ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAl via i conguagli

Assegno unico, importi ridotti per un milione di minori con un solo genitore

Inps conferma di aver iniziato a ottobre i primi conguagli sugli importi dell’assegno unico: coinvolti i nuclei monogenitoriali a cui è stata tolta la maggiorazione per i genitori con due redditi

di Michela Finizio

Assegno unico, in cinque mesi erogati oltre 6 miliardi

3' di lettura

L’assegno unico del mese di ottobre è stato ridotto, rispetto alle mensilità precedenti, a circa un milione di famiglie monogenitoriali. A raccogliere centinaia di segnalazioni dai propri associati è stata l’associazione di volontariato «Una Buona Idea» a tutela delle famiglie di vedove e orfani, nata per difendere i diritti civili di questi nuclei. Ma sono coinvolti numerosi genitori che da soli curano i propri figli, per le più svariate ragioni (genitore unico, vedovo o con figlio non riconosciuto), e il loro sconcerto trova sfogo anche nella pioggia di commenti sulla pagina Facebook «Inps per la famiglia».

Il riconoscimento della maggiorazione

Il motivo ufficiale non è stato comunicato ai diretti interessati, ma la riduzione dell’importo riguarda la maggiorazione prevista dall’articolo 4, comma 8 del decreto legislativo n. 230/2021, percepita fino allo scorso mese da molti di questi nuclei monogenitoriali: in base alla norma, «nel caso in cui entrambi i genitori siano titolari di reddito da lavoro, è prevista una maggiorazione per ciascun figlio minore». Questa maggiorazione è pari a 30 euro con Isee pari o inferiore a 15mila euro e si riduce gradualmente fino ad annullarsi con Isee pari o superiore 40mila euro.

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Questo importo, che può arrivare fino a 60 euro mensili con due figli a carico, inizialmente era stato riconosciuto anche ai genitori soli che, al momento della domanda, dichiaravano di lavorare e di averne diritto (seppur in assenza di un secondo genitore con un secondo reddito). E ad aver richiesto la maggiorazione sono in tanti, sia tramite patronato che compilando la domanda online, spinti dall’opinione diffusa che la normativa - così scritta - rappresentasse una discriminazione nei confronti di chi può contare su un solo reddito da lavoro. È il caso di Irene, rimasta vedova l’estate scorsa, con due figli, che da ottobre riceve 54 euro in meno. Oppure di Sara, madre sola con un figlio, il cui assegno è passato da 218 a 204 euro. «I nostri associati ci chiedono chiarimenti sul perché l’assegno unico di ottobre preveda il pagamento di un importo più basso rispetto alle mensilità precedenti», fa sapere la portavoce dell’associazione.

Al via i conguagli: somme non spettanti da restituire

La decurtazione, fa sapere l’Inps, è legata al disconoscimento della maggiorazione che spetta solamente ai nuclei familiari in cui entrambe i genitori siano titolari di reddito da lavoro. L’istituto procederà, di conseguenza, a compensare gli importi non spettanti percepiti finora sulle rate successive. Una procedura obbligata: in assenza di una modifica del testo normativo, non è possibile riconoscere la maggiorazione anche a queste famiglie.

Si tratta, in pratica, dei primi conguagli che prevedono la restituzione di importi percepiti indebitamente. Con il rischio che nelle prossime mensilità vengano decurtate ulteriori somme erogate e non spettanti.

Le reazioni dei genitori coinvolti

«Un vero e proprio paradosso, se consideriamo la condizione di maggior vulnerabilità in cui si ritrovano i nuclei mono-genitoriali», commentano i genitori coinvolti. «Un comportamento anticostituzionale che, secondo nessuna ratio normativa, considera ancor una volta le famiglie mono-genitoriali di serie B. Ci riserviamo di adire alle vie legali», fanno sapere.

Molti genitori segnalano che la frase riportata nel modulo per la richiesta dell’assegnazione della maggiorazione a gennaio recitava la seguente frase: «Si richiede la maggiorazione perché il genitore è titolare di reddito da lavoro», senza alcun riferimento ad «entrambi» i genitori, facendo intendere che anche in caso di genitore unico spettasse la maggiorazione. L’Inps successivamente ha corretto e sistemato questa voce, in cui oggi si legge: «Selezionare questa opzione se entrambi i genitori sono titolari di reddito da lavoro al momento della presentazione della domanda. Qualora questa condizione venga meno durante il periodo di fruizione dell’assegno, occorre darne tempestiva comunicazione modificando la domanda nella sezione Consulta e gestisci le domande presentate». Ma in molti nel frattempo hanno percepito gli importi non spettanti, solo oggi ricalcolati.

La platea dei nuclei monogenitoriali

In base agli ultimi dati Istat, riferiti al 2021, i nuclei monogenitoriali sono in tutto 2,92 milioni (di cui circa 2 milioni con un solo figlio a carico). Ad essere interessati dal conguaglio attualmente in corso sull’assegno unico sono principalmente i 1 milione e 82mila genitori superstiti (rimasti vedovi/e) e tutti i genitori soli. Così le mamme sole (nell’86% dei casi) rischiano di trovarsi penalizzate anche rispetto al precedente regime delle detrazioni per i figli a carico e degli Anf, in certi casi più conveniente.

Per quanto riguarda, invece, i genitori separati o divorziati oppure che non hanno più legami ma condividono la patria potestà del figlio, dipende tutto dall’Isee: se entrambe figurano ancora nel nucleo del figlio, seppur come “componenti attratte” oppure perché versano l’assegno di mantenimento, il loro status lavorativo dovrebbe rilevare ai fini della maggiorazione. Ma forse queste situazioni andrebbero chiarite più nel dettaglio con una circolare esplicativa, per evitare fraintendimenti.


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