DOPO L'Emergenza coronavirus

Astrid: «La banda ultra larga diventi servizio universale»»

La proposta nella nota di Perrucci (Astrid Led) e Lupi (Agcom)

di Simona Rossitto

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Antonio Perrucci, direttore Astrid Led

La proposta nella nota di Perrucci (Astrid Led) e Lupi (Agcom)


3' di lettura

Inserire la banda (ultra) larga nel perimetro del servizio universale, alla stregua dell'allacciamento della linea telefonica, del servizio radiotelevisivo pubblico o delle comunicazioni postali. E' una delle proposte contenute nella nota pubblicata da Astrid "Dopo il coronavirus: gli interventi di medio lungo periodo per il digitale" a cura di Antonio Perrucci, direttore di Astrid Led, e Paolo Lupi, vicedirettore Direzione tutela Consumatori dell'Agcom. Nella nota vengono avanzati suggerimenti per quella che potremmo definire la ‘fase tre', quando cioè, superata l'emergenza coronavirus e la fase due transitoria, bisognerà costruire un nuovo tipo di economia sostenibile. «Oltre alla gestione dell'emergenza, ossia la straordinaria congiuntura sanitaria ed economica che stiamo attraversando, occorrerà pensare – scrivono gli autori Antonio Perrucci e Paolo Lupi - quanto prima a quali misure strutturali assumere per contrastare il declino di interi settori dell'economia e impostare un nuovo modello di sviluppo a prova di futuro (e di pandemie) ».

La necessità di banda ultra larga in tutto il territorio nazionale è diventata evidente a tutti proprio con l'emergenza coronavirus che, con le misure di isolamento della popolazione, ha portato a un balzo immediato dello smart working e didattica a distanza. L'inserimento nel servizio universale comporterebbe la garanzia di un insieme minimo di servizi di una certa qualità da rendere disponibile a tutti gli utenti a un prezzo accessibile. «In un'ottica di complementarità con le misure a sostegno della domanda di servizi a banda larga, l'inserimento della banda ultra larga nel perimetro del servizio universale costituirebbe – scrivono gli studiosi - un ulteriore contributo verso la riduzione del problema della limitata penetrazione in Italia della banda larga ed ultra larga rispetto alla media europea. Del resto, e qui l'attualità del tema, il servizio universale viene comunemente definito come un insieme di servizi di ben definita qualità, essenziale alla formazione, alla salute o alla sicurezza pubblica, di cui si avvale la maggioranza della popolazione a un prezzo abbordabile. Lo strumento per inserire la banda ultra larga nel servizio universale potrebbe essere offerto dalla trasposizione della direttiva Ue 2018/1972 che istituisce il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, il quale all'art. 84 modifica il paniere dei servizi costituenti il Servizio universale per includervi, appunto, l'accesso a un ‘adeguato' servizio a banda larga in postazione fissa».

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Tra le altre proposte dei due autori, che vanno dalla necessità di un «chiaro indirizzo del Governo – da troppo tempo atteso – sul dilemma concorrenza infrastrutturale/rete unica per la rete d'accesso fissa» alla revisione e all'ampliamento della strategia per l'innovazione e la digitalizzazione del Paese, si segnala il bisogno di accelerare ed aggiornare anche il piano Bul (Banda ultra larga). «In primo luogo, si tratta di: procedere immediatamente a notificare alla Commissione europea il piano per le cosiddette ‘aree grigie', sempre con l'obiettivo di estendere la copertura di reti a banda ultra larga; comunicare alla stessa commissione le iniziative volte a stimolare l'accesso della domanda alle reti a banda ultra larga (voucher). Oltre ad accelerare quanto già (da tempo) previsto, vi è poi la necessità di aggiornare il piano Bul, sia come perimetro di intervento e volume delle risorse da stanziare, sia come obiettivi di copertura e ampiezza di banda, alla luce delle nuove iniziative degli operatori privati, ma anche delle necessità che stanno emergendo, con riferimento a smart working e teledidattica, tra gli altri».

Le misure per accelerare il piano varato nel 2015 «debbono – necessariamente – essere accompagnate da altre iniziative a sostegno della domanda, a cominciare dalla disponibilità per i meno abbienti e per i disabili di una adeguata connessione alle reti a banda ultra-larga, mediante un contributo al costo del canone di abbonamento ed all'acquisto dei dispositivi (tablet, pc) necessari. Anche a questo fine, potrebbe essere funzionale una rapida trasposizione della direttiva che istituisce il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, che pone un particolare accento sull'abbordabilità dei servizi per le fasce più deboli e, soprattutto, sulle esigenze degli utenti disabili». In tal senso, precisano Perrucci e Lupi, «è utile una preliminare ricognizione delle iniziative già in essere, promosse dal Governo centrale e dalle amministrazioni locali, per valutare, quindi, le dimensioni dello sforzo finanziario addizionale, al fine di garantire che le situazioni di esclusione siano ridotte, fino all'azzeramento, diversamente da quanto sta invece rilevando l'esperienza della didattica a distanza».

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