ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAgroindustria

Assitol: per produrre di più con materie prime italiane si deve rivedere il Green Deal

Le conclusioni dell’industria oleria e dei semilavorati per la panificazione, condimenti spalmabili, lievito da zuccheri, agroenergie e biodiesel in seguito a una ricerca Nomisma commissionata in occasione del 50esimo anniversario dell’Associazione

di E.Sg.

Forti aumenti per l’olio di semi sono dovuti alla crisi ucraina

2' di lettura

Dall’olio d’oliva ai cereali, fino ad agroenergia e biodiesel, l’Italia può e deve produrre di più ma per farlo è necessario rivedere in sede europea il Green Deal. Lo evidenzia Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia e delle imprese che operano nel settore delle materie grasse e dei prodotti derivati, in occasione del suo cinquantesimo anniversario. La non autosufficienza produttiva dell’Italia è stata al centro dell’incontro dell’industria attiva nelle filiere oli d’oliva e da semi, semilavorati per la panificazione, pizzeria e pasticceria, condimenti spalmabili, lievito da zuccheri, agroenergie e biodiesel.

Secondo una ricerca curata da Nomisma e promossa da Assitol per raggiungere l’autosufficienza nei settori di competenza dell’industria olearia l’Italia avrebbe bisogno di una superficie di quasi 3,5 milioni di ettari, più grande della Sicilia. «La non autosufficienza produttiva dell’Italia esisteva ben prima del conflitto con l’Ucraina, che ha aggravato la situazione – ha sottolineato Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore della ricerca –. A maggior ragione rinunciare alle importazioni per sostituirle integralmente con la produzione nazionale è impensabile.Tuttavia, implementare i quantitativi per colmare, almeno in parte, il deficit produttivo e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti non soltanto si può, ma si deve fare».

Loading...

Del resto, la ricerca evidenzia anche che l’apertura internazionale dei comparti degli oli vegetali, dei cereali e dello zucchero ha determinato una maggiore disponibilità di derrate agricole ed ha reso più convenienti gli acquisti alimentari: nel 1971 le famiglie italiane spendevano in media il corrispettivo odierno di 700 euro ogni mese, mentre nel 2021 tale importo era sceso a 470.
«Fino a metà del 2021 l’indice dei prezzi dei beni alimentari importati era rimasto allo stesso livello del 2015 – chiarisce Pantini – a dimostrazione che gli arrivi dall’estero non generavano inflazione, ma erano fisiologici al funzionamento del sistema».

Prima la pandemia, poi le conseguenze del conflitto ucraino hanno però ribaltato l’andamento dei prezzi e ora i rincari legati al costo dell’energia e delle derrate agricole pesano sulle tavole degli italiani. Soltanto per gli oli e grassi, ad agosto rispetto ad un anno prima, si è registrato un aumento del 20%, per lo zucchero del 15%, per pane e cereali del 13%, per l’olio d’oliva del 7%. Su questi numeri la crisi energetica già in atto non potrà che incidere sempre di più. In questo quadro così incerto, la stessa ricerca indica la sicurezza degli approvvigionamenti (food security) come la priorità, puntando sulla crescita della produzione nazionale. Una soluzione che si scontra con gli obiettivi del Green Deal, la strategia europea che prevede proprio il taglio della produzione, meno agro farmaci e fertilizzanti in nome della sostenibilità.

Per il past president di Assitol Marcello Del Ferraro, «decarbonizzare il mondo da soli senza Cina, India e altri grandi Paesi è impossibile. Se Bruxelles continuerà la strada del Green Deal senza modificarlo, il rischio più probabile è che perderemo altre aziende e posti di lavoro, perché le imprese decideranno di delocalizzare».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti