DISMISSIONI

Aste pubbliche di immobili storici, compra solo Cdp

di Andrea Monti

3' di lettura

Quasi nessun immobile venduto, con qualche eccezione dovuta praticamente solo ad acquisti della Cassa depositi e prestiti. È un bilancio magro quello delle aste pubbliche di edifici storici di cui vi abbiamo dato notizia negli ultimi anni: dei 15 di cui ci siamo occupati tra 2014 e 2016, solo una piccola parte è stata ceduta. Il panorama che abbiamo esaminato non comprende tutte le strutture messe sul mercato, ma è un campione che fa intuire quanto sia difficile per le istituzioni trovare compratori.
Le operazioni di Cdp
Un primo esempio è quello della Villa di Rusciano, un edificio medievale fiorentino in vendita da anni. In passato il Comune ha provato a chiedere 10 milioni, poi è sceso intorno a otto, ora – secondo indiscrezioni – potrebbe portare il prezzo minimo addirittura a quattro. Ufficialmente però non si sa se e quando arriverà un nuovo bando, mentre resta la contrarietà di partiti di opposizione a Palazzo Vecchio e cittadini che si sono mobilitati per evitare la cessione. A fine 2014 la giunta di Dario Nardella è riuscita a concludere un'altra operazione: l'alienazione a Cassa depositi e prestiti di Palazzo Vivarelli Colonna, struttura in pieno centro le cui prime notizie risalgono al '400. Il municipio ha accettato una proposta di 12 milioni.
Nelle stesse settimane Cdp otteneva il via libera da un altro Comune, quello di Ferrara, per due proprietà messe sul mercato. La prima è Palazzo Zanardi, costruito nel '500 e in passato sede di un'azienda di trasporto. La seconda è l'ex “bassa macelleria”, un fabbricato del '400 che nel secolo scorso ha ospitato uno spaccio di carne. Cassa depositi e prestiti si era impegnata a comprare entrambi i beni se l'asta fosse andata deserta. Così è stato.
Da nord a sud
Molto più lungo l'elenco dei lotti che non hanno trovato acquirenti. È il caso di due strutture venete: l'ex convento veneziano di San Mattia, sull'isola di Murano, e una parte di Palazzo Angeli a Padova. Il primo è un complesso di edifici che risalgono a epoche diverse e comprende una cappella di architettura cinquecentesca. Il secondo è affacciato su una delle piazze più grandi d'Italia, Prato della Valle, ed è stato costruito tra il '400 e il '500. Oggi entrambi sono compresi nei rispettivi piani comunali di alienazione, proprio come lo erano tre anni fa.
La lista continua con gli immobili storici messi in vendita nel 2015. A Lessona (Biella) c'è Villa Corinna, struttura del '700 di proprietà del Comune di Vercelli, che ha provato inutilmente a cederla abbassando più volte il prezzo. Dal municipio ci hanno detto che arriverà un nuovo bando, ma non si sa quando. A Bologna sono almeno due anni che si può fare un'offerta per l'ex Ospedale degli Innocenti, un complesso iniziato a costruire nel '200. In questo caso si procede a trattativa diretta e la somma minima richiesta è di circa 10 milioni e 600mila euro, come nel 2015. A Pistoia ci sono le settecentesche ex Scuole Leopoldine, per cui prorogare i termini a fine gennaio 2016 non è servito a trovare un acquirente. Stessa epoca di costruzione e gara deserta anche per Villa Principe Pio a Mira, per cui la Città metropolitana di Venezia chiedeva quasi un milione e mezzo.
Risultato identico per diverse aste dello scorso anno, a partire da quelle toscane dei Comuni di Arezzo e Prato. Il primo non è riuscito a piazzare Palazzo Carbonati, una struttura vicinissima al municipio che già nel 2010 era sul mercato con una richiesta di tre milioni. Con gli anni la cifra è scesa sotto i due, ma non è bastato. Nessun compratore neppure per l'ex monastero di San Clemente, a poche centinaia di metri dal duomo pratese. Gli ultimi due bandi sono delle Province di Ragusa e Lecce. Niente da fare per la prima, che puntava a vendere l'ottecentesco Palazzo Pandolfi a Pozzallo e il settecentesco Palazzo Floridia a Modica, mentre la seconda ha ricevuto un'offerta superiore alla base d'asta per uno degli 11 lotti sul mercato che fanno parte dell'ex Convento dei Cassinesi, in pieno centro storico. Si tratta di una struttura usata come negozio, per cui erano stati chiesti 739mila euro. Un'azienda che produce caffé ne ha proposti 745mila.

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