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Assoimmobiliare: puntare su rigenerazione, infrastrutture e misure fiscali

Le sfide immobiliari si misurano sui trend demografici, i bisogni sociali e la riqualificazione delle periferie. Tutti fenomeni amplificati dall’emergenza Covid

di Adriano Lovera

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Le sfide immobiliari si misurano sui trend demografici, i bisogni sociali e la riqualificazione delle periferie. Tutti fenomeni amplificati dall’emergenza Covid


3' di lettura

«L’imperativo di oggi è puntare sulla rigenerazione delle città. Sono queste, a livello globale, al centro delle grandi sfide che riguardano i trend demografici, i bisogni sociali come l’accesso a locazioni accessibili, la necessità di nuove infrastrutture e di riqualificazione delle periferie. Tutti fenomeni accelerati e amplificati dall’emergenza Covid». Questo in sintesi il messaggio di Silvia Maria Rovere, presidente di Assoimmobiliare (Confindustria), nel corso dell’intervento di apertura dell’assemblea annuale dell’associazione.

Non le città in senso astratto, ma il loro patrimonio immobiliare va messo in cima all’elenco delle priorità della politica e della pianificazione del territorio. «Un patrimonio - ha ricordato Rovere - che rappresenta il 60% del risparmio delle famiglie italiane».

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Gli edifici, su scala europea, sono anche al centro degli obiettivi legati alla transizione green su cui verte buona parte degli sforzi dell’Ue. In modo particolare, il progetto “Renovation Wave” che prevede potenzialmente di riqualificare 35 milioni di stabili entro il 2030, operazione che potrebbe stimolare fino a 160.000 nuovi posti di lavoro nel settore delle costruzioni.

«La rigenerazione urbana rappresenta non solo una straordinaria occasione per ripensare le nostre città e rimettere al centro il benessere delle persone, ma anche una grande opportunità di rilancio economico per il Paese» secondo Silvia Rovere. Assoimmobiliare stima che, in un quadro di rilancio dell’economia italiana, la rigenerazione possa portare a un effetto moltiplicatore del Pil addirittura di 1 a 3.

Per il nostro Paese, a fronte di una pianificazione puntuale, le risorse non dovrebbero certo mancare dal momento che siamo i destinatari della fetta maggiore dei fondi europei del Recovery Plan. In quest’ottica, Assoimmobiliare ha presentato al Governo una serie di proposte finalizzate all’attuazione di interventi prioritari che favoriscano gli investimenti pubblici e privati, in particolare modo quelli destinati a elevare la classe energetica e la sicurezza antisismica degli edifici esistenti, e promuovere la locazione abitativa. Tra queste misure: l’introduzione di incentivi per il recupero delle aree dismesse; la sospensione dell’Imu per gli immobili oggetto di recupero; la creazione di un Fondo di garanzia pubblico per agevolare l’accesso ai finanziamenti di riqualificazione; la revisione dell’Iva e delle altre imposte dirette e indirette per far diventare l’asset class residenziale in locazione un investimento appetibile per gli istituzionali.

Un processo di revisione fiscale che alcuni Paesi (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) hanno già operato. Sullo sfondo, da parte di molti relatori, è partita la richiesta all’Esecutivo di estendere e allungare l’opzione del Superbonus al 110%, eventualmente rendendola strutturale.

Nel corso dei lavori, è stata presentata la ricerca di Swg “Le città italiane del post Covid-19”, condotta su un campione di 800 cittadini di 45 città italiane, relativa ai nuovi modi e bisogni di vivere le abitazioni e le città, da cui emerge un senso generale di insoddisfazione per come vengono gestite e fruite le città. Solo Milano riceve una generale “sufficienza” da parte dei suoi abitanti, tallonata in parte da Torino, mentre gravi carenze sono rilevate a Genova, Roma, Napoli e Palermo (su elementi che riguardano trasporto pubblico, presenza e cura del verde e di spazi pubblici, accessibilità e spostamenti interni).

Per gli intervistati, riqualificare significa rendere le città più facili da vivere (48%), più verdi (44%) e più sicure (36%). Per il 78% del campione, con un’unica eccezione di Milano, la priorità assoluta è il trasporto pubblico. Come spunto per Governo e amministratori sul corretto indirizzo degli investimenti, l’Ispi, per voce di Tobia Zevi coordinatore del programma Global Cities, ha presentato alcuni “case study” europei, dove sono stati pianificati progetti di ampio respiro. A Parigi “Le Grand Paris”, che prevede 4 nuove linee metropolitane (200 km) entro il 2030, con 70.000 nuove abitazioni e 115.000 posti di lavoro nel periodo 2010-2030. Il rifacimento di King's Cross a Londra, che entro il 2022 porterà a creare 1.900 nuove case, 20 strade nuove più 10 parchi e piazze pubbliche, con un afflusso di 42mila nuovi abitanti. A Lione, sul punto di convergenza tra due fiumi, il programma “Lyon Confluence”, con 1,2 miliardi di investimenti entro il 2030 darà luogo a 25.000 nuovi posti di lavoro. Un esempio che si potrebbe replicare a Roma nella porzione di territorio congiunzione tra i fiumi Tevere e Aniene. Mentre, in fatto di città portuali, ad Amburgo è stato progettato Hafencity, che porterà ad un’espansione della municipalità del 40%, con 15.000 nuovi residenti di cui 5.000 studenti.

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