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Aston Martin in crisi con Brexit. La Borsa spera nell’Opa. E in 007

Secondo un report di Goldman Sachs la casa britannica è in crisi più dei competitor «in un trend che pone rischi di prezzo e volumi a tutto il mercato delle auto di lusso». Aston Martin pare il grande malato del settore e le attese di un calo dei volumi portano a «una riduzione dell'Ebitda 2020 e 2021 del 17 e del 10%»

di Alessandro Graziani

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Daniel Craig - 007 con la Aston Martin Db10 venduta all’asta per 3 milioni di euro

Secondo un report di Goldman Sachs la casa britannica è in crisi più dei competitor «in un trend che pone rischi di prezzo e volumi a tutto il mercato delle auto di lusso». Aston Martin pare il grande malato del settore e le attese di un calo dei volumi portano a «una riduzione dell'Ebitda 2020 e 2021 del 17 e del 10%»


3' di lettura

Aston Martin viaggia alla Borsa di Londra su livelli inferiori del 60% rispetto ai valori dell'Ipo avvenuta poco più di un anno fa. Il 2019 è stato un anno nero per le vendite e certo negli Uk la prospettiva di Brexit non ha aiutato. Negli ultimi giorni in Borsa sono circolati rumors di una possibile Opa da parte del miliardario canadese Lawrence Stroll, appassionato di motori e tra i maggiori collezionisti al mondo di auto Ferrari d'epoca, che da pochi anni ha rilevato una scuderia di Formula1 (Force India, poi ribattezzata Racing Point).

Acquisire un'azienda quando le valutazioni sono ai minimi, è la speranza di molti. E c’è chi sostiene che la gloriosa Aston Martin nel 2020 potrebbe beneficiare a livello di vendite del traino promozionale che le deriverà dal comparire come auto “ufficiale” del nuovo film di 007-James Bond “No time to die”, girato in parte anche in Basilicata, che debutterà al cinema ad aprile 2020 e di cui da pochi giorni sono già visibili in rete i primi trailer con la Aston in bella vista.

Basterà 007 a risollevare le sorti di Aston Martin? Non sarà facile perché, a leggere i report degli analisti finanziari, la storica “maison” britannica dell'auto di lusso britannica è in ritardo su molti mercati (a partire da quello Usa) rispetto a marchi come Ferrari e Lamborghini.

ASTON MARTIN

Andamento del titolo a Londra, dal 3 ottobre 2018

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«Siamo cauti su Aston Martin considerando le ridotte previsioni di volumi per il 2019 e il rischi rappresentati da Brexit - scrivono gli analisti di Mediobanca Securities - per questo riduciamo le previsioni di Ebitda (margine operativo netto) del 7-8% per il biennio 2019-2020». Previsioni arrivate dopo i deludenti conti del terzo trimestre del 2019, che hanno evidenziato volumi in calo del 16% nel “quarter” con punte del -20% nei mercati Emea e addirittura del 34% in Cina.

Ancora più pessimisti gli analisti di Goldman Sachs che, nell'ambito di un corposo rapporto sul settore, evidenziano come Aston Martin sia in grave crisi più dei competitor «in un trend che pone rischi di prezzo e volumi a tutto il mercato delle auto di lusso». Aston Martin pare il grande malato del settore e, secondo Goldman Sachs, le attese di un calo dei volumi portano a «una riduzione dell'Ebitda 2020 e 2021 del 17 e del 10%».
L'attrattivita, e di conseguenza i prezzi, in questo tipo di business ha una propria specificità che riguarda - paradossalmente - il prezzo dell'usato.

Più i prezzi dei modelli già usciti scendono, meno attrattive sono le nuove auto in vendita. E nella comparazione che Goldman Sachs ha fatto con Ferrari e Lamborghini, «i modelli di Aston Martin sembrano perdere valore molto più rapidamente dei suoi concorrenti».

Aston Martin Dbx, una supercar travestita da suv

Se per tutti questi motivi Aston Martin quota ai minimi in Borsa, proprio questo elemento - in aggiunta al lancio del nuovo Dbx, veicolo sportivo che sarà presentato in combinata con la promozione al marchio indotta dal nuovo film di James Bond 007 - potrebbe indurre qualche soggetto a tentare l’acquisizione che venerdì 6 il ceo di Aston ha detto di «non sollecitare».

Come si comporterebbero i grandi azionisti? Tre sono quelli strategici: i fondi del Kuwait con il 36% circa, che secondo Goldman sono venditori, il fondo di private equity Investindustrial guidato dall'italiano Andrea Bonomi con circa il 30% e Daimler che è partner industriale (fornisce i motori) ma ha solo il 4%. Se davvero il miliardario Stroll puntasse a rilevare il controllo, non avrebbe altra strada che quella dell'Opa. Possibile? «Mai dire mai», direbbe James Bond.

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