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Assobibe: no al riuso, boom di costi per le nuove bottiglie

di Micaela Cappellini

L'impianto. Uno stabilimento di bottiglie Pet riciclabili

2' di lettura

«Torno ora dall’inaugurazione del nuovo stabilimento di Coca Cola Hbc a Gaglianico, nel Biellese: 30 milioni di euro investiti invano, se passerà il nuovo regolamento europeo sul riutilizzo degli imballaggi». Giangiacomo Pierini parla come presidente di Assobibe, il comparto delle bevande analcoliche che in Italia genera ogni anno 4,9 miliardi di euro dalla materia prima fino alla vendita. La nuova fabbrica piemontese trasformerà fino a 30mila tonnellate di Pet all’anno in nuove bottiglie in 100% Pet riciclato, consentendo un risparmio del 70% di emissioni di CO2.

Coca Cola Hbc non è l’unica a puntare sulla sostenibilità: «In Italia il 100% delle industrie delle bevande ha investito nel riciclo - dice Pierini - in primo luogo è stato più che dimezzato il peso delle bottiglie: passare al riutilizzo, come vorrebbe fare la Ue, imporrebbe ora di raddoppiare il peso delle bottiglie di plastica attualmente in commercio. Abbiamo anche investito sui tappi, perché entro il 2024 Bruxelles ci chiede che restino attaccati alla bottiglia anche aperti: se passasse il nuovo regolamento, tutti questi investimenti sarebbero da buttare alle ortiche».

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Un recente report commissionato a Pwc stima in 18,7 miliardi di euro l’impatto del regolamento riuso su tutta l’industria europea delle bevande: 12,5 miliardi sarebbero gli investimenti necessari per dotarsi delle nuove tecnologie, per esempio quelle per la sanificazione delle bottiglie per poterle riempire di nuovo, il resto sarebbero gli extra-costi produttivi. Se la filosofia del riuso dovesse vincere su quella del riciclo, calcola sempre Pwc, bisognerebbe avere camion più spaziosi del 35% per le consegne, magazzini del 30% più grandi per lo stoccaggio, linee di imbottigliamento più lente del 50%. «Il 64% delle nostre imprese sono Pmi - dice Pierini - come possono sostenere investimenti di questo genere?».

Ad aver scommesso sul riuso, anziché sulla filiera del riciclo, in Europa sono stati solo la Germania e in parte la Svezia, «ma anche in Germania il riuso oggi è in calo - dice Pierini - in Italia si è storicamente scelto di privilegiare il riciclo, e in particolare quello della plastica, perché emette meno CO2 rispetto al vetro e perché richiede meno spazio di stoccaggio nei bar per conservare le bottiglie vuote». In Europa, però, le imprese italiane non sono le sole a contestare la bozza del nuovo regolamento: «L’obiettivo di Bruxelles - dice Pierini - dovrebbe essere solo quello di diminuire le emissioni, la scelta della via migliore da percorrere per raggiungere questo target dovrebbe dipendere dal tessuto economico di ciascuna nazione. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma senza preconcetti ideologici».

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