contro il ddl penale

Astensione penalisti, processi bloccati

di Redazione Norme e Tributi

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3' di lettura

«Le norme sulla prescrizione all'interno del Ddl penale, come la parte riguardante il processo a distanza, sono intollerabili». Lo ha ribadito il presidente dell'Unione camere penali italiane Beniamino Migliucci nel corso della manifestazione di oggi a Firenze nell'ambito dell'astensione dell'Ucpi contro il Ddl penale, astensione che durerà fino a venerdì 5 maggio.

«Questa astensione - ha sottolineato Migliucci- dovrebbe servire per risvegliare le coscienze su questo tema, astensione che inizia a infastidire qualche magistrato male informato che si è appellato al codice di autoregolamentazione. Qualcun altro ha osservato che questa protesta sarebbe tardiva: chi lo ha fatto - ha aggiunto il presidente Ucpi - era distratto visto che l'Unione ha da tempo evidenziato questi punti chiedendo delle modifiche e interloquendo con il ministro Orlando. Nessuno si permetta di toccare il coraggio delle Camere penali».

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L’astensione dei penalisti ha avuto impatti immediati su molti processi. Ad esempio, sono saltati gli interrogatori dei sei indagati nell'ambito dell'inchiesta sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto da una valanga, il 18 gennaio scorso, che causò 29 vittime. Tutti gli indagati sono accusati di omicidio e lesioni colpose e di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro: il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della societa' “Gran Sasso Resort & SPA”, Bruno Di Tommaso, il dirigente e il responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, e il tecnico del Comune di Farindola (Pescara), Enrico Colangeli, sarebbero dovuti comparire questa mattina davanti al procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini e al pm Andrea Papalia, mentre l'interrogatorio del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, era previsto per la giornata di domani.

Tra le iniziative dell’Uncpi anche la raccolta firme - che partirà domani 4 maggio in numerosi punti di raccolta in tutta Italia - sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l'introduzione in Costituzione della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e requirente. «La proposta di separare le carriere tra giudici e pm - spiega Migliucci - serve per dare completa applicazione all'art. 111 della Costituzione che regola il “giusto processo”. Il giudice, secondo la norma costituzionale, oltre ad essere imparziale, deve essere anche terzo, e cioè, distinto da chi accusa e da chi difende. Solo questo garantisce la imparzialità della decisione e rende effettivi gli altri principi della parità delle parti e del contraddittorio. Senza separazione delle carriere ogni riforma perde di significato». I punti di raccolta sono indicati sul portale di informazione e coordinamento del comitato promotore per la separazione delle carriere, istituito proprio dai penalisti dell'Ucpi, informa una nota.

L’astensione dei penalisti, la terza finora, è stata indetta contro la riforma del processo penale, già approvata, con voto di fiducia, al Senato, e ora in attesa del via libera della Camera. «Il Governo deve essere nuovamente richiamato alla responsabilità politica del mantenimento della scelta di riproporre il voto di fiducia anche davanti alla Camera - si legge nella delibera, firmata dal presidente dell'Unione Camere penali, Beniamino Migliucci, con la quale è stato proclamato il nuovo sciopero - che conferma il perdurare di un atteggiamento di inammissibile disprezzo nei confronti del dibattito parlamentare».

«Il dibattito parlamentare - prosegue - è invece unica garanzia di un'approfondita e meditata valutazione di una riforma che contiene al suo interno interventi normativi che non solo deprimono le garanzie di un processo, violando i principi costituzionali della immediatezza e del contraddittorio, ma anche la presunzione di innocenza e il diritto alla vita, nel disprezzo delle esigenze degli imputati, delle persone offese e dell'intera collettivita».

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