la bufera su bio-on

Astorri e quell’idea nata sugli sci

Le doti di pubblicitario-comunicatore sono quelle che più vengono riconosciute a Marco Astorri anche nelle indagini condotte dalla Procura di Bologna, scaturite negli arresti domiciliari

di I.Ve.


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2' di lettura

Amava raccontare che l’idea di Bio-On era nata sulle piste da sci, di fronte agli skipass in plastica buttati nella neve. E non nascondeva il fatto che non aveva titoli corrispondenti al ruolo di fondatore, presidente e amministratore delegato di una start-up di bioplastiche speciali: «Non sono uno scienziato e nemmeno un laureato in chimica. Sono soltanto un grafico pubblicitario che si è messo a cercare su Internet come fare per produrre plastica senza inquinare il pianeta. E l’ho trovata nell’Oceano Pacifico dove un gruppo di ricercatori sperimentava la produzione di plastica dagli scarti di lavorazione dello zucchero».

Le doti di pubblicitario-comunicatore sono quelle che più vengono riconosciute a Marco Astorri anche nelle indagini condotte dalla Procura di Bologna, scaturite mercoledì negli arresti domiciliari. Nato a Bentivoglio (Bologna) cinquant’anni fa, tre figli e una grande capacità empatica, Astorri inizia la sua carriera nel 1990 come responsabile Design in un’azienda di abbigliamento. Due anni dopo con l’amico francese Guy Cicognani (vicepresidente Bio-On) fonda la T&t, società di consulenza di design multimediale e marketing. Nel 2005 inizia la sua avventura nel mondo dei materiali alternativi alla plastica che lo porta ai ricercatori nel Pacifico, da cui acquista il primo brevetto, con cui nel 2007 dà il via a Bio-On.

L’obiettivo è sviluppare un processo esclusivo per produrre una famiglia di polimeri denominati PHAs (poliidrossialcanoati) da scarti di lavorazioni agricole e diventare Intellectual Property Company nel campo della chimica verde, effettuando ricerca applicata e sviluppo di moderne tecnologie di bio-fermentazione per ottenere materiali ecosostenibili e al 100% naturalmente biodegradabili, da vendere poi a grandi gruppi internazionali in licenza. E apparentemente Bio-On riesce nell’impresa: arriva a 100 brevetti, 100 dipendenti e costruisce a Castel San Pietro Terme un impianto in grado - dice Astorri - di produrre 1.000 tonnellate l’anno di PHAS. Dai 5 euro di quotazione del 2014 Bio-On ha superato il miliardo di capitalizzazione. Era il luglio 2018. Storia vecchia.

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