tragedie del mare

Assideramento, così il mare uccide i migranti

di Jacopo Giliberto

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2' di lettura

Nella maggior parte dei casi i naufraghi muoiono non per affogamento ma per assideramento. L’acqua del mare continua a sottrarre calore al corpo immerso, fino a esaurirlo e a ucciderlo. Che si abbia il salvagente oppure no.
Nei mari nordici se il mare è più freddo di 10 gradi si sopravvive pochi minuti, nel Mediterraneo d’estate si può resistere qualche ora. Così, assiderati, potrebbero essere morti i circa cento migranti finiti in mare di fronte alla costa libica.
L’assideramento o ipotermia è l’effetto della sottrazione continua di calore dal corpo; l’organismo brucia l’energia nel tentativo di mantenere la temperatura fino a spegnersi.

Non disperdere calore
L’acqua è un potente scambiatore di calore, e difatti viene usata negli impianti di raffreddamento o nei circuiti termici. Il corpo umano che vi è immerso cede rapidamente al mare il suo calore. Il cuore comincia a perdere colpi. Un sonno inestinguibile. L’organismo si spegne e si lascia andare fino a scomparire sott’acqua, o a galleggiare come un manichino inerte appeso al salvagente.
Per aumentare il tempo di sopravvivenza e consentire il soccorso non bisognerebbe agitarsi, non cercare di “scaldarsi” con il movimento; al contrario, gli esperti raccomandano una posizione raccolta e “chiusa” per ridurre le dispersioni di calore.

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Pochi minuti di vita
Nei mari artici, o d’inverno nei mari nordici, un uomo caduto in acqua sopravvive attorno ai 5 minuti. Un indumento pesante riduce la dispersione di calore e allunga i tempi di sopravvivenza attorno alla ventina di minuti, e per questo motivo spesso i marinai del Nord Europa in navigazione indossano maglioni pesanti: in caso di caduta in acqua, dal momento dell’allarme «uomo in mare» i tempi di manovra e ricupero richiedono appunto quei venti minuti di sopravvivenza consentiti dall’indumento di lana fitta.

Il Mediterraneo
Nel Mediterraneo la sopravvivenza all’assideramento varia molto secondo la stagione e le condizioni del mare. Un mare agitato, che costringe a sbracciarsi e a perdere calore, è più insidioso di un mare fermo. Un mare aperto e profondo, percorso da correnti fredde, è più pericoloso di un’area ristretta e calma.
D’inverno il naufrago nel Mediterraneo può resistere da pochi minuti fino a quasi un’ora; nell’estate più piena si può resistere anche una giornata. Nel mare profondo della Libia in prima estate la temperatura ancora fresca consente una sopravvivenza di pochissime ore.

Rischi sottovalutati
Sono stati rilevati casi di morte per assideramento anche con l’immersione parziale di un arto, come può accadere nel caso di una gamba rimasta incastrata a lungo tra i sassi di un ruscello alpino gelato.
Per studiare il salvataggio dei piloti della Luftwaffe abbattuti sul mare, nei campi nazisti di concentramento e di sterminio si condussero esperimenti terrificanti di assideramento dei prigionieri, immersi in vasche di acqua e ghiaccio.

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