ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso la legge di Bilancio

Assegno unico verso il restyling: meno peso all’Isee, avanti tutta sul quoziente familiare

L’ipotesi nel suo complesso punterebbe a depotenziare l’indicatore come parametro per la quantificazione dell’assegno

di Flavia Landolfi

L'assegno unico a oltre 5 milioni di famiglie

3' di lettura

La ministra Roccella lo ha annunciato qualche giorno fa sulle pagine del Sole24Ore: l’assegno unico andrà riformato nell’ottica di premiare le famiglie più numerose «che in generale - dice - fino a oggi sono state maltrattate dal Fisco». Secondo la titolare del ministero della Famiglia, natalità e pari opportunità, è il meccanismo alla base dell’assegno a non funzionare. In altre parole l’Isee, che non avrebbe garantito i nuclei con più figli.

La riforma

Il treno normativo è la legge di Bilancio: è lì che si potrebbe giocare una prima manche della partita che secondo fonti di governo potrebbe però essere articolata in più fasi. L’ipotesi nel suo complesso punterebbe a depotenziare l’Isee come parametro per la quantificazione dell’assegno. Al suo posto potrebbe entrare in scena il quoziente familiare: e dunque il rapporto tra reddito e componenti del nucleo. Un primo accenno della discesa in campo del nuovo criterio è contenuta nel dl Aiuti-quater dove presumibilmente detterà legge in merito alla deroga dell’incentivo per le villette fino a marzo 2023.

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Per il governo dovrà quindi essere trovato un altro meccanismo, dal momento che secondo Roccella «circa un milione di potenziali beneficiari ha scelto di rinunciare all’assegno». Del resto quello del sostegno alle famiglie è stato un cavallo di battaglia anche della premier Giorgia Meloni che nel programma di governo lo aveva indicato tra gli interventi con corsia preferenziale.

Vedovi e orfani
C’è poi la questione degli assegni decurtati ai vedovi per i figli. La sorpresa arrivata sui conti correnti per queste categorie di beneficiari nasce dal mancato riconoscimento di una maggiorazione concessa a due genitori lavoratori: con la scomparsa di uno, svanisce anche il “premio”. E insomma, oltre al danno la beffa. Ma fonti del ministero del Lavoro rassicurano: “Interverremo presto per porre rimedio a queste situazioni”, dicono. E più in generale all’impianto dell’assegno unico ma sempre con un occhio rivolto ai conti. Il capitolo energia assorbirà, come è noto, la gran parte delle risorse della legge di Bilancio. E dunque dove saranno recuperate le risorse?Tutto da capire ma quel che è certo è che non saranno i residui di cassa a finanziare le grandi manovre.

Identikit della misura

Entrato in azione a marzo di quest’anno, l’assegno unico universale (Auu) ha assorbito altri istituti come il bonus nascita, l’assegno di natalità, l’assegno temporaneo e infine quello destinato ai nuclei con almeno tre figli. Beneficiari sono i nuclei familiari con figli minorenni a carico dal 7 mese di gravidanza ai 21 anni se studenti o senza lavoro, oltre che figli disabili senza limiti di età. La misura è su domanda e viene corrisposta tramite bonifico bancario direttamente dall’Inps sui conti correnti delle famiglie. Viene calcolata sulla base dell’Isee, mentre per i soggetti che percepiscono il Reddito di cittadinanza viene stabilita in automatico e corrisposta contestualmente.

I dati dei primi nove mesi

A prendere le misure del nuovo istituto ci pensa l’Osservatorio statistico che conteggia le domande a partire da gennaio e fino a settembre e i conti per le erogazioni a partire da marzo. Vediamoli. Nei primi nove mesi del 2022 sono pervenute 5.982.892 di domande di Auu, riferite a 9.176.144 figli per un totale di 8,9 miliardi di euro. Con riferimento al mese di settembre, il 47% dei figli raggiunti dalla misura si concentrano al Nord con importi medi più modesti avendo livelli di Isee più elevato, mentre al Sud vi è una minore consistenza di beneficiari (34%) con importi medi mensili mediamente più alti determinati da Isee più bassi. L’importo medio per figlio calcolato sul lungo periodo (marzo-ottobre) è pari a 145-146 euro a minore, mentre l’importo medio per richiedente varia dai 232 ai 234 euro. Nel mese di settembre la quota più alta di percettori di assegno unico apparteneva alla fascia di reddito più bassa, quella al di sotto della classe 15mila euro di Isee: si è trattato di 3.899.161 tra bambini e ragazzi con un importo medio ad assegno di 195 euro. La regione più “attiva” tra marzo e settembre scorsi è stata la Lombardia, con 932.349 domande corrispondenti a più di 1,5 milioni di minori. Nel caso di percettori del Reddito di cittadinanza la spesa effettiva complessiva risulta di 406 milioni di euro, erogati mediamente a circa 349.291 nuclei al mese con riferimento mediamente a 575.377 figli al mese. L'integrazione media per nucleo risulta pari a 166 euro al mese, mentre l'importo per ciascun figlio è stato di 101 euro.



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