HORECA 

Assobirra: piccoli produttori a rischio. Delivery è opportunità, ma poco redditizio

Il consumo fuori casa è la locomotiva del comparto soprattutto per i birrifici più piccoli: 2 su 10 potrebbero chiudere

di Maurizio Maestrelli

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Brindisi con la birra(Reuters)

Il consumo fuori casa è la locomotiva del comparto soprattutto per i birrifici più piccoli: 2 su 10 potrebbero chiudere


3' di lettura

«Ogni birrificio che non dovesse ripartire dopo il lockdown sarebbe una grave perdita. Fosse anche uno soltanto». Michele Cason, presidente di Assobirra la storica e più rappresentativa associazione di riferimento per il comparto, è preoccupato. Dopo cinque anni di crescita ininterrotta, non fermata nemmeno dalle accise tra le più alte d’Europa, il 2020 si chiuderà con il segno negativo per il comparto.

«Nei primi due mesi dell'anno – prosegue – il trend rispecchiava quello precedente, perfino a marzo a pandemia annunciata e chiusura del canale on trade i dati rivelavano una sostanziale tenuta. Aprile invece è stato un disastro». Cason puntualizza ciò che gli appassionati di birra sanno istintivamente: la bevanda moderatamente alcolica, frutto della fermentazione del malto d’orzo e profumata di luppolo, è la bevanda socializzante per eccellenza, quella insomma che accompagna i momenti conviviali, le serate tra amici, le uscite in pizzeria o al pub. Con la serrata pressoché totale del canale on trade i consumi si sono ridotti drasticamente.

«Certo la situazione nell’off trade (Gdo e negozi, ndr) è certamente più positiva e, se vogliamo, vedere che gli italiani considerano la birra alla stregua di un prodotto essenziale ci fa ben sperare», sottolinea. «Ma alla lunga questa è una situazione insostenibile per la filiera, penalizzante soprattutto per quei piccoli e medi produttori i cui volumi e fatturati sono decisamente, quando non del tutto, rivolti al canale dei locali pubblici. Il rischio che qualcuno non riesca a ripartire è concreto e sebbene sia difficile oggi parlare di percentuali in modo affidabile, il comparto potrebbe lasciare sul terreno tra il 10 e il 30% dei suoi protagonisti».

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Delivery opportunità ma non ha impatto sul business
Se le grandi aziende del settore stringono i denti grazie ai supermercati, molti dei microbirrifici italiani hanno scelto la strada del delivery. «Il delivery può certamente essere un’opportunità – riprende Cason. Permette ad esempio di portare alla conoscenza di un numero maggiore di consumatori dell’esistenza del birrificio di territorio, ma difficilmente può sostenere un’azienda per quanto piccola. Il problema appunto è quello del circuito dei locali che ovviamente vogliamo riaprano in sicurezza per tutti, operatori e consumatori, ma che si deve poter rimettere in moto altrimenti a perdere sarà poi tutta la filiera».

«Sarebbe importante tra le tante cose ridurre l’aliquota Iva dal 22% al 10% sui prodotti beverage destinati al canale on trade – conclude Cason –. Prevedere un credito d’imposta per i crediti inesigibili derivanti dalla crisi causata dal Covid 19, creare un indennizzo a fondo perduto per i mesi di chiusura obbligatoria, eliminare tasse come quella ad esempio sui rifiuti per il periodo in cui i locali non hanno lavorato. Insomma, ci sono molte possibilità d'intervento per sostenere un comparto che rischia di arrivare a fine anno allo stremo».

Un comparto, vale la pena ricordarlo, che nel 2019 aveva sviluppato un giro d'affari complessivo di circa 86 miliardi di euro pari all'8% dei consumi totali delle famiglie. Con queste misure, sembra far capire Cason, e confidando in un’estate tranquilla, ovvero senza ritorni alla Fase 1, il settore potrebbe sopravvivere. Soffrendo ovviamente, ma con minore disperazione rispetto a quella che si registra attualmente tra gli operatori. Soprattutto tra le migliaia di piccoli imprenditori sparsi lungo tutta la filiera della birra che, mai nella storia italiana come negli ultimi tempi, godeva fino a oggi di ottima salute.

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