decalage disegnato dai calcoli tecnici sarà morbido al crescere di reddito e patrimonio. Fino a una coda universale che dovrebbe riconoscere 40-50 euro al mese da una certa di soglia di Isee in su.

I destinatari

Le maggiorazioni e i requisiti restrittivi

Sono previste maggiorazioni per le madri fino a 21 anni o per i figli disabili (per cui l'aiuto proseguirà oltre i 21 anni se a carico). Tra i beneficiari anche gli immigrati con permesso di soggiorno di almeno sei mesi (in linea con le pronunce della Corte Ue). L'aiuto si riduce per i figli fra 18 e 21 anni che rimangono a carico del nucleo familiare. In questo caso sarà però necessario che gli over 18 siano inseriti in percorsi di formazione, di avviamento al lavoro oppure nelle liste di collocamento. Per i percettori del reddito di cittadinanza le somme saranno depurate dalla quota di reddito collegata alla presenza di figli, con un meccanismo di sterilizzazione pensato per evitare un doppio sostegno alla medesima condizione

Le risorse

Quanto costa l'assegno e da dove arrivano i fondi

La spesa per il nuovo assegno universale sarà vicina ai 19 miliardi di euro all'anno. Sei miliardi sono aggiuntivi e arrivano dal Fondo per la riforma fiscale istituito dalla scorsa legge di bilancio; poco più di 6 miliardi attualmente destinati alle detrazioni Irpef per i figli a carico; 5 miliardi abbondanti oggi assorbiti dagli assegni al nucleo familiare; circa 370 milioni per gli assegni ulteriori riservati alle famiglie più numerose: 400 milioni con cui fino a quest'anno sono stati finanziati i bonus bebè; un miliardo di residui rimasti ancora parcheggiati nel Fondo per la famiglia della manovra 2020

In data 21 ottobre è stato modificato il grafico inserito qui in basso. In seguito ad alcune segnalazioni dei lettori abbiamo contattato la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro che ha elaborato per noi i due esempi di buste paga: gli autori hanno riconosciuto la presenza di alcuni errori negli importi. In particolare era stato invertito il valore delle detrazioni annuali per i figli a carico, cioè quella per il figlio minore di tre anni con quella per il figlio maggiore di tre anni. Ed era stato erroneamente calcolato l’importo dell’Assegno al nucleo familiare nel caso 2, prendendo come riferimento l’importo base attribuito alle famiglie con 4 componenti invece che tre. Ci scusiamo con i lettori per l’errore, ora corretto.

Riproduzione riservata ©

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