l’assemblea di ASSOLOMBARDA

Assolombarda boccia la manovra: testo elettorale che non guarda alla crescita

di Luca Orlando


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(ANSA)

2' di lettura

Una bocciatura secca alla manovra. Un appoggio al lavoro del presidente Mattarella. Una “chiamata” di responsabilità alle imprese, per contribuire ad una nuova strategia di responsabilità nazionale con gli occhi rivolti all'Europa.
La premessa del presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, aprendo alla Scala i lavori dell'Assemblea annuale dell'associazione , è anzitutto un posizionamento in campo “neutro” in termini politici. Le imprese – spiega – non devono fare opposizione al Governo o ai partiti, non c'è alcuna pregiudiziale negativa. Non tifiamo per questo o quello – chiarisce – ma tifiamo per l'Itralia.

Un'Italia che in questo momento prende però una deriva negativa, sotto più punti di vista, che assume forme di ripulsa verso la stessa idea di democrazia rappresentativa, verso i presidi garantisti della giustizia, persino (si pensi ai NoVax) verso la scienza e la libera impresa. Clima cementato inoltre da un linguaggio nuovo, compulsivo, primo elemento che alimenta le paure per sfruttarle ai fini del consenso. Per cambiare occorre partire anche da qui, ripristinando un linguaggio adeguato, un modo di essere e di rispettare le istituzioni e i ruoli che ha come perno e faro il capo dello Stato, a cui Bonomi offre un sostegno e un appoggio pieno, così come pieno è l'appoggio alle autorità indipendenti, perché le istituzioni di un paese libero vivono dell'equilibrio tra poteri diversi. Guai, dunque, a rinunciarvi.

Nel merito degli interventi varati o annunciati dal Governo la bocciatura è netta. Si dice “no” ad uno Stato che chiude gli esercizi commerciali la domenica, che vuole iniziare a gestire il trasporto aereo con Alitalia, che si oppone alle grandi opere, che convoca a Palazzo Chigi le controllate pubbliche dimenticando che si tratta di realtà che stanno sul mercato e la cui autonomia è bene primario. Un errore – spiega – quello di allocare le risorse seguendo finalità elettorali. Meglio sarebbe ad esempio allocare i nove miliardi del reddito di cittadinanza alla ricerca, ad un Fraunhofer italiano per la manifattura. Così come netta è la bocciatura sugli interventi fiscali e sulle pensioni, manovra quest’ultima che aggrava il futuro dei giovani.

E il punto di fondo – chiarisce – non è tanto quello di vedere un deficit oltre le soglie accettabili da Bruxelles. Se il deficit- come accade - è realizzato non per fare investimenti ma nuova spesa corrente, ecco che le stime di crescita del Pil non risultano credibili.

«Il Governo del cambiamento- scandisce – non ha prodotto una manovra di vero cambiamento ma tutti comprendiamo che il dividendo che si ricerca è quello elettorale, non della crescita».

L'obiettivo delle imprese, alla luce di questo quadro preoccupante, è dunque quello di dare una scossa alla società costruendo dal basso nuova fiducia. Lanciando un appello trasversale ai sindacati e al mondo del lavoro, alla comunità finanziaria e scientifica, all’associazionismo e alle Università, per dare una risposta nuova alla crisi complessiva di fiducia che attanaglia gli italiani. L'Italia che sarà – conclude – vive oggi, nostra è la responsabilità del futuro.

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