trasporti

Atac, 275 milioni di debiti con i fornitori. Verso stop dei controlli cinofili nelle stazioni metro

di Andrea Gagliardi

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3' di lettura

«A fine mese, a causa dei mancati pagamenti, saremo costretti a sospendere i nostri servizi di sicurezza delle unità cinofile nelle metro di Roma». A parlare è il titolare della società 'Mib security and service', Amedeo Pantanella, che lancia un appello ad Atac, la municipalizzata per i trasporti di Roma Capitale, affinché «paghi gli arretrati di un anno». E aggiunge: «Abbiamo un credito di 330mila euro». La Mib security, consorziata con l’istituto di vigilanza Italpol, fornitore di Atac, aveva ottenuto nel 2015 un subappalto per la gestione del servizio di 12 unità cinofile, addestrate anche per fiutare eventuali ordigni in valigie, zaini e buste. Una vigilanza prevista quotidianamente per 12 ore al giorno, in particolare nelle stazioni della metro a Piazza di Spagna e Termini, considerate 'obiettivi sensibili'.

'Atac non paga. Verso stop controlli metro Roma'

«Atac non paga. Verso stop controlli metro Roma»
«Dallo scorso anno, precisamente dal novembre 2016, non sono più stati erogati da Atac i fondi necessari per il pagamento degli stipendi dei dipendenti - ha spiegato Pantanella - . Purtroppo così non potremo andare avanti. Eppure proprio Atac aveva voluto fortemente questo servizio: lo scopo era quello di dare un segnale positivo e rassicurante sul fronte della sicurezza al contrasto della criminalità nella metropolitana e riguardo ai rischi della minaccia terroristica. Finora con dei risultati ben visibili. Ma - ha aggiunto Pantanella -, come prevede il contratto, l'Italpol potrà pagarci solo se a sua volta sarà pagata da Atac, committente del servizio».

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Atac: assicurata attività di sorveglianza
A stretto giro Atac ha provato a gettare acqua sul fuoco, ridimensionando il ruolo della “Mib security and service”. Lo ha fatto precisando in una nota che il servizio di sorveglianza svolto dalle unità cinofile in alcune stazioni metro «è solo uno degli strumenti impiegati quotidianamente dalla Security aziendale per assicurare una cornice di sicurezza agli utenti nelle stazioni della metropolitana». L'eventuale interruzione di questa attività dunque «sarà comunque compensata attraverso diverse ed ulteriori azioni finalizzate sempre a garantire l'attuale standard del servizio». Atac ha spiegato anche che queste unità cinofile «non svolgono, come è stato erroneamente riportato, compiti di antiterrorismo, che per legge spettano ad altre istituzioni». L'azienda ha sottolineato inoltre che la società che gestisce questa attività «non ha un contratto diretto con Atac spa, ma con l’A.T.I che fornisce l'intero servizio». E ha ricordato che il proprio dispositivo di sorveglianza prevede circa 300 turni al giorno di guardie giurate e personale non armato. Addetti che prestano servizio nelle stazioni della metro e nei siti sensibili.

275 milioni di debiti verso i fornitori
L’eventauale stop del servizio della “Mib security and service” sarà pure un problema “secondario”. Ma è un altro campanello di allarme rispetto alla situazione di fibrillazione dei fornitori, sfibrati da tempi biblici di pagamento dell’azienda dei trasporti, che ha chiuso il 2016 con 212 milioni di perdita del bilancio 2016 e circa 1,3 miliardi di debiti. Di questi, 275,5 milioni sono debiti verso i fornitori, in crescita rispetto ai 272,8 milioni del 2015. Alla fine, dopo tentennamenti e polemiche, la strada scelta per provare a risanare l'azienda è stata quella del concordato preventivo in continuità. Una strada lunga e incerta, quella di avviare la procedura in tribunale e di tentare l'accordo con i creditori (quasi 1.500), che sarà quasi certamente accompagnata da una proroga al 2024 del contratto di servizio, in scadenza a dicembre 2019.

Le minori percorrenze effettuate (-10.640.434 vett/km) nel 2016 rispetto a quelle programmate sono attribuibili «essenzialmente alla ridotta disponibilità di mezzi - di legge nel bilancio 2016 - determinata dalla vetustà dei mezzi ed aggravata dalle dinamiche finanziarie dell'azienda che non hanno consentito il pagamento continuativo dei fornitori, con conseguenti ricadute in termini di approvvigionamento dei materiali di ricambio, necessari alle riparazioni ed al mantenimento in efficienza del parco che, malgrado le immissioni di nuovi mezzi, mantiene un'età media elevata». Su un parco teorico di 2.500 mezzi, 1.500 sono da sostituire.

Le azioni esecutive dei fornitori
Nel bilancio 2016 si legge ancora che la «capacità di tenuta di alcuni fornitori è stata, negli ultimi esercizi, messa a dura prova dalla situazione di crisi finanziaria». Al 31 dicembre 2016 i debiti verso fornitori risultano essere pari a circa euro 275,6 milioni, di cui circa euro 183,9 milioni scaduti. A fronte di tali debiti, la società «ha stipulato piani di rientro per un ammontare circa pari a euro 76,6 milioni che ad oggi risultano rispettati». La società ha però ricevuto «un numero significativo di decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale su richiesta di fornitori, ed alcuni di questi hanno anche promosso azioni esecutive».

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