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Assosport: «Ristori anche per i produttori di abbigliamento e attrezzi per lo sci»

L’Associazione conta 120 aziende (oltre 300 brand), 9.300 addetti e un fatturato aggregato che sfiora i 5 miliardi (40% del totale 2019 di tutta l’industria italiana dello sport)

di Marcello Frisone

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L’Associazione conta 120 aziende (oltre 300 brand), 9.300 addetti e un fatturato aggregato che sfiora i 5 miliardi (40% del totale 2019 di tutta l’industria italiana dello sport)


3' di lettura

Ristori non soltanto per i gestori degli impianti di risalita e per gli operatori turistici. Ma anche per l’altro versante della “montagna”, cioè i produttori di abbigliamento, calzatura e attrezzi per praticare sport sulla neve. È la voce che si leva da Assosport la quale si inserisce nella discussione che sta tenendo banco in queste ore sull’apertura o meno degli impianti sciistici nel nostro Paese. Tutto ciò per ribadire la necessità di tenere alta l’attenzione sui gravi effetti economici che ricadrebbero sulle aziende italiane del mondo neve qualora venisse compromessa la stagione che rappresenta la loro principale fonte di guadagno.

Un fatturato da 5 miliardi

Fare chiarezza e garantire, dunque, ristori anche ai produttori di articoli per gli sport invernali. La richiesta viene da un’Associazione che conta 120 aziende in tutta Italia per oltre 300 brand, 9.300 addetti, un fatturato aggregato che sfiora i 5miliardi di euro, pari quasi al 40% del totale messo a segno nel 2019 da tutta l’industria italiana dello sport. «Innanzitutto – la richiesta del presidente di Assosport Anna Ferrino –, tutelare la salute dei cittadini. E di questo non si discute. Ma parallelamente riconoscere che la montagna tiene in piedi le famiglie non soltanto dei gestori di impianti di risalita o degli operatori turistici. Non dimentichiamoci dei produttori di abbigliamento, calzatura e attrezzi per praticare sport sulla neve, che concentrano il loro core business proprio in questo periodo. Se chiusura degli impianti da sci deve essere, per fare fronte agli ingenti danni economici che seguiranno, che vengano adottati allora metodi mirati a ristorare tutti gli attori della lunga e complessa filiera. Nessuno escluso. È evidente che quello dei codici Ateco per individuare i beneficiari dei ristori è un sistema lacunoso».

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Un dialogo con Bruxelles

«Sono ore di grande incertezza – prosegue Ferrino – per le piccole e grandi aziende del mondo neve, che guardano con preoccupazione e grossi interrogativi a quello che succederà in Italia e negli altri Stati. Allo scopo di fare chiarezza, parteciperemo al tavolo aperto da Fesi (la Federazione dell’industria europea degli articoli sportivi) per dialogare con Bruxelles. Serve una visione omogenea di portata europea».
«C’è in ballo molto di più di una domenica di svago in vetta - rincara Corrado Macciò, membro del Consiglio direttivo di Assosport, general manager Head Italia-Mares Spa -: dall’apertura o dalla chiusura degli impianti sciistici dipendono le sorti di un’intera filiera che lavora per la montagna e che vive grazie a quanto raccolto nella stagione della neve. Nessuno ne parla, ma di questa filiera fanno parte anche imprenditori e commercianti. Se i negozi oggi non vendono continua Macciò -, con i magazzini pieni non compreranno le nuove collezioni e le ricadute economiche oltre che sul 2020 impatteranno anche sul fatturato del 2021 delle aziende del mondo neve».

Aziende italiane leader del settore

Concorde un altro associato Assosport. «Capiamo la complessità della situazione - conclude Alberto Zanatta, presidente di Tecnica Group, tra i maggiori produttori al mondo di attrezzatura da sci con marchi come Tecnica, Nordica e Blizzard - ma in questo momento si deve ragionare con attenzione su tutte le implicazioni e le ricadute che le scelte del Governo hanno sugli italiani immediatamente e sulle aziende nel futuro prossimo. Giusto considerare la filiera nella distribuzione dei ristori e, perché no, valutare un giusto mix di ristori e aperture localizzate dove vi siano le condizioni di sicurezza necessarie».
Insomma, le aziende italiane sono leader mondiali nel settore dello sci. La chiusura degli impianti anche in altri Paesi europei avrebbe pertanto un impatto ancora più rilevante.


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