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Atenei, trend incrociati tra studenti e dottorandi

Anche le università orientate alla ricerca come Trento e Politecnico di Milano hanno visto crescere in parallelo matricole e posti di dottorato

di Alice Civera, Michele Meoli e Stefano Paleari

(AdobeStock)

3' di lettura

Il ministero dell’Università e della Ricerca ha da poco attribuito le borse di dottorato previste dal Pnrr. L’ammontare è consistente e mira a invertire un trend decennale che ha visto ridursi il numero di dottorandi del 12% a fronte di una stabilità nel numero di studenti (+0,22%). Le borse sono state distribuite tenendo conto della rappresentatività delle singole Università sul sistema sia con riferimento al numero di studenti, sia al numero di dottorandi. I due parametri evidenziano caratteristiche diverse: il primo la capacità di attrarre studenti, il secondo la volontà di investire nella preparazione alla ricerca È interessante vedere quanto la distribuzione abbia sottolineato le differenze tra i vari atenei.

I tre cluster

Un modo per valutare tali differenze è quello di rapportare il peso che le singole Università hanno in termini di studenti e di dottorandi rispetto al sistema universitario. Quest’analisi permette di individuare 3 cluster: 1 il gruppo di atenei che possiamo indicare con il termine “Research oriented”, dove la quota di dottorandi supera quella degli studenti per una certa soglia (rapporto superiore a 1,05); il gruppo di università indicato con il termine “Hybrid”, che non manifesta grande differenza tra la quota di studenti e di dottorandi (rapporto compreso tra 0,95 e 1,05); il gruppo di università indicato con il termine “Teaching oriented”, dove la quota di dottorandi è inferiore a quella degli studenti anche stavolta per una certa soglia (rapporto inferiore a 0,95).

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I RISULTATI NEI 55 ATENEI STATALI CON ALMENO 5MILA ISCRITTI
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Risulta, inoltre, importante visualizzare la dinamica decennale e vedere il trend delle singole università e il peso ricoperto nella formazione di studenti o dottorandi. Per fare questo si sono considerati i valori a partire dal 2010 e fino al 2020. L’analisi è sui 55 Atenei statali con più di 5.000 studenti.
L’elaborazione evidenzia i 3 cluster con riferimento ai valori del 2020. Il primo è composto da 21 Università; il secondo da 8 e il terzo da 26. Le variazioni tra il 2010 e il 2020 permettono poi di sottolineare chi, nei vari cluster, ha modificato la propria posizione nel decennio trascorso.
In particolare, come vediamo nel grafico in pagina, in ogni cluster si individuano 4 gruppi di atenei in relazione alle variazioni rispetto al sistema universitario nell’ultimo decennio: 1 quelli che sono cresciuti sia per numero di studenti sia per numero di dottorandi; 2 quelli che hanno perso studenti ma hanno guadagnato per numero di dottorandi; 3 quelli che sono cresciuti numericamente per numero di studenti ma non per dottorandi; 4 quelli che hanno perso sia studenti sia dottorandi.

I quattro gruppi di atenei

Il quadro che emerge è interessante e permette di evidenziare la presenza di un numero di università che si è distinta per tassi di crescita in entrambe le direzioni. In taluni casi, la crescita ha accentuato la “vocazione” dell’università. Ad esempio Trento e il Politecnico di Milano, già caratterizzati da una vocazione alla ricerca, hanno visto crescere i dottorandi rispettivamente del 40 e del 52 per cento.
Altre università sono cresciute in una sola direzione. In alcuni casi, questa crescita è coerente con il profilo dell’ateneo. Fra le università a maggiore vocazione didattica, Bergamo fa registrare una crescita di quasi il 40% degli studenti, a fronte, tuttavia, di un calo significativo nel numero di dottorandi. Fra le università, viceversa, più orientate alla ricerca, Bari Politecnico incrementa i dottorandi del 40% malgrado un calo nel numero di studenti.

La valorizzazione delle differenze

Gli indicatori utilizzati offrono ovviamente una prospettiva parziale di un fenomeno complesso, ma preme osservare come si vada delineando in Italia un sistema con atenei con accentuate differenze. È importante che gli atenei prendano consapevolezza di come l’attrattività nei confronti degli studenti e le scelte di investire in futuri ricercatori, siano fenomeni interrelati, da monitorare e parte integrante di una strategia, sia nel confronto internazionale sia nella capacità attrattiva del Paese, dove le differenze sono semmai un valore.
L’auspicio è che le molte iniziative messe in campo con il Pnrr possano rafforzare tutto il sistema e permettere alle università una differenziazione consapevole e virtuosa che tenga conto del contesto e delle priorità scelte.

Università degli studi di Bergamo

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