L’intervista a

«Asset strategico per la crescita»

di Andrea Marini

2' di lettura

«Questo polo sarà non soltanto una opportunità di sviluppo per le imprese e di crescita per i giovani del territorio. Garantirà un grande ritorno di immagine per tutta la città. Dimostrerà che Roma e il Lazio non sono solo servizi, turismo e pubblica amministrazione, ma hanno anche un forte comparto industriale ad alta tecnologia». Angelo Camilli, presidente di Unindustria Lazio, è stato un convinto sostenitore della necessità di dotare la regione di un proprio politecnico. E ora il progetto ha preso forma nella partnership che dovrà sviluppare il Rome Technopole.

Come mai Unindustria ha deciso di impegnarsi in questa iniziativa?
Come associazione da sempre ci occupiamo del rapporto tra università e tessuto produttivo. C’è un disallineamento tra imprese e atenei. Un problema che diventa più grande in un momento dove è in corso un fortissimo cambiamento anche a seguito dell’emergenza sanitaria. C’è poi un problema relativo alla spesa per ricerca, dove anche il mondo privato si deve impegnare di più, e una difficoltà nel trasferimento tecnologico. La conseguenza di tutto questo è una minore capacità brevettuale. Si aggiunge poi la necessità di valorizzare le fortissime competenze che ha la nostra regione in tre aree tematiche fondamentali, coerenti con le missioni del Recovery plan.

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Con i politecnici già presenti al Nord era proprio necessaria una struttura simile a Roma?
La struttura avrà una specializzazione coerente con le eccellenze del nostro territorio. Nel farmaceutico, come regione siamo al primo posto per export (il 39% del totale nazionale), con un comparto produttivo di livello assoluto sia nel confronto nazionale che internazionale. Altro settore in cui primeggiamo è il digitale: Roma ha il 17% degli addetti nazionali, in pratica allo stesso livello di Milano. E come Lazio pesiamo per il 51% sulle esportazioni del settore. Roma poi ha il primato di addetti nel comparto energetico, il 13% del totale nazionale. C’è una domanda importante in questi tre settori e c’è spazio per l’offerta formativa.

Il progetto è molto ambizioso, non teme che si areni nei meandri della burocrazia italiana?
Noi abbiamo elaborato un progetto presentato al ministero, che poi dovrà essere sottoposto a selezioni. Siamo fiduciosi del fatto che sia una iniziativa molto buona di partenariato pubblico-privato, con tempi di realizzazioni coerenti con il Recovery plan. Tra l’altro non sono previste nuove costruzioni, quindi la sede potrebbe essere a disposizione in tempi non lunghi.

In autunno ci saranno le amministrative a Roma. Cosa chiederete al nuovo sindaco?
Il prossimo sindaco di Roma dovrà sostenere questa iniziativa, sia nella fase progettuale che in quella di realizzazione. Lo chiederemo già ai candidati che incontreremo. Insieme al Giubileo del 2025 e alla candidatura per l’Expo 2030 sarà tra i grandi asset che influenzeranno lo sviluppo della città e della regione nei prossimi 10 anni.

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