Tlc e Pandemia

Asstel: «Contratto di espansione e fondo di solidarietà per gestire la digitalizzazione»

L'intervista alla direttrice generale, Laura Di Raimondo

di Simona Rossitto

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Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel

L'intervista alla direttrice generale, Laura Di Raimondo


3' di lettura

Contratto di espansione, rivisitazione degli ammortizzatori sociali puntando a una maggiore omogeneità, e il fondo di solidarietà di settore da tempo richiesto. E' la cassetta degli attrezzi che secondo Laura di Raimondo, direttrice generale di Asstel, va approntata al più presto per gestire il processo di digitalizzazione nelle telecomunicazioni, accelerato dall'emergenza Covid. Per smart working e telelavoro, utilizzati già 75mila persone delle oltre 130mila che lavorano nel settore, non servono invece nuove norme o strumenti. Anzi, secondo Asstel, «le norme ci sono» e «un nuovo intervento normativo, maggiormente prescrittivo, renderebbe più rigida l'attuale legge, annullando l'elemento positivo della flessibilità», spiega Di Raimondo in un'intervista a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School).

Nelle tlc c'è stato un grande ricorso a smart working e in generale al lavoro da remoto. Prevedete una forte presenza di questi modelli una volta passata l'emergenza?
La pandemia si è dimostrata "un'accademia" per lo sviluppo di conoscenze e competenze digitali: ci ha consentito di prendere coscienza delle numerose innovazioni e applicazioni che ci circondano e adeguare, in tempi brevi, il nostro modo di lavorare con il supporto delle tecnologie e delle piattaforme digitali. Grazie anche al cambio di paradigma cognitivo che ci ha investito, da analogico a digitale, è stato possibile avere 75mila lavoratori in smart working (meglio dire, in remote working), coinvolgendo attività, come quelle di customer care, per le quali non sembrava possibile, e assicurando servizi essenziali che le imprese e le persone della nostra filiera hanno garantito anche nelle ore più difficili della storia del Paese. Oggi, la sfida da affrontare è costruire una nuova normalità, sempre più "ibrida" tra virtuale e fisico, e rendere strutturale quanto di positivo è avvenuto in questi mesi. Per consolidare il vero smart working sarà necessario considerare centrale il ruolo delle persone e continuare a investire in nuovi modelli di leadership e competenze per costruire il lavoro dei prossimi anni. Sarà pertanto necessario, un profondo cambiamento culturale che parta dal management aziendale e porti all'affermazione di una leadership in grado di colmare l'assenza di spazio fisico, di completare il progetto di smaterializzazione e di garantire che il risultato corrisponda alla vision e agli obiettivi dell'impresa.

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I n vista dei nuovi modelli di lavoro servono anche nuove regole? Avete già avviato un ragionamento con sindacati e Governo?
Le norme ci sono. Il lavoro agile (Legge 81/2017) ha il pregio di essere una norma di indirizzo che lascia ampio spazio alle parti (collettive o individuali) del rapporto di lavoro, di individuare la disciplina di dettaglio. Un nuovo intervento normativo, maggiormente prescrittivo, renderebbe più rigida l'attuale legge, annullando l'elemento positivo della flessibilità. In quanto parti sociali, centrale sarà il nostro ruolo, per declinare nella maniera più appropriata le indicazioni previste dalle norme, adattandole ai diversi contesti organizzativi, attraverso una contrattazione di anticipo, che sappia individuare soluzioni innovative per guidare le profonde trasformazioni in corso.

Come si evitano rischi occupazionali? Gli strumenti per gestire la complessità del lavoro sono sufficienti ?
Il tema del lavoro e dell'occupazione nel suo complesso necessitano di risposte concrete e tempestive. Abbiamo bisogno di una politica industriale di ampio respiro che guardi ai prossimi anni. Da diverso tempo, la filiera delle tlc è protagonista di un profondo processo di digitalizzazione e trasformazione tecnologica (pensiamo al 5G) che interessa trasversalmente tutte le aziende della nostra filiera, a partire da quelle di customer care, con la necessità di creare nuove competenze e nuove professionalità. In questo momento storico, è ancora più forte l'esigenza di interventi a sostegno della competitività e che favoriscano lo sviluppo del capitale umano, per prevenire le conseguenze generate dai possibili effetti economici della pandemia. Per fare questo, servono misure di politica attiva del lavoro che creino le condizioni per realizzare un vero "patto inter-generazionale". Siamo convinti che serva una cassetta degli attrezzi con strumenti strutturali anche di politica attiva del lavoro, come il contratto di espansione che consente di accompagnare i processi di trasformazione verso il digitale delle imprese, ma non solo delle tlc, attraverso percorsi per il reskilling e upskilling dei lavoratori già in forza, prevedendo altresì l'assunzione di nuove professionalità. A questo è necessario affiancare anche una rivisitazione del sistema di ammortizzatori sociali che punti anche a una maggiore omogeneità, lasciando all'autonomia delle parti di declinare le specificità settoriali attraverso strumenti come i fondi di solidarietà. Diventa quindi essenziale istituire un nostro fondo di settore in grado di offrire il supporto ai processi di trasformazione verso la digitalizzazione. Saremo così veramente innovativi e capaci di intravedere gli orizzonti che ci attendono, solo se sapremo essere discontinui dal passato.

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