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Assegno unico, ingorgo per l’Isee e rischio boomerang per chi riceve il reddito di cittadinanza

Il nuovo aiuto per le famiglie potrebbe abbattere il contributo per 1,22 milioni di nuclei in povertà

di Michela Finizio

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3' di lettura

Per far decollare l’assegno unico a luglio è necessario superare rapidamente alcuni ostacoli. Mentre gli uffici tecnici lavorano per far quadrare gli importi, per evitare di scontentare qualcuno con il passaggio al nuovo strumento, l’attuazione della legge delega 46/2021 impone al Governo di prendere anche altre importanti scelte che hanno un impatto sulle famiglie, ma anche sulle imprese.

La corsa all’Isee: rischio ingorgo nei Caf

Innanzitutto è difficile immaginare che tutte le 7,6 milioni di famiglie con figli under 21 beneficiarie del nuovo assegno riescano a dotarsi entro luglio dell’Isee, l’indicatore della situazione economica del nucleo a cui sarà ancorato il nuovo contributo. I centri di assistenza fiscale sono già sotto pressione e la stagione dichiarativa è alle porte.

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«Il 10 maggio - dice Giovanni Angileri, coordinatore della Consulta nazionale dei Caf - l’agenzia delle Entrate metterà online le dichiarazioni precompilate e noi apriremo la nostra la campagna fiscale. In questa fase un eventuale boom di richieste di Isee dovuto all’avvio dell’assegno unico potrebbe sicuramente creare qualche difficoltà, se non programmato per tempo. Con il rischio che alcuni “faccendieri” non qualificati improvvisino servizi simili ai nostri, utilizzando il Pin Inps del contribuente».

Al 15 di aprile i Caf avevano già inviato oltre 5 milioni di pratiche per l’Isee 2021, con un incremento del 23% rispetto ai primi mesi del 2020 (complice anche il lockdown che l’anno scorso bloccò gli uffici per tutto il mese di marzo). «Si tratta più della metà di tutte le pratiche inviate l’anno scorso e le prestazioni che richiedono l’Isee sono in continua crescita».

Da scongiurare l’effetto boomerang per chi riceve l’Rdc

A fondarsi sull’Isee è anche il reddito di cittadinanza che, in qualche modo, dovrà “dialogare” con l’assegno unico universale. La legge delega fissa la compatibilità tra le due misure, una di contrasto alla povertà e l’altra pensata per sostenere le famiglie con figli e promuovere la natalità. Il punto chiave è capire se e in che modo l’assegno unico andrà a integrare il reddito familiare e, di conseguenza, a ridurre l’importo del reddito di cittadinanza per i nuclei beneficiari con figli. Ad avere diritto ad entrambe le misure, secondo le stime, sono circa 1,22 milioni di famiglie.

Nulla vieta che le due misure coesistano, sommandosi l’una all’altra, ma va deciso. Un’altra ipotesi, esaminata dal gruppo di ricerca Arel, Fondazione E. Gorrieri e Alleanza per l’Infanzia, potrebbe essere eliminare per queste famiglie la quota di Rdc legata alla presenza di minori (in base alla scala di equivalenza, che moltiplica l’importo base per 0,2 per ogni figlio minore). In questo caso il risparmio sarebbe di circa 870 milioni di euro sulla spesa totale annua.

L’integrazione delle piattaforme Inps

Fatto sta che, una volta prese le decisioni, queste poi vanno messe a terra: bisognerà trovare il tempo per adeguare le piattaforme per l’erogazione e il monitoraggio delle singole misure. E ancora non è chiaro se a erogare l’assegno unico sarà l’Inps oppure se sarà un credito d’imposta da poter riconoscere tramite i sostituti di imposta (quindi “adeguando” le buste paga gestite dalle imprese) e poi, a conguaglio, in dichiarazione dei redditi.

A luglio, inoltre, scadono gli assegni al nucleo familiare oggi in vigore e, come ogni anno, andrebbe riproposta la domanda: in caso di rinnovo transitorio fino a fine 2021, eventuali ritardi nelle decisioni potrebbero mettere a rischio la continuità della prestazione.

Il contributo a carico dei datori di lavoro

Dall’Inps, infine, un ultimo monito: a contribuire ai 4,7 miliardi oggi impiegati per gli Anf (domani destinati alla copertura dell’assegno unico e universale) sono per circa 2 miliardi i datori di lavoro. Se non lo faranno più, per non creare uno squilibrio tra lavoro dipendente e autonomo (quest’ultimo senza ritenute), bisognerà finanziare il taglio del cuneo e questi 2 miliardi andranno fiscalizzati.

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