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Aste di arte orientale: aggiudicati paraventi cinesi, divinità, bronzi e porcellane

di Stefano Cosenz


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4' di lettura

Come di consueto, la stagione annuale degli incanti nazionali vede concludersi l'anno con alcune aste di arte orientale organizzate dalle case leader in Italia nel settore. Se le opere d'arte cinesi, in particolare sculture di divinità, vasi in porcellana e opere in bronzo confermano la loro dominanza sul mercato, si fanno strada gli eleganti e delicati paraventi cinesi. Avanzano anche i manufatti di altre culture orientali, come i netsuke giapponesi, le celebri sculture miniaturizzate che si soleva appendere al kimono, oggi ambite da un collezionismo internazionale.

Cina sugli scudi anche. Buona performance per antiche opere cinesi anche nell'asta di arte orientale organizzata il 20 novembre presso Il Ponte Casa d'aste di Milano con un fatturato di 455.238 euro, un venduto del 43% e una percentuale del venduto sul valore del 96%. Tra i top lot, un vaso lobato in metallo cloisonné (Cina, marchio Qianlong 1736-1795) venduto per 40mila euro e una placca in porcellana a smalti policromi (Cina, secolo XIX) venduta a 35mila euro.

Le opere orientali più richieste nelle aste italiane

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Piccoli e pregiati, volano in alto i netsuke giapponesi. Il 4 dicembre è seguita la vendita organizzata a Roma da Bertolami Fine Art da collezioni private di arte asiatica, compresa la collezione Vito Taverna uno dei maggiori pubblicitari italiani degli anni '60-'70, di “netsuke” ovvero dei deliziosi fermagli-scultura realizzati soprattutto in legno e avorio che si usava appendere al kimono giapponese, alla fascia usata come cintura, in contrappeso all'inro, la scatolina intarsiata che suppliva alla mancanza di tasche attraverso un cordoncino tenuto stretto da una perlina lavorata. Come ha esposto Francesco Morena, responsabile del dipartimento di arte asiatica e arte tribale: “se a far la parte del leone, in termini di percentuale di lotti venduti, è stata l'arte cinese, in termini di performance l'asta ha dimostrato che possono accendersi vivaci gare per l'acquisto di manufatti provenienti da altre civiltà del continente asiatico”. Uno dei pezzi più interessanti della collezione raccolta dall'ambasciatore Rausi negli anni delle sue missioni diplomatiche in Oriente era sicuramente un manoscritto buddhista di provenienza coreana. Formato da 11 fogli ripiegati a fisarmonica, presentava al suo interno un testo di carattere religioso: partito da una base di 1.000 euro, è stato venduto per 15.625 euro. Ottima performance anche per una scultura bronzea alta 16 cm raffigurante “Bodidharma”, il fondatore del buddhismo (Cina, dinastia Qing): valutata 3-4mila euro, dopo un'accesa gara, ha raggiunto 12.500 euro. Tra i netsuke, un esemplare in legno realizzato dall'artista Riūkey tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo in forma di “Okame”, la grottesca maschera femminile del teatro comico giapponese, qui raffigurata nel malizioso atto di alzarsi la gonna: partendo da una base di 3mila euro è stata aggiudicata per 20mila.

Antico paravento cinese brucia le stime. La vendita milanese “Fine Chinese Works of Art” organizzata da Cambi ha richiamato l'attenzione internazionale di collezionisti e galleristi interessati all'arte orientale, realizzando un fatturato di 1.260.000 euro e un 102% del venduto sul valore. Il catalogo spaziava dalle giade e dalle pietre dure agli elementi di arredo, dalle porcellane ai dipinti su carta e seta dalle sculture in avorio e corallo a quelle in legno e bronzo. A quest'ultima categoria appartengono i due top lot della vendita: una grande e magnifica “figura di Vairocana in bronzo dorato” (Cina, Dinastia Ming, XVI secolo) venduta a 219mila euro contro una stima di 200-250mila: la divinità è rappresentata assisa in “vajrasana”, la suola di ciascun piede presenta inciso il simbolo falun, la Ruota della Trasmigrazione. Al centro del petto, all'altezza delle mani poste nel punto in cui si apre il sontuoso mantello si intravede l'emblema wan. Il volto della divinità, con gli occhi rivolti verso il basso, è assorto in serena contemplazione. Il secondo top lot è risultato un'importante “figura di Buddha Sakymuni” anch'essa in bronzo dorato (Cina, Dinastia Ming, XV-XVI secolo) venduta a 150mila euro contro una stima di 120-150mila. Cifra importante è stata raggiunta anche da una coppia di rare e grandi sculture in grès policromo raffiguranti personaggi di corte stanti su basi decorate con motivi floreali (Cina, Dinastia Qing, epoca Jiaqing) vendute a 119mila euro, contro una stima di 100-150mila. Molti lotti hanno sorpreso la sala dando vita a continui rilanci, come un “grande paravento a otto ante con pannelli in seta dipinta raffiguranti scene di vista comune” (Cina, XIX secolo), 305 x 200 cm, che da una stima di 1.500-2mila euro è stato venduto per 52.500, mentre un dipinto su seta raffigurante un paesaggio con contadini e pagoda (Cina, XIX secolo) ha toccato i 29mila euro da una stima di 1.500-2.000.

Porcellane a gran richiesta. Il 19 dicembre Pandolfini di Firenze ha chiuso l'anno con una vendita di arte orientale, fatturando 337mila euro, col 51% di lotti venduti e il 100% del venduto sulle stime. Top lot, un “versatoio rituale” risalente ai secoli IX-VIII a.C., ovvero al periodo Western Zhou, della Cina aggiudicato per 37.500 euro. Il versatoio, realizzato in bronzo, veniva utilizzato per il lavaggio delle mani durante riti sacrificali e poggia su quattro piedi zoomorfi, mentre il manico si presenta a forma di anello con la parte finale scolpita in testa di drago che guarda verso l'interno ove è presente un'incisione che identifica il versatoio come un oggetto appartenuto a una famiglia di nobili origini. Successo in asta anche per le porcellane, come un “Vaso HU” marchio Qianlong, creato in Cina nel corso del XIX secolo durante la dinastia Qing, aggiudicato per 18.750 euro. Il corpo panciuto, la cui foggia è mutuata dall'arcaica forma a “HU” dei vasi in bronzo, è interamente decorato con un motivo di crisantemi stilizzati in blu sotto smalto nello stile dei decori bianco-blu di tradizione Ming. Buona performance anche per una “Guanin”, dea della compassione, in posizione eretta che con la mano destra versa da un piccolo vaso il nettare dell'immortalità, venduta per 13.750 euro. Eseguita in Cina durante la dinastia Qing, questa figura è assai rara sul mercato per l'eccezionalità delle dimensioni (alta oltre 1 metro) e per la qualità esecutiva e degli smalti. Interesse anche per i “Snuff Bottle” e i “Bird Feeders”, manufatti della tradizione cinese oggetto di consolidato collezionismo internazionale.

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