la stima eurispes

Atenei privati che diventano Spa? Per lo Stato 100 milioni di nuove entrate

di Alessia Tripodi


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3' di lettura

Quasi 100 milioni di euro l’anno nelle casse dello Stato. A tanto ammonta il “contributo” che potrebbe arrivare nelle finanze pubbliche dalla trasformazione delle università non statali in società di capitali, possibilità offerta da una norma contenuta nel decreto sulla Semplificazione fiscale, in discussione alla Camera. Che, da una parte, consentirebbe agli atenei di accedere a capitali privati secondo logiche di libero mercato, dall’altro prevederebbe il pagamento di maggiori imposte, escludendo gli stessi atenei dall’accesso ai fondi pubblici erogati tramite l’FFo, il Fondo di finanziamento ordinario per le università.

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La stima è contenuta in uno studio dell’Eurispes, che mette a confronto le università statali e quelle private, ripercorrendo l’evoluzione normativa di questi ultimi. E scopre che nei 30 atenei privati esistenti in Italia (di cui 11 telematici), a differenza di quanto accade nelle 67 università pubbliche, gli iscritti sono in aumento. E che le tasse sono quattro volte più alte

Atenei privati? Producono l’11% dei laureati
Secondo i dati riferiti all’anno accademico 2016/2017, gli iscritti agli atenei non statali italiani sono 176.158 (92.677 donne; 6.100 stranieri), di cui 27.339 immatricolati; 35.627 sono i laureati l’anno (19.837 donne; 1.378 stranieri) (Miur, a.a. 2016/17). D al 2012 a oggi nel privato sono aumentati iscritti e laureati, dice Eurispes, mentre nel pubblico gli iscritti diminuiscono. Considerando che negli atenei statali italiani gli iscritti sono 1.478.522 ed i laureati nel 2016 sono stati 276.172 - sottolinea lo studio- si calcola che nelle università non statali studia il 10,6% degli iscritti italiani e viene prodotto l’11,4% dei laureati in Italia.

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Tasse, nel privato quattro volte più alte
Per quanto riguarda le tasse, lo studio Eurispes spiega che la contribuzione media negli atenei non statali ammonta a 5.034 euro annui, mentre in quelli statali si ferma a 1.236 euro annui. Tre le regioni italiane, le tasse medie annue nelle università non statali raggiunge i 10.060 euro in Piemonte, 6.554 in Lombardia, 3.928 nel Lazio, 3.703 in Puglia, 2.893 euro in Sicilia, 2.497 in Campania, 1.624 in Valle d'Aosta, 1.167 in Trentino Alto Adige, 1.010 in Abruzzo, 608 in Calabria. Sempre nel privato, gli studenti completamente esonerati sono 13.420 (il 9,7%), quelli parzialmente esonerati 20.380 (14,7%) e i beneficiari di borse di studio regionali 6.705. Mentre nel pubblico l’esonero completo riguarda 189.550 studenti, pari al 13,2%. Visto che «le università non statali riversano risorse di origine privata all’interno del Sistema Universitario Nazionale e ad esse lo Stato contribuisce in una misura inferiore al 5%- scrive Eurispes -, si può dunque parlare di conversione di risorse private in servizio pubblico».

La trasformazione in società di capitali
Eurispes spiega che l’emendamento sul tema, originariamente proposto nel dl Semplificazione e poi non approvato, è stato ripresentato al ddl 1074 (Semplificazione fiscale) ed è attualmente in discussione alla Camera, riformulato dalla maggioranza. Il testo prevedeva che nell’esercizio della propria autonomia, le università private potessero costituirsi o trasformarsi in società di capitali, secondo la disciplina del Codice civile, e che l'imposta sul reddito e l'imposta sul valore aggiunto versata fossero riversate all’FFo, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università.
Quello che si vuole affermare, spiega lo studio, è il principio per cui, scegliendo di operare in regime di società di capitali, le università private debbano lavorare «esclusivamente secondo le logiche di libero mercato», senza poter quindi accedere ai fondi pubblici, ovvero all’FFo, il Fondo per il finanziamento ordinario delle università.

Maggior gettito, nessuna spesa, più capitali per l’istruzione
«Fermo restando l'esercizio dell'attività di vigilanza da parte del Miur», secondo lo studio, «non esiste un’incompatibilità a priori tra le normative vigenti e la trasformazione delle università non statali in società di capitali, né con il perseguimento della finalità pubblica, che deve restare prevalente ed imprescindibile». L’approvazione dell’emendamento, dunque, porterebbe dunque a un aumento del gettito versato da parte delle università nella “nuova” forma giuridica di società capitali rispetto a quello attuale (ovvero un’Ires al 50%, spiega Eurispes, rientrando le università nella platea degli Enc, enti non commerciali, che usufruiscono della riduzione dell'aliquota Ires prevista dall'articolo 6 del Dpr. n. 601/1973 e Irap). Nessun «impatto negativo», invece, sulla finanza pubblica, visto che, dice Eurispes, la novità non importa nuova spesa e favorisce, invece, l'attrazione di capitali, anche internazionali, nel settore dell'istruzione.
Sebbene il maggior gettito sia difficilmente stimabile, è comunque ragionevole ipotizzare, dice Eurispes, visti gli ammontari di gettito pari, tra Ires ed Irap, a circa 25 mln di euro − e considerato un rapporto di 4 a 1 rispetto all’attuale gettito − che la misura potrebbe portare, come detto, almeno 100 milioni di euro l’anno nelle casse dello Stato

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