conti in rosso

Atac, dal Cda via libera al concordato preventivo: Ernst&Young nominato advisor

di Redazione Online


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3' di lettura

«Il Cda di Atac ha individuato nella procedura di concordato preventivo in continuità la migliore soluzione alla crisi della società deliberando l'immediata comunicazione all'azionista e convocazione dell'assemblea dei soci per le decisioni di competenza». Lo ha comunicato oggi l’azienda. Il concordato preventivo, un accordo con i creditori sotto l'egida del tribunale, è la linea che si andava già delineando per salvare l'azienda capitolina. «Oggi abbiamo compiuto il primo passo concreto per il risanamento e rilancio della società» ha affermato il presidente e ad di Atac Paolo Simoni in merito al via libera del vertice dell'azienda al concordato preventivo. Nella nota aziendale si spiega che il Cda odierno «ha affidato l'incarico di Advisor Finanziario e Industriale alla società
Ernst & Young, di supporto alla procedura di soluzione della crisi».

Ok concordato preventivo per salvare azienda
Il Campidoglio, con il neoassessore al Bilancio Gianni Lemmetti e l'imprimatur dei vertici M5S, sta lavorando a testa bassa con il management della società dei trasporti per approntare il piano. Nella speranza che la formula usata per l'Aamps di Livorno, seguita da Lemmetti con il sindaco Filippo Nogarin, funzioni anche nella Capitale guidata dalla pentastellata Virginia Raggi. Nonostante i numeri diversissimi: Aamps conta circa 300 dipendenti e aveva un debito a fine 2014 di 49 milioni; Atac ha 11.600 lavoratori e un debito di 1,35 miliardi.

Sull’orlo del fallimento
Atac è «sull'orlo del fallimento». Le parole dell'ex direttore generale Bruno Rota sintetizzano la situazione dell'azienda, controllata al 100% dal comune di Roma, che gestisce il trasporto pubblico locale. Per capire l'entità del disastro bastano pochi numeri: anche se in calo rispetto agli anni passati, l'azienda è gravata da 1,35 miliardi di debiti (sui 3,2 miliardi di debito complessivo delle partecipate del comune di Roma), di cui 325 milioni con i fornitori; Atac ha bilanci in perdita dal 2003 nonostante le passate amministrazioni capitoline si siano svenate per oltre un miliardo in ricapitalizzazioni.

Raggi: nuovo corso, azienda deve rimanere pubblica
«Atac deve rimanere pubblica. Atac deve rimanere di noi tutti. Finalmente, inizia una nuova vita per Atac. Si avvia un percorso di rinnovamento totale dell’azienda di trasporti di Roma con un obiettivo chiaro: migliorare le linee, rinnovare la flotta degli autobus, la metropolitana; ridurre i tempi d'attesa; dare ai cittadini i servizi che meritano; tutelare i dipendenti onesti». Così la sindaca
Virginia Raggi sul suo profilo Fb dopo il via libera del Cda di Atac alla procedura di concordato preventivo.

Le dimissioni del numer0 2 di Atac
Da segnalare poi che alla vigilia della riunione del Cda di Atac che ha sancito il via libera al concordato preventivo in continuità, la municipalizzata capitolina dei trasporti ha perso un altro manager: a un mese dall'addio dell'ex dg Bruno Rota, ieri si è dimesso Alberto Giraudi, direttore Operations, voluto in azienda a giugno 2016 dall'allora direttore generale Marco Rettighieri. E rimasto anche dopo la vittoria dei Cinque Stelle e il primo cambio ai vertici, un anno fa: sotto la guida dell'ex amministratore unico Manuel Fantasia era stato promosso da responsabile delle metropolitane e delle ferrovie in concessione dalla Regione Lazio a direttore Operations. Segno della fiducia che godeva anche tra i pentastellati. In Campidoglio minimizzano: «È un altro segnale di cambiamento». Ma l'ennesima valigia costringe a cercare un altro nome di peso proprio nella settimana cruciale per l'avvio delle procedure fallimentari. Ieri è arrivata in Comune la relazione del superconsulente Carlo Felice Giampaolino, che affianca il presidente, amministratore delegato e direttore generale Paolo Simioni nel percorso scelto per la società, gravata da un debito di 1,35 miliardi. Una fotografia aggiornata della situazione di Atac e della tabella di marcia che vedrà la consegna dei libri in tribunale, in vista della riunione odierna del Cda ma soprattutto del passaggio politico del 7 settembre, quando si terrà l'assemblea capitolina straordinaria sui conti.

Sciopero 12 settembre, a Roma mezzi pubblici a rischio
Sul concordato in bianco pesa già l'alt dei sindacati, che due giorni fa hanno mosso il primo passo verso lo sciopero e che temono ripercussioni su livelli occupazionali e contrattazione integrativa. Orsa, Tpl Lazio, Faisa-Confail Sul ct, Utl e Fast-Confsal hanno proclamato uno sciopero dalle 8:30 alle 12:30 per martedì 12 settembre. Lo stop di quattro ore, spiegano in un comunicato, è per contestare l’ipotesi messa in campo dal Campidoglio, quella del concordato preventivo, che «metterebbe a serio rischio livelli occupazionali, diritti salariali e normativi dei lavoratori».

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