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Assegno unico per i figli maggiorenni: arriva la stretta Inps sui requisiti

Controlli mirati sulle quote destinate ai figli tra i 18 e i 21 anni per verificare i requisiti di accesso alla misura: un messaggio Inps precisa il tetto massimo di reddito da rispettare

di Michela Finizio

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4' di lettura

Sono circa 22.500 le domande di assegno unico messe in evidenza, per cui Inps ha richiesto documentazione aggiuntiva ai richiedenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di quote richieste per figli maggiorenni, dai 18 anni fino al compimento dei 21 anni, per cui è necessario verificare il possesso dei requisiti, su cui lo stesso istituto nel messaggio n. 1714 pubblicato il 20 aprile scorso ha fornito importanti chiarimenti.

Controlli ad hoc su 22.500 istanze

Si tratta di istanze per cui non è sufficiente l'istruttoria automatizzata, attraverso l’incrocio delle banche dati interne gestite da Inps: per lo 0,5% delle pratiche è stata chiesto ai cittadini di comprovare il possesso dei requisiti con documenti non reperibili in automatico dalla pubblica amministrazione.
Da inizio anno sono 7.259.181 i figli per cui è stato richiesto l’assegno unico e universale attraverso 4.497.281 domande pervenute all’Inps. E fino al 30 giugno i ritardatari potranno ancora fare domanda potendo ottenere tutti gli arretrati, calcolati a partire dal mese di marzo 2022.
La quasi totalità delle domande è stata elaborata in modo automatizzato, ma in alcuni casi - ad esempio per verificare il possesso dei requisiti dei maggiorenni - è necessario fare delle verifiche mirate.

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Requisiti ad hoc per l’assegno unico ai maggiorenni

L’assegno è riconosciuto anche per i figli maggiorenni a carico, fino al compimento dei 21 anni, purché al momento della domanda e per tutta la durata della prestazione ricorra almeno una delle seguenti quattro condizioni:
1) frequenti un corso di formazione scolastica o professionale, ovvero un corso di laurea;
2) svolga un tirocinio ovvero un’attività lavorativa e possieda un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro annui;
3) sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego;
4) svolga il servizio civile universale.

Per quanto riguarda la prima condizione, la circolare Inps n. 23 del 9 febbraio scorso ha chiarito che la frequenza o l’iscrizione va comprovata e il percorso di studi dev’essere riconosciuto, inclusi quelli di formazione professionale regionale o Ifts, l’iscrizione a un Its o a un corso di laurea. Il beneficio spetta altresì ai titolari di un contratto di apprendistato o di un tirocinio che rispetti le linee guida in materia.

Doppia soglia di reddito per chi non convive

In relazione alla seconda condizione, invece, il messaggio n. 1714 Inps del 20 aprile ha ricordato innanzitutto che il reddito complessivo ai fini Irpef è dato dalla somma di tutti redditi imponibili, al lordo degli oneri deducibili e di eventuali detrazioni spettanti (compresi quindi, ad esempio, i redditi da locazione). In secondo luogo, ha precisato le seguenti due casistiche:
- il figlio maggiorenne che convive con uno o entrambi i genitori, fa parte del nucleo familiare del genitore con il quale convive, a prescindere dal carico fiscale e non deve possedere un reddito complessivo ai fini Irpef superiore a euro 8mila euro.
- il figlio maggiorenne che non convive “viene attratto” nel nucleo familiare dei genitori se ha un’età inferiore a 26 anni, è a loro carico ai fini Irpef e non è, a sua volta, coniugato e/o con figli (nel caso in cui i genitori appartengano a nuclei familiari distinti sarà il figlio a scegliere a quale dei due nuclei appartenere).

In questo caso devono verificarsi congiuntamente le seguenti due condizioni:

● nel secondo anno solare antecedente, il reddito complessivo lordo del figlio maggiorenne non deve essere superiore alla soglia di 4mila euro;

● nell’anno di riferimento dell’assegno unico, il reddito complessivo lordo presunto non supera l’importo pari a 8mila euro.

In pratica, se il figlio maggiorenne vive già fuori casa, la soglia di reddito da rispettare è doppia: la prima (quella per rientrare nella definizione di figlio “a carico”) riferita al 2020, ipotizzando di fare istanza nel 2022; la seconda (quella richiesta dalla normativa sull’assegno unico) riferita all’annualità in corso, cioè al 2022. Con la precisazione che, nel secondo caso si tratta di un reddito presunto, non potendo sapere con certezza come si concluderà l’anno. Non è chiaro, infatti, cosa succede se poi tale seconda soglia dovesse essere superata a consuntivo, magari perché il figlio trova un lavoro ben retribuito in corso d’anno. In tal caso Inps potrebbe procedere chiedendo la restituzione degli importi riconosciuti, ma la verifica dovrebbe essere mirata.

Assegno unico, domande e risposte
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Stop alle detrazioni fiscali tra i 18 e i 21 anni

Si ricorda che per i figli maggiorenni, fino al 21esimo compleanno, non sono previste altre misure di sostegno. Se infatti non vengono rispettati i requisiti richiesti dall’assegno unico, se quindi il figlio a carico risulta “inattivo” o con un reddito superiore alle soglie appena descritte, ai genitori non vengono più riconosciute neanche le detrazioni fiscali per i carichi familiari. Queste ultime, infatti, riprendono solo in seguito al compimento del 21esimo anno.

Istanza da integrare con la maggiore età

Infine, il messaggio Inps del 20 aprile ricorda un altro aspetto importante per la continuità della prestazione una volta raggiunta la maggiore età. Se uno dei figli diventa maggiorenne in corso d’anno, quando si sta già percependo l’assegno unico, l’interessato può presentare istanza per riceverlo per conto proprio, come previsto dalla lagge. A quel punto è bene sapere che decade automaticamente la “scheda figlio” presente nella domanda del genitore. In alternativa, a partire dal mese di compimento del diciottesimo anno la domanda del genitore verrà messa in stato “Evidenza” per consentire l’integrazione delle dichiarazioni relative ai requisiti del figlio maggiorenne.

Al fine di garantire i pagamenti senza interruzioni, il genitore richiedente dovrà accedere alla sezione «Consulta e gestisci le domande che hai presentato», selezionare la “scheda” relativa al figlio neo maggiorenne, selezionare una delle condizioni alternative previste dalla norma per accedere alla prestazione. A quel punto la domanda integrata verrà posta nuovamente in istruttoria per le necessarie verifiche. Tale integrazione sarà possibile solo fino alla fine dell’anno di riferimento della prestazione e cioè fino al 28 febbraio dell’anno successivo.


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