mercato dell’arte

Aste nazionali: l’arte italiana del Novecento sugli scudi

di Stefano Cosenz

7' di lettura

Nelle aste di maggio in Italia di arte moderna e contemporanea trionfano i maestri italiani del ‘900, anche figurativi, e i Futuristi del secondo periodo ambiti dai collezionisti stranieri grazie anche alle loro quotazioni ancora contenute. Volano Tancredi e Salvo da Cambi, riprende un po' ovunque la pittura di Campigli, dopo un lungo periodo di stasi. La scultura figurativa degli autori minori del primo Novecento è stata la sorpresa nell'asta di Bertolami Fine Arts.

Cambi a Milano ha organizzato l’8 maggio un'asta di arte moderna e contemporanea con circa 450 lotti, totalizzando oltre 2,8 milioni di euro, il 58% di lotti venduti e il 90% di venduto per valore. Il 33% sul valore è stato venduto all'estero. Ottime le aggiudicazioni per i top lot: l’olio di Giorgio de Chirico del 1955, “Ettore e Andromaca”, 45 x 35 cm, venduto quasi alla stima massima, ovvero a 262.500 euro, e un olio di Giuseppe Santomaso del 1963, “Minaccia”, 162 x 130 cm, venduto a 150mila euro (stima 12-180mila). Salgono le quotazioni di Salvo, il pittore piemontese mancato da poco più di un anno, che con il grande quadro “Il giorno fu pieno di lampi, la sera verranno le stelle” ha raddoppiato le stime totalizzando 81.250 euro. Grande risultato anche per un'opera di Parmeggiani Tancredi del 1959, “Senza titolo”, tempera su faesite 115 x 89 cm, che da una stima di 70-90mila euro è volato a 162.500 euro. Un bel acquarello di Mark Tobey del 1969, “Senza titolo”, 43 x 53 cm, è stato molto combattuto: da una stima di 15-20mila euro si è fermato solo a 45mila!
Ripresa anche dei maestri come Massimo Campigli, il cui olio su tela del 1970 “Tre case”, 62 x 69 cm, ha ottenuto 46.250 euro contro una stima di 20-25mila: il mercato di questi artisti, un tempo molto quotati, sembra essersi ripreso dopo un lungo periodo di stasi. Sempre bene i Futuristi del secondo periodo, soprattutto Guglielmo Sansoni detto Tato e Giulio d'Anna, con le loro visioni dall'alto a bordo degli aeroplani. Questi autori cominciano ad essere molto richiesti fuori dal mercato italiano forse proprio per le loro quotazioni ancora accettabili.

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Si conferma l'ascesa delle quotazioni nel settore dell'arte moderna e contemporanea anche da Meeting Art di Vercelli che il 5 e 6 maggio ha registrato un totale di 882.500 euro col 78,75% di lotti venduti, mentre si appresta a organizzare a giugno, dal 9 al 24, una grande vendita di maestri italiani, come Giorgio Morandi e Massimo Campigli. Le opere dei grandi maestri tengono sempre alta l'attenzione e partecipazione dei collezionisti, che provengono per circa il 65% dall'Italia, mentre per il restante 35% dall'Europa, Usa e con sempre più cospicua partecipazione da parte dei paesi asiatici. Le opere figurative e l'astratto ottengono sempre ottime aggiudicazioni. Un lavoro di Victor Vasarely, “Wakk”, olio su tela 95,5 x 95,5 cm, è stato aggiudicato per 44mila euro, mentre un collage di carte colorate e tempera su cartone circolare dal diametro di 26 cm di Giacomo Balla del 1918-19, “Linee di velocità rotante, Forme in espansione” è stato aggiudicato per 20mila euro. Tra i top lot dell'asta di giugno, un olio su tela 18,5 x 22 cm di Giorgio Morandi del 1947, “Fiori”, parte da una base di 70mila euro (stima 125-140mila), mentre un olio su tela di Massimo Campigli del 1964, “Scudo/Bouclier” 100 x 60 cm, parte da una base di 50mila euro (stima 90-120mila).

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L'asta di Bertolami Fine Arts di Roma, battuta il 30 maggio con un fatturato di 1.068.000 euro, il 42% di lotti venduti e il 57% del venduto sul valore, “ha trovato i suoi punti di forza nel ‘900 storico, pertanto non deve sorprendere che le vendite più interessanti siano state quelle dei maestri italiani del secolo scorso”, è il parere di Raffaele Cecora, capo dipartimento della Casa, “il ritorno d'interesse per l'arte italiana del ‘900, anche figurativa, è ormai un fatto accertato e credo che questa tendenza emersa nelle ultime stagioni non stupisca più nessuno. La vediamo crescere lentamente ma in modo costante”. L'interesse della sala non si è concentrato solo sui nomi più noti come Carlo Carrà (il suo olio “Canale veneziano” del 1948, 41 x 50 cm, è stato venduto a 37.700 euro). Ottone Rosai (il suo olio “Il ponte sul Mugnone” del 1932, 70 x 55,5 cm, ha realizzato 37.500 euro), Massimo Campigli (il suo olio “Il gineceo” del 1940, 46 x 55 cm, è stato aggiudicato a 37.500 euro), o come il pittore – scultore Pericle Fazzini (il suo bronzo “Fucilato” alto 140 cm è stato anch'esso venduto a 37.500 euro).

