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Assiom Forex, gli operatori: recessione ormai certa in Europa

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4' di lettura

La crisi con cui si è aperto il 2019 rappresenta una vera e propria recessione in Europa. È quanto emerge dal sondaggio sul futuro dei mercati finanziari realizzato in diretta tra gli operatori associati del 25esimo congresso Assiom Forex a Roma. Il pubblico ha avuto la possibilità di votare nel corso della tavola rotonda, moderata dal direttore del Sole 24 Ore-Radiocor, Fabio Tamburini, dedicata proprio alle sfide sulla crescita e le difficoltà legate al rischio Paese.

Oltre i due terzi dei votanti (il 65% contro il 35%) è convinto che la crisi delle economie europee significhi ormai recessione. Un pessimismo che arriva dopo la «gelata» sul Pil italiano, negativo per due trimestri consecutivi. Le speranze del sondaggio, invece, sono tutte dedicate a Piazza Affari: una maggioranza schiacciante (l’80%) afferma che ci sia spazio per una crescita del numero delle società quotate in Borsa. L’altro tema importante sono le banche, alle prese con le regole europee e il nodo degli Npl: il 61% dei votanti vede il 2019 come l’anno giusto per un nuovo round sul fronte delle aggregazioni tra gli istituti di credito, anche se il 54% è convinto che il mondo del risparmio gestito non abbasserà le commissioni, che in Italia - è bene ricordarlo - restano le più elevate d’Europa.

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Sullo sfondo, però, restano i grandi temi internazionali - Brexit e dazi - che pesano sul rallentamento delle economie mondiali. Qui l’auspicio degli operatori è duplice: da un lato il 67% di loro auspica che non si arrivi a una rottura con la Ue, rinviando la Brexit in attesa di un accordo (solo il 33% preferirebbe il “no deal”). Intesa che invece i partecipanti al sondaggio vedono come possibile tra Usa e Cina, alle prese da mesi con una guerra commerciale dagli esiti incerti, ma per la “pax” occorrerà tempo (secondo il 69%), mentre solo il 15% scommette su un accordo in tempo rapidi e il 16% teme che il conflitto commerciale, per ora, andrà avanti.

Rete unica
Alla tavola rotonda ha partecipato anche l’ad di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio
Palermo che si è dichiarato «a favore della rete unica» delle tlc: «Auspichiamo che gli operatori collaborino fra loro». Una frase ch arriva dopo l’apertura dell’ad di Tim Gubitosi a Open Fiber (Cdp è azionista di entrambi i gruppi) che ha
ricordato come la «banda ultra larga» sia un fattore di sviluppo del Paese. «C’è una norma del governo approvata dal Parlamento» ha aggiunto «che favorisce le aggregazioni» e «auspichiamo che gli operatori si confrontino».

Il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera ha parlato invece delle prospettive di crescita del Paese. «Non è che noi non siamo consapevoli rischi al ribasso - ha detto -. Ci sono ma tuttavia ci sono elementi che ci lasciano fiduciosi che si tratti di rallentamento transitorio e che in corso anno si riveda il ritorno del ciclo su valori positivi per chiudere l'anno con un tasso di crescita positivo».

Manovra e debito
La manovra economica, ha spiegato il dg di Via XX Settembre, «per quanto rivista, resta espansiva e dovrebbe avere un effetto di controbilanciamento di una situazione economica più complessa». Per Rivera, inoltre, «non c’è un rischio di controllo del debito. Il nostro debito resta ampiamente sostenibile in un orizzonte di medio-lungo periodo; è confermato dalle nostre proiezioni dalle analisi di sensitività che facciamo per verificare il trend di debito». Inoltre il bilancio statale «ha una sicurezza intrinseca» e «la nostra politica di bilancio è costruita su basi conservative»: il dg del Tesoro ricorda come il tasso di crescita indicato «Non è l’1% ma lo 0,6% dello scenario base». «Per il 2019 abbiamo un biffer (cuscinetto, ndr) e ci sono anche meccanismi di monitoraggio sul deficit».

Clausole di salvaguardia e investimenti
Sui conti pubblici grava però l’incognita delle clausole di salvaguardia che, se scattassero, porterebbero a un drastico aumento dell’Iva nel 2020. «Sarebbe opportuno - dice Rivera - che con il Def si desse qualche elemento di chiarezza in più» su come il Governo intende intervenire . «L’indicazione politica chiara è stata già data sul fatto che quelle clausole saranno disattivate - ha ricordato - ma è chiaro che, quando le clausole hanno queste proporzioni, qualche preoccupazione è legittimo averla». Ma pr colmare il gap con altri Paesi europei l’Italia deve in primo luogo «dare priorità agli investimenti. Occorre recuperare quantomeno i livelli che avevamo qualche anno fa. Eravamo al 3% del Pil e ora siamo sotto il 2%».

Lo stato dei Npl
Il direttore generale del Tesoro, in un’intervista a Radiocor, aveva parlato anche della situazione delle banche: «Come ha confermato anche oggi il governatore di Bankitalia Visco dando i dettagli, la situazione sulla qualità degli attivi delle banche è in costante miglioramento, i crediti problematici sono in diminuzione».

Infrastrutture
Di infrastrutture ha parlato anche Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria Lazio, che ha lanciato una proposta: «Ci sono 24 miliardi di opere già finanziate con soggetti pronti a partire. Noi abbiamo proposto di nominare dei commissari ad acta per accelerare il processo burocratico-amministrativo e perché ci sia una spinta immediata alla crescita».

Gli attori del digitale
Per spingere sulla crescita, ha detto l’amministratore delegato di Engineering, Paolo Pandozy, nel suo intervento alla tavola rotonda, «la digitalizzazione e il reshoring, cioè il fenomeno del ritorno nel Paese di origine di imprese che hanno delocalizzato, sono due delle opportunità principali che ha l’Italia». «Ritengo che, soprattutto in aree che hanno una scarsezza di infrastrutture, un Paese dovrebbe investire sugli attori del digitale, i soggetti che propongono: per creare posti di lavoro a noi serve solo un personal computer e nel nostro mestiere trasformiamo una materia prima che è l’intelligenza e la trasformiamo in prodotti e servizi. Ma per fare questo serve cultura».

Il peso dell’incertezza
«La grande incertezza generata dalla manovra di bilancio è il nodo da sciogliere». È l’opinione del direttore generale di Iccrea Banca, Leonardo Rubattu. «Di fronte all’incertezza si ferma tutto», nota il banchiere del credito cooperativo ricordando come l’ampliamento dello spread abbia un duplice effetto negativo per le banche: da un lato in termini di costo della raccolta e dall’altro per la chiusura nell’accesso ai mercati.

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