il rapporto sulla sostenibilità ambientale

Asvis: Regioni avanti nella riduzione del tasso di mortalità, non nella parità di genere

Entro il 2030 oltre il 60% delle regioni potrebbe riuscire a ridurre il tasso di mortalità, l'abbandono scolastico e circa il 50% ad aumentare l'uso di energie rinnovabili, in linea con i target dell'Agenda 2030. Non riuscirà invece, a meno di un profondo cambiamento delle politiche, a raggiungere la parità di genere nell'occupazione

di M.Se.

Giovannini: “Italia in ritardo sul sentiero di sviluppo sostenibile”

Entro il 2030 oltre il 60% delle regioni potrebbe riuscire a ridurre il tasso di mortalità, l'abbandono scolastico e circa il 50% ad aumentare l'uso di energie rinnovabili, in linea con i target dell'Agenda 2030. Non riuscirà invece, a meno di un profondo cambiamento delle politiche, a raggiungere la parità di genere nell'occupazione


3' di lettura

L'Italia è ancora lontana dalla sostenibilità economica, sociale e ambientale, ma sempre più regioni, province e città metropolitane guardano al futuro e pianificano le loro strategie usando l'Agenda 2030 dell'ONU. Lo dice il nuovo Rapporto dell'ASviS “I territori e lo sviluppo sostenibile”, strumento che misura se e in che tempi il Paese e i suoi territori riusciranno a raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile a 10 anni dalla scadenza del piano d'azione sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi, inclusa l'Italia.Dal rapporto emerge il
forte ritardo - aggravato dalla crisi pandemica - verso l'attuazione dell'Agenda 2030.

Gli obiettivi che si possono raggiungere

Con riferimento al raggiungimento degli Obiettivi entro il 2030, dall'analisi basata sulle tendenze degli ultimi anni emerge che l'Italia potrebbe riuscire a centrare i target quantitativi associati a tre Goal: Goal 2 (Quota di coltivazioni destinate a colture biologiche), Goal 3 (Tasso di mortalità per le maggior cause) e Goal 16 (Affollamento degli istituti di pena). Un progressivo avvicinamento ai target quantitativi si potrebbe determinare in quattro casi: Goal 4 (Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione e Quota di laureati e altri titoli terziari), Goal 7 (Quota di energia da fonti rinnovabili) e Goal 13 (Quota di emissioni di gas serra),obiettivi principali del Green deal europeo. Negative o decisamente negative appaiono invece le tendenze per i rimanenti 14 target quantitativi: Goal 1 (Quota di persone a rischio povertà ed esclusione sociale), Goal2 (Uso dei fertilizzanti), Goal 3 (Incidenti stradali), Goal 5 (Parità di genere nel tasso di occupazione), Goal 6 (Efficienza delle reti idriche), Goal 8 (Tasso di occupazione 20-64 anni), Goal 9 (Spesa per ricerca e sviluppo),Goal 10 (Disuguaglianza del reddito disponibile), Goal 11 (Qualità dell'aria e offerta del trasporto pubblico),Goal 12 (Produzione di rifiuti), Goal 14 (Aree marine protette), Goal 15 (Consumo di suolo e Aree protetteterrestri), Goal 16 (Durata dei procedimenti civili).

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I ritardi

“Le analisi dell'ASviS mostrano chiaramente che l'Italia non è su un sentiero in linea con gli Obiettivi dell'Agenda 2030 e la crisi in atto impatta negativamente su ben nove di essi” commenta il presidente dell'ASviS Pierluigi Stefanini. “Per questo è necessaria e urgente una mobilitazione di tutte le energie sociali, civili, economiche e istituzionali del Paese ed è fondamentale l'impegno dei territori, e delle loro istituzioni, senza i quali non sarebbe possibile per il Paese raggiungere la sostenibilità economica, sociale e ambientale entro i termini stabiliti dal piano d'azione dell'Onu”.

Italia a macchia di leoprado

Da tale analisi emerge un dato quasi paradossale: gran parte delle regioni e delle città metropolitane usano quest'ultima come riferimento concettuale e come strumento pratico per coordinare meglio le politiche settoriali di propria competenza,mentre il Governo stenta ancora ad allinearsi a questa impostazione, se non all'interno del Piano Sud 2030.“In un momento storico, in cui il governo decide il futuro del Paese definendo del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza per accedere alle risorse del Next Generation Eu, abbiamo voluto offrire un quadro statistico unico e una visione prospettica sia dell'Italia sia dei territori chiamati a realizzare le politiche necessarie per contribuire a portare il Paese fuori dalla crisi nel segno dello sviluppo sostenibile”, sottolinea Enrico Giovannini, portavoce dell'ASviS.“Il lavoro dell'ASviS fa emergere disuguaglianze, punti di forza e debolezza, ma soprattutto rivela, grazie all'analisi dei diversi territori, un'Italia attiva, resiliente e impegnata a realizzare il cambiamento, con risultati che in molti casi appaiono in grado di ridurre le distanze tra le diverse aree del Paese”.

Dalle coltivazioni biologiche alla riduzione dei rifiuti urbani

Ad esempio, oltre il 90% delle regioni e delle province autonome ha raggiunto o raggiungerà il 25% di superficie agricola utilizzata da coltivazioni biologiche; circa il 70% ridurrà del 25% rispetto al 2013 il tasso di mortalità per le principali cause tra i 30 e i 69 anni; oltre il 60% riuscirà a ridurre al10% la quota di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione (18-24 anni) e circa il 50% a raggiungere una quota del 32% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia. Di contro, oltre due terzi delle regioni e delle province autonome si sta allontanando o non si avvicinerà ai target relativi a: riduzione della quota di fertilizzanti distribuiti in agricoltura del 20% rispetto al 2018 e del tasso di feriti per incidente stradale del 50% rispetto al 2010; raggiungimento della parità di genere nel rapporto di femminilizzazione del tasso di occupazione (20-64 anni) e di una quota dell'80% nell'efficienza delle reti di distribuzione dell'acqua potabile; riduzione a 4,2 dell'indice di disuguaglianza del reddito disponibile; aumento del 26% dei posti-km offerti dal trasporto pubblico locale rispetto al 2004; riduzione del 27% dei rifiuti urbani prodotti pro-capite del rispetto al 2003; raggiungimento di una quota del 10% di aree protette marine; azzeramento entro il 2050 dell'incremento annuo di suolo consumato.

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