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Assemblea di Confagricoltura, Giansanti: «Centrale unica europea per i fertilizzanti»

Il presidente dell’associazione agricola propone l’acquisto centralizzato dei prodotti per assicurare una equilibrata distribuzione geografica dei prodotti

di Giorgio dell'Orefice

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4' di lettura

Un fondo unico europeo per l’acquisto centralizzato dei fertilizzanti. Una sorta di “equivalente agricolo” del tetto al prezzo del gas e una misura in grado di calmierare i prezzi nel settore dei mezzi tecnici per l’agricoltura fermando la corsa all’accaparramento che si è scatenata sul mercato mondiale dei prodotti chimici per l’agricoltura.

È una delle proposte emerse a Roma dall’assemblea di Confagricoltura, l’associazione degli imprenditori agricoli italiani. «La mancanza di tali prodotti sul mercato causata dal conflitto visto che Russia e Ucraina ne sono i principali produttori mondiali – ha spiegato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – sta provocando grandi tensioni con una corsa all’accaparramento da parte dei paesi che hanno maggiori disponibilità finanziarie. Uno scenario che a breve potrebbe penalizzare per prime le aree meno sviluppate del mondo ma che invece, in prospettiva, potrebbe provocare difficoltà ad ampio raggio a causa di una minore produzione agroalimentare. Bisogna correre ai ripari con un meccanismo, come appunto un fondo unico europeo per l’acquisto centralizzato dei fertilizzanti, che potrebbe garantire un maggior potere contrattuale agli acquirenti calmierando i prezzi e, in secondo luogo, assicurare una più equilibrata distribuzione geografica dei prodotti. Siamo ancora immersi in uno scenario eccezionale condizionato dalla guerra, occorre mettere in campo strumenti straordinari per fronteggiare le relative criticità».

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«Il vero faro che dove orientare le scelte di politica economica – ha commentato il presidente di Confindustria, Carlo Bononi – deve essere la crescita. La crescita della nostra economia. E anche in agricoltura occorre adottare misure che vadano nel senso della crescita. Nella legge di Bilancio tutto ciò che non è dedicato alla compensazione dei costi energetici va dirottato sulla crescita delle imprese industriali come di quelle agricole. Solo con la crescita è infatti possibile creare ricchezza poi successivamente da redistribuire».

D’altro canto, il tema della scarsità dei fertilizzanti a livello globale con possibili conseguenze negative sia sui volumi di produzione agroalimentare globale che sulla qualità degli alimenti era stato al centro del recente vertice G7 in Indonesia dello scorso novembre.

«La guerra – ha aggiunto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida – ci ha costretto a prendere coscienza di alcuni aspetti che davamo per scontati. E cioè dei rischi di delegare ad altri alcune produzioni sensibili come quella energetica, in primo luogo, ma anche quella di fertilizzanti o di materie prime agricole come i cereali. Nessuno è favorevole in linea di principio alla chimica in agricoltura. Ma bisogna fare i conti con la realtà e cioè che al momento, in assenza di alternative, i fertilizzanti sono l'unico strumento in grado di assicurare la produttività di cui abbiamo bisogno». «La guerra – ha concluso il presidente di Confagricoltura, Giansanti – ha spostato l'attenzione dalle tematiche della food safety a quelle della food security».

«Ci muoveremo anche sul fronte del Pnrr perché la nostra intenzione è renderlo più aderente alle attuali aderenze del comparto, penso ad esempio al tema della meccanizzazione e al rinnovo del parco macchine agricole dove vogliamo coniugarlo allo svecchiamento del parco esistente con la tutela dell’industria nazionale – ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio –. Riteniamo importante lavorare in Ue per la rimodulazione della riduzione degli agrofarmaci per scongiurare la possibilità di dovere ricorrere paradossalmente all’approvvigionamento da nazioni che non rispettano le nostre stesse regole».

«Occorre investire di più per il made in Italy altrimenti si perde in competitività. Occorre destinare più risorse alle misure in grado di sostenere la crescita del Pil, da cui dipende anche la tenuta dei conti pubblici e dell’occupazione. Ancora non è chiaro il nuovo assetto che emergerà dalle crisi in atto e sono incerte le prospettive della globalizzazione ma risulta già evidente che la copertura del fabbisogno di prodotti essenziali non può più essere affidata a terzi», ha aggiunto Giansanti nella seconda giornata dell’assemblea.

«Il governo tedesco – ha proseguito – ha varato un programma di sostegni pubblici per 200 miliardi mentre le Pmi francesi per tutto il 2023 riceveranno un aiuto che coprirà almeno il 20% delle spese energetiche. In questo modo si è creata una situazione di disparità competitiva tra le imprese che mette a rischio il regolare funzionamento del mercato unico. L’unica soluzione è investire per rafforzare l’agricoltura italiana altrimenti a pagare un prezzo salato sarebbe l’intero Paese».

La crisi energetica non sarà di breve durata, i prezzi dell’energia non torneranno in tempi brevi sui livelli pre-crisi, l’inflazione è destinata a rallentare ma il prossimo anno secondo le stime Bce sarà ancora al 6%. «In questo scenario – ha aggiunto Giansanti – tutta l’attenzione dovrà essere rivolta agli interventi in grado di sostenere l’attività economica, l’occupazione e la capacità di spesa dei consumatori. Le misure per contenere il caro bollette sono ancora una scelta del Governo che va necessariamente prorogata come sono urgenti provvedimenti a sostegno della liquidità delle imprese. Sono necessarie quindi scelte opportunte e di buon senso che vadano nella direzione della crescita economica, delle infrastrutture per connettere l’agricoltura italiana con il mercato internazionale, dei trasporti, dello sviluppo degli impianti fotovoltaici ed eolici che riteniamo assolutamente compatibili con il potenziale produttivo dell’agricoltura. Senza investimenti, insomma, non sarà facile uscire dalla crisi attuale».

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