il business del risparmio tradito

Astaldi, scatta la caccia delle associazioni ai risparmiatori

di Morya Longo

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Agf


2' di lettura

Sarà il clima autunnale. O forse la pioggerella che dura da settimane. Sta di fatto che da quando il gruppo Astaldi è finito in concordato, i comitati a tutela dei risparmiatori che possiedono le obbligazioni hanno iniziato a spuntare letteralmente come funghi: alcuni dalle tradizionali associazioni dei consumatori, altri autonomamente tra gli obbligazionisti, altri ancora da studi legali o professionali sparsi per l’Italia che forse hanno fiutato il business del risparmio tradito. Come accade da sempre in casi di obbligazioni in default o anche solo in difficoltà (il caso Cirio fece storia), il risparmiatore in affanno rischia di diventare un’occasione d’oro per consulenti in giro per il Paese. Alcuni serissimi e animati dai migliori propositi. Ma il pericolo, nel fiorire di iniziative, è che non siano tutti così.

A rendere il caso Astaldi appetibile per i vari consulenti ci sono due elementi particolari. Da un lato i bond Astaldi hanno un taglio minimo da 100mila euro, per cui (tranne qualche eccezione) non sono in mano a “piccoli” risparmiatori ma a persone che un certo patrimonio ce l’hanno. Ci sono alcune famiglie che hanno messo oltre un milione di euro in questi titoli. Dunque, potenzialmente, si tratta di buoni clienti per avvocati e consulenti. Dall’altro, forse per un errore, nelle scorse settimane è circolata una lunga lista di indirizzi e-mail di moltissimi risparmiatori che hanno in mano i bond di Astaldi: per studi legali, consulenti e professionisti vari è stato dunque facile contattarli tutti. Così è da settimane che gli obbligazionisti non stanno solo contando le potenziali perdite derivanti dalle obbligazioni, ma stanno contando anche le mail che arrivano da Comitati e associazioni varie che ambiscono a difenderli.

A fronte di due iniziative che hanno già coagulato ognuna obbligazionisti per 50 milioni di euro (quella avviata da un investitore, Nicholas Johnson, che a ottobre ha creato il Comitato Bondholder Astaldi e quella lanciata da Aduc), ce ne sono infatti molte altre. Per esempio il “Progetto a difesa azionisti e obbligazionisti Astaldi”, che ha contattato i risparmiatori via mail. Il progetto ha un sito Internet, che però non abbonda in informazioni. C’è poi lo studio legale PN, che propone tutela agli obbligazionisti con questa motivazione: «Considerato che anche due di noi sono possessori di obbligazioni Astaldi, ed aderenti ad iniziative collettive da cui abbiamo rilevato la sua mail, siamo ad informarla che il nostro studio è disponibile all’assistenza». C’è poi Martingale Risk, un istituto veterano di queste battaglie e noto sul mercato, che si propone di offrire le proprie competenze. È impossibile sapere a priori quali di queste iniziative avranno più successo, ma una domanda viene spontanea: unire le forze e creare una massa critica per aumentare le possibilità di successo no? Nessuno sembra abbia intenzione di farlo.

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