Ma anche su quello di autori per conoscitori. Esemplare l'ottima performance di Publio Morbiducci, presente in catalogo non solo con alcune sculture, ma anche con una serie di tele di piccolo formato e due medaglie, tutti lavori di qualità elevata e tutti venduti, testimonianza della sua produzione migliore: la medaglia in bronzo anni '20-'30 “Labor Parsimoia Tutus”, con base 200 euro, ha realizzato 3.250 euro.

“Il successo della scultura figurativa dei minori – aggiunge Raffaele Cecora – è stata l'altra grande sorpresa della giornata. C'è stata richiesta per autori che da qualche anno non si vendevano più. Parlo di scultori attivi tra le due guerre riscoperti e molto cercati negli anni '80-'90 che avevano visto crollare le loro quotazioni nell'ultimo decennio, come Salvatore Saponaro (il suo bronzo “Salomè”47 x 15 x 15 cm, con base 800 euro ne ha realizzati 5.250), Romeo Gregori (la sua terracotta “Primo Carnera” del 1930, 38 x 28 x 28 cm con base 1.500 euro ne ha realizzati 8.437) e Nicola d'Antino presente con un “Busto di fanciulla” in marmo del 1905, 27 x 28 x 12 cm, un pezzo di qualità eccezionale, che partito da una base di 1.800 euro ne ha realizzati 5.500”.

L'asta di arte moderna e contemporanea di Finarte a Milano del 31 maggio si è chiusa con oltre il 70% sul valore di stima dei lotti venduti per un valore complessivo di oltre 2,2 milioni di euro. La sala, attiva e interessata fin dai primi lotti, punta su opere come “Le Chateauet la vierge noire a Montbazon (indre-et-loire)” di Maurice Utrillo, aggiudicato a 25mila euro, “Natura morta”, una matita su carta del 1963 di Mario Sironi aggiudicata a 17.500 euro e ben cinque opere di Gino Severini, tra cui “L'Ecoliére” aggiudicata a 50mila euro. La prima parte dell'asta è stata inoltre caratterizzata dagli ottimi risultati dell'arte del ‘900 italiano, a testimonianza della sua recente riscoperta sul mercato. Record d'asta per Cagnaccio di San Pietro: la sua “Tempesta”, un olio su tela del 1920 esposto nel 1922 alla XIII Biennale di Venezia, è stato venduto a 108.600 euro, raddoppiando la sua stima minima e record dell'artista, un “Concetto spaziale” del 1962 di Lucio Fontana è stato aggiudicato a 255mila euro. Pinot Gallizio, artista piemontese, col suo olio “L'orologio a Cucù” del 1961, aggiudicato a 37.500 euro, realizza il quarto miglior risultato di sempre, mentre “Misure”, lavoro del 1966 di Bice Lazzari viene aggiudicato a 13.750 euro.

Come ha segnalato Alessandro Cuomo, direttore del dipartimento di arte moderna e contemporanea di Finarte, “è un mercato che si evolve molto velocemente con ripresa sui nomi classici dell'arte figurativa italiana della prima metà del Novecento, con quotazioni contenute, ma vere, che affondano le radici nella nostra storia. Il mercato riflette anche l'interesse suscitato dalle più recenti mostre di quest'anno nelle più importanti istituzioni italiane verso il figurativo. E riaccende pure l'interesse per i nomi di seconda fila. È un approccio maturo che privilegia l'opera rispetto alla firma, ricercando i pezzi più significativi in termini di qualità, provenienza e data, anche perché negli anni '60 e '70, gli autori più considerati e alla moda hanno industrializzato la produzione, calando di molto la qualità delle opere. Si sta ridando dignità sia dal punto di vista economico che storico-artistico anche a un tipo di lavoro che sembrava stesse andando nel dimenticatoio. Naturalmente laddove i prezzi erano diventati bassi, il collezionista di questa generazione può fare ottime riscoperte”. Queste considerazione e i risultati di questa asta mettono in luce un mercato sempre più attento e un pubblico ancora più esigente. È il parere dell'esperto che così conclude: “lo studio delle opere può essere approfondito con ricerche sempre più capillari, grazie alla maggiore disponibilità di informazioni agevolate dalla tecnologia alla portata di tutti. Le opere più rilevanti che hanno una storia e un pedigree si distinguono segnando picchi di valutazione nelle sessioni d'asta, ma in questo contesto si possono conoscere e apprezzare anche capolavori di artisti meno noti, che fanno capolino anche nelle vendite della Case più prestigiose”.

Anche Sant'Agostino Casa d'aste di Torino ha organizzato un'asta il 28, 29 e 30 maggio dedicato, oltre che agli orologi e ai gioielli, anche ai dipinti e alle sculture dell'800 e ‘900, e all'arte contemporanea. Vanessa Carioggia ha così commentato: “la clientela che ha partecipato all'asta proviene in patrticolare dal nord d'Italia, anche se non sono mancati collezionisti stranieri. Si conferma un rinnovato interesse per l'arte figurativa del primo ‘900 e per Carol Rama, artista torinese, ma ormai di gusto internazionale (il suo “Senza titolo” del 1971, camere d'aria su cartoncino, 58,5 x 41,3 cm, è aggiudicato a 16.800 euro). Contesa tra una collezionista torinese e un giovane mercante inglese un'erotica scultura in bronzo di Santiano Cesar del 1918, 40 x 33 x 50 cm, “Gli amanti”, aggiudicata a 16.800 euro. Una bella veduta di “Pavarolo” del 1953, 46 x 55 cm, di Felice Casorati, padre della pittura torinese della prima parte del Novecento, ha raddoppiato il prezzo di partenza realizzando 15mila euro”.

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