Il verbale del Cts

AstraZeneca, cosa dice la circolare che ferma il vaccino sotto i 60 anni

«Il rapporto rischi/benefici connesso all'utilizzo del vaccino Vaxzevria è influenzato, in maniera determinate, dallo scenario epidemiologico in atto»

di Nicola Barone

Covid, AstraZeneca agli over 60. Ai giovani seconda dose diversa

3' di lettura

Da adesso in avanti il vaccino Vaxzevria di AstraZeneca andrà solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni, nel ciclo completo. Dopo gli eventi avversi registrati specie nei giovani sono nero su bianco con la circolare del ministero della Salute le nuove disposizioni sulla campagna vaccinale che recepiscono il parere del Comitato tecnico scientifico. Ammontano a circa 900mila gli italiani sotto i 60 anni che hanno fatto la prima dose di vaccino con AstraZeneca e ora dovranno effettuare il richiamo con Pfizer o Moderna. I richiami, come è stato chiarito nella circolare del ministero della Salute, andranno effettuati rispettando il lasso di tempo inizialmente previsto per Astrazeneca, dunque 8-12 settimane dopo la prima dose.

Astrazeneca, la circolare del ministero della Salute

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Il quadro epidemiologico attuale

«La mutata situazione epidemiologica ha determinato una rivalutazione del rapporto benefici-rischi per le fasce di età meno a rischio di forme gravi di Covid-19», si legge a proposito di AstraZeneca nel verbale del Comitato tecnico scientifico allegato alla circolare. La possibilità di aggiornare, in senso più stringente, la raccomandazione relativa all'utilizzo del vaccino Vaxzevria (Vaccino a vettore adenovirale di scimpanzè prodotto da AstraZeneca) «trova il suo razionale alla luce del mutato scenario epidemiologico in senso favorevole e di alcuni recenti eventi avversi cronologicamente e, verosimilmente, anche eziologicamente, collegati alla somministrazione di questo tipo di vaccino». È il passaggio nel quale si evidenzia il nesso con i rarissimi casi gravi che sono stati segnalati.

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In Open Day Regioni rispettino fasce d’età

Il Comitato tecnico scientifico raccomanda che «le Regioni ogniqualvolta promuovano eventi Open Day che sensibilizzano alla vaccinazione anti-Sars-CoV-2, rispettino le indicazioni per fasce d'età, rendendo quanto più possibile l'approccio alla vaccinazione omogeneo sul territorio nazionale». Il Cts ha chiarito che il rapporto rischi/benefici connesso all'utilizzo del vaccino Vaxzevria è influenzato, in maniera determinate, dallo scenario epidemiologico in atto. E lo scenario epidemiologico del Paese ha, fortunatamente, avuto un'evoluzione in senso positivo, da un livello di incidenza intermedio a basso, in misura anche maggiore di quella prevedibile poche settimane fa. il documento di Risk Assessment dell'Ecdc (revisione 15 del 10 giugno 2021) colloca l'Italia al terzo posto tra i Paesi europei nell'ambito di quelli a più basso rischio (dopo 2 paesi insulari quali
Islanda e Malta, e primo tra i Paesi non insulari sotto osservazione (totale 30 in Europa). «Il cambiamento di scenario epidemiologico - si legge nel verbale - in considerazione del basso livello di circolazione virale e della prevalente disponibilità di vaccini a mRna, tenuto conto del principio di massima cautela e del principio di equità che richiede di assicurare a tutti i soggetti pari condizioni nel bilanciamento benefici/rischi, consente di attualizzare le indicazioni vigenti». E quindi consente di «di rafforzare la raccomandazione per l'uso della prima dose del vaccino Vaxzevria nei soggetti di età superiore a sessanta anni, nei quali il beneficio derivante dalla vaccinazione supera i potenziali rischi collegati allo sviluppo di fenomeni trombotici.

Disco verde alla vaccinazione “eterologa”

Benché tutti gli studi registrativi per i vari vaccini siano stati condotti utilizzando due dosi dello stesso vaccino e non siano stati pubblicati studi che includono un elevato numero di soggetti e, ancora, non siano disponibili studi randomizzati in cui il braccio di controllo è rappresentato da due somministrazioni del vaccino Vaxzevria «si può affermare, sulla base delle evidenze di cui si dispone, che la descritta vaccinazione ’eterologa’ trova un suo solido razionale immunologico e biologico e non appare essere sconsigliabile né sul fronte della sicurezza (reattogenicità), né su quello della immunogenicità. Infatti, i dati attualmente disponibili derivanti da studi condotti in diversi Paesi europei indicano la capacità di questo approccio di indurre buona risposta anticorpale e un profilo di reattogenicità nel complesso accettabile e non dissimile da quello osservato somministrando due dosi dello stesso tipo di vaccino», osserva il Cts.

Su rischi con J&J attento monitoraggio

Pur avendo analogie con il vaccino anti Covid AstraZeneca, al momento, i dati «non permettono di trarre valutazioni conclusive rispetto al rapporto beneficio/rischio relativo al vaccino Janssen, connotato dal vantaggio della singola somministrazione, peculiarità che può risultare di particolare beneficio in determinate categorie di popolazione». Ma «l'eventuale evidenza, nel contesto nazionale e internazionale, di fenomeni tromboembolici dopo vaccino Janssen dovrà essere oggetto di attento e costante monitoraggio attraverso le procedure di farmacosorveglianza e vaccino-vigilanza». Il comitato, si legge nel verbale, rileva che «il vaccino Janssen viene raccomandato, anche alla luce di quanto definito dalla Cts di Aifa, per soggetti di età superiore ai 60 anni. Qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione ed in assenza di altre opzioni, il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente».

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