Mercato dell'arte

Aste italiane: mercato stabile

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli


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Achrome, circa 1958 di Piero Manzoni dalla stima tra 1,8-2,5 milioni, è stato venduto a 2.970.000 € divenendo l'opera più cara aggiudicata in Italia nel 2018

4' di lettura

Il collezionismo italiano e i gioielli di famiglia continuano ad essere un grande serbatoio di approvvigionamento del mercato dell'arte dove crescono i compratori stranieri, con potere d'acquisto più alto degli italiani, sempre preparati e alla ricerca della qualità. La riforma della circolazione non è ancora a regime, le soglie di valore inapplicate, mentre le procedure di autocertificazione per i beni da 50 a 70 anni sono operative. In crescita le procedure di notifica (una su tutte quella della collezione Esso) e gli acquisti coattivi da parte dello Stato. Rispetto al fatturato di 264,8 milioni del 2017, il 2018 ha fatto un piccolo balzo indietro attestandosi a 256,4 milioni di euro. È il totale aggiudicato dalle 20 case d'asta in Italia monitorate da «ArtEconomy24». Il mercato è sostanzialmente stabile. Conquistano il podio in termini assoluti Il Ponte con due aste in più, seguita da Pandolfini (quattro in più) e Sotheby's, ma lo scettro in quanto a incremento va a International Art Sale che ha quasi raddoppiato l'aggiudicato con i gioielli, seguita da Finarte (+49,3% con tre aste in meno), Bertolami Fine Arts (+38,6% con quattro aste in più e una sala d'asta a Londra) e Sotheby's (+25,8% con un'asta in più). Rilevanti gli incrementi di oltre il 19% de Il Ponte e Capitoliumart (con tre aste in meno). Un anno decisamente negativo, invece, per Farsetti (-37,5%), Maison Bibelot (-32%) e Cambi (-21,8% con tre aste fisiche e sei online in meno e l'assenza di un lotto importante come il bronzo Amitayus battuto nel 2017 a 4,7 milioni).

Quest'anno abbiamo introdotto anche la voce dei ricavi commissionali (che danno il polso del volume d'affari della casa d'aste) ma solo alcune società hanno reso trasparente il valore. Ci auguriamo che in futuro cresca questa sensibilità.
A portare maggiori risultati sempre il comparto dell'arte moderna e contemporanea (12 su 20) – in particolare gli artisti italiani che registrano nuovi record mondiali (Leoncillo e Pirandello) con un ritorno d'attenzione per la figurazione del 900 –, seguito da gioielli (3), numismatica (2) e dipinti antichi, antiquariato e Ottocento. Il prezzo medio continua ad essere relativamente basso (5.000 €), a conferma del posizionamento verso valori medio-bassi del mercato italiano.

Online
L'acquisto su internet è ormai pratica consolidata. Da Wannenes nel 2018 è cresciuto del 2,5% a 3,5 milioni di euro. Da Cambi ha rappresentato il 40% dei lotti e il 16% del valore, da Capitoliumart addirittura l'80% dei lotti e il 60% del valore. «È una crescita costante e trasversale a tutti i settori – spiega Giuseppe Bertolami di Bertolami Fine Arts –. È tangibile la maggiore dimestichezza e fiducia del pubblico». Sul web italiani e stranieri acquistano di tutto a tutti i prezzi. Nel 2019 Bertolami lo userà per rilanciare il collezionismo di fascia medio bassa e per attrarre giovani collezionisti. Da Pandolfini ad ogni asta si collegano 150-200 clienti che si aggiudicano lotti anche da 100.000 euro, per un totale nel 2018 di 1.651 lotti per più di 4 milioni di euro. Il Gruppo Finarte ha venduto online lotti fino a 170.000 euro. Da Christie's sono, soprattutto, gli italiani a comprare sul web.

Garanzie
Chi pensa che le garanzie siano uno strumento solo delle major sbaglia. Sono diffuse anche in Italia, c'è naturalmente chi non le usa e non intende farlo come Babuino, Blindarte e Il Ponte, ma c'è chi nel 2018 ne ha effettuate diverse, come Wannenes, considerandolo uno strumento efficace. Altri ne hanno fatto un uso prudente, solo in pochi casi o per lotti di valore moderato, come Bertolami o Farsetti (5% dei casi). Pandolfini e Finarte non ne hanno effettuate nel 2018, ma non escludono di farlo in futuro. Anche Cambi, che le ha usate sporadicamente, prevede di aumentarle, così come Capitoliumart.
«Oggi l'azienda ha una solidità sufficiente – spiegano Giorgio e Gherardo
Rusconi – e la congiuntura richiede nuove strategie sulle risorse che coinvolgeranno questo strumento».

Un grande serbatoio
Vendono gli italiani, acquistano gli stranieri: per tutti l'Italia è il bacino di approvvigionamento grazie alla ricchezza delle collezioni e delle opere disponibili. Addirittura Maison Bibelot dal 2018 ha organizzato una rete capillare di corrispondenti per avvicinare una clientela diffusa in provincia. Reperire lotti all'estero è per alcuni un obiettivo per il futuro, reso però difficile dalla concorrenza. «Le nostre aziende soffrono rispetto ai competitor europei – dice Pietro De Bernardi, ad di Pandolfini, – non tanto per le dimensioni e la professionalità, quanto per la normativa italiana più stringente». E questo è un limite anche per gli stranieri che comprano in Italia, che sono tantissimi, vengono da tutte le parti del globo con interessi trasversali. «Gli acquisti stranieri coprono poco più del 20% – così Gabriele Crepaldi di Farsetti. – Potrebbero essere di più ma sono scoraggiati dai lunghi tempi di attesa per le esportazioni e dall'incertezza dell'esito delle pratiche, proprio per questo preferiscono comprare opere d'arte contemporanea (meno di 70 anni) perché l'esportazione avviene per autocertificazione». Gli fa eco Filippo Bolaffi: «I collezionisti internazionali sono tenuti lontani dalle aste in cui è coinvolta la Soprintendenza, partecipano soprattutto per i pezzi moderni. Purtroppo a parte vini, gioielli e orologi, tutti gli altri dipartimenti sono stati subissati di notifiche». Da tempo le case d'aste italiane hanno differenziato l'offerta e non si limitano all'arte. Per il 2019 Bolaffi ha in programma un'asta di design e una di memorabilia. Wannenes aprirà ai vini, alle auto e terrà un'asta di pop e rock memorabilia. Auto anche per Capitolium Art, Finarte introdurrà vini e design.

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