titoli di stato

Aste BTp, la crisi politica ha già un prezzo: 147 milioni di interessi in più

di Vittorio Carlini

Governo, la crisi più lunga: con l’impennata dello spread si riapre l’ipotesi di Governo politico

2' di lettura

Un Paese non deve farsi condizionare dallo spread, tantomeno piegarsi di fronte alla speculazione. Ciò detto, però, fare finta che i mercati non esistano è un errore fatale. Bisogna, volenti o nolenti, farci i conti. Anche nel senso letterale dell’espressione. Così, in attesa della vendita sul mercato da parte del Tesoro dei BTp di oggi, ieri gli investitori hanno toccato con mano il costo della crisi politica sui BoT.

In asta sono stati collocati 5,5 miliardi di titoli a sei mesi. Il rialzo del rendimento medio, rispetto al 26/4/2018 quando non era ancora “prezzata” la variabile politica, è dell’1,634%. Ciò significa che il costo aggiuntivo per lo Stato, vale a dire noi cittadini, è intorno a 44 milioni. Denari che, sommando i i maggiori tassi per l’asta sui CTz di due giorni fa, diventano 55 milioni. Si dirà: non una grande cifra. E poi «riguardo ai soldi in oggetto, questi verranno pagati alla scadenza. Quindi l’esborso, ad esempio dei circa 10 milioni sui CTz - spiega l’esperto Angelo Drusiani di Albertini Syz -, avverrà tra due anni».

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Di là da simili considerazioni, tuttavia, non si tratta dei primi costi aggiuntivi legati agli interessi sull’emissione di nuovo debito. Il Tesoro, come già è stato indicato dal Sole24Ore, ha dovuto aumentare, a causa della crisi politica, il tasso minimo reale garantito del nuovo BTp Italia. Un ritocco che, se proiettato nell’arco degli 8 anni di durata del titolo e per i 7,7 miliardi di euro collocati, vale circa 92 milioni di euro da versare in più. Nel complesso, quindi, i maggiori oneri finora sono arrivati intorno a 147 milioni. Un numero destinato ad aumentare? Gli esperti rispondono positivamente. È molto probabile che, con il proseguire dell’incertezza sul fronte politico, i rendimenti medi in asta crescano.

A ben vedere, però, non si tratta solamente del rischio-Italia. Quello che gli investitori temono, oppure su cui volutamente speculano, è il cosiddetto effetto domino. Vale a dire: il bersaglio grosso è la tenuta dell’euro.

In tal senso non va dimenticato che in Spagna l’esecutivo di Rajoy sembra avere le ore contate. Una situazione che, inevitabilmente, può ulteriormente de-stabilizzare Eurolandia. Certo: sul fronte dei titoli di Stato esiste ancora l’ombrello finanziario della Bce con l’allentamento quantitativo. Da una parte, tuttavia, questo va via via diminuendo (attualmente gli acquisti mensili della banca centrale sono scesi a 30 miliardi). Dall’altra l’incognita politica a Madrid può aggiungersi al “caos” italico. Una miscela che rischia di diventare esplosiva.

Il tutto mentre ieri la curva dei rendimenti ha visto il tasso delle scadenze più brevi aumentare. In serata, secondo quanto indicato dal terminale Bloomberg, la differenza tra il rendimento del BTp a due anni e quello a 10 anni era intorno ai 54 punti base. Un segnale molto negativo per il Belpaese.

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