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Assunzioni e Superbonus. Parte da qui l’impatto del Pnrr sui cittadini

Chiuso il primo cantiere normativo, devono partire gli effetti reali. Prime mosse per Portale unico reclutamento, 110% e supporto agli enti locali

di Gianni Trovati

Pnrr, ecco obiettivi e risorse delle sei missioni del piano

3' di lettura

Con l’ultimo passaggio parlamentare alla Camera del decreto sul reclutamento nella Pubblica amministrazione si chiude il primo cantiere normativo per l’attuazione del Recovery. E si chiude, soprattutto, la fase in cui il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza ha occupato la scena del dibattito politico e parlamentare, a cui i cittadini hanno però assistito nel ruolo passivo di spettatori. Ora il Pnrr deve provare a entrare nella vita di tutti i giorni: sfida non banale, ma essenziale perché il Piano cominci ad avere effetti reali è indispensabile quella che il ministro per la Pa Renato Brunetta definisce «l’appropriazione collettiva» del Piano.

Le prime prove non si faranno attendere molto. Perché sono attese nel giro di qualche giorno. Appena dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge di conversione del decreto 80/2021, in settimana, la Funzione pubblica farà partire la sperimentazione del Portale unico del reclutamento. Promesso da anni da svariate riforme della Pa, il Portale unico a partire da settembre sarà il canale per candidarsi a lavorare per i progetti del Pnrr: le occasioni di lavoro, secondo Brunetta, sono «decine di migliaia», in due famiglie.

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Il lavoro

Il Pnrr, o meglio gli investimenti e i progetti che le pubbliche amministrazioni dovranno realizzare per attuarlo, è un’occasione di lavoro per i professionisti, in un ventaglio di settori che spazia dai rami più tecnici (ingegneri, architetti e così via) a quelli della contabilità e della rendicontazione secondo i moduli europei. A loro saranno offerti contratti di lavoro autonomo, a chiamata in selezioni nelle quali le Pa dovranno individuare una rosa di almeno quattro profili fra cui scegliere. Il primo passo per candidarsi, quindi, sarà l’invio dei curricula nel formato standard del portale: perché le Pa si baseranno su quelli per scegliere i collaboratori. Con le modifiche parlamentari, il Portale si apre anche a chi è alle prime esperienze (non servono i cinque anni di iscrizione all’ordine) e alle professioni non ordinistiche regolate dalla legge 4/2013.

L’altro canale è pensato prima di tutto per i giovani, con in tasca una laurea o un titolo superiore come il dottorato che spesso si rivela scarsamente spendibile nel mercato del lavoro frammentato delle Pmi italiane. L’offerta per loro è un contratto a termine, con un calendario ancorato alla durata del progetto a cui è collegato, che però potrà aprire successivamente le porte alla riserva del 40% nei futuri concorsi pubblici. La componente di scommessa su questa strada non è irrilevante: oggi il panorama degli stipendi e delle carriere nella Pa non è particolarmente allettante per i profili più qualificati, che infatti hanno in genere disertato i primi concorsi “anticipatori” del Pnrr come quello per la gestione dei fondi di coesione al Sud. Per rimediare si sta costruendo un’area delle «alte professionalità» che dovrebbe diventare la casa professionale dei tecnici del Pnrr, in un sistema caratterizzato da maggiori possibilità di carriera scollegate dall’anzianità in base alle norme del decreto Reclutamento. Basteranno poche settimane a capire se tanto basterà a invogliare i giovani qualificati a mettere anche la Pa nell’orizzonte delle proprie prospettive occupazionali.

Il superbonus

L’altro terreno su cui l’effetto Pnrr è destinato a testare subito i propri effetti concreti è il rilancio del superbonus. Domani in Conferenza Unificata è atteso il via libera al modello della «Cila 110%», attuativo delle semplificazioni decise con il decreto Recovery, che non impone l’elaborato progettuale e prevede la possibilità di variazioni in corso d’opera; nelle intenzioni del governo è la leva per dare davvero ossigeno a un bonus fiscale fin qui rimasto largamente al di sotto delle attese anche a causa del carico burocratico.

Gli enti locali

Un terzo filone chiamato a partire subito per agganciare il treno del Recovery è quello delle amministrazioni locali. I progetti del Pnrr che investono direttamente Regioni, Province, Città e Comuni valgono circa 90 miliardi, ma molti enti locali si presentano all’appuntamento sfibrati dai lunghi anni di vincoli al turn over che ne hanno svuotato gli organici tecnici. Anche per loro il Dl 80 prevede un supporto i fondi (320,3 milioni) per l’assunzione di mille «esperti multidisciplinari». Mentre più di un’iniziativa punta alla riqualificazione dei dipendenti attuali, e il Formez sta sviluppando un progetto per garantire assistenza tecnica specifica agli enti territoriali sui progetti del Pnrr, compito che rientra al centro della sua nuova agenda. «Il governo ci ha dato un ruolo centrale per la realizzazione del Pnrr» sostiene Alberto Bonisoli, che del Formez è il presidente, spiegando che questa funzione sarà portata avanti in particolare su «divulgazione, supporto al nuovo ciclo di selezioni pubbliche e accompagnamento alla digitalizzazione».

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