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Athena Art Finance finisce nella “rete” di Inigo Philbrick, accusato di frode

Le operazioni risalgono al 2017 ma il mancato pagamento degli interessi alla società americana a marzo ha fatto cadere a pezzi il castello di carta dell'art dealer

di Maria Adelaide Marchesoni

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Art dealer Inigo Philbrick

Le operazioni risalgono al 2017 ma il mancato pagamento degli interessi alla società americana a marzo ha fatto cadere a pezzi il castello di carta dell'art dealer


3' di lettura

Il prestito con garanzia l'opera d'arte è un'operazione di finanziamento che, al pari di altri prestiti, funziona se i soggetti coinvolti sono solvibili e rispettano gli accordi del contratto. L'analisi della solvibilità di colui che ottiene il prestito andrebbe verificata continuamente, soprattutto, in una situazione in cui le difficoltà a causa dalla pandemia Covid-19 non mancano. Con la contrazione del mercato dell'arte il rischio di default aumenta. Se a tutto ciò si aggiunge la frode le problematiche possono essere elevate per le società che concedono art loan.
La società americana Athena Art Finance ne sa qualcosa. Nei mesi scorsi ha intentato una causa contro il mercante d'arte Inigo Philbrick (in foto), accusato di frode telematica e furto di identità. Cittadino americano con gallerie e Londra e Miami è stato arrestato sull'isola di Vanuatu, nel Sud del Pacifico, con l'accusa di aver ingannato investitori e finanziatori a New York e all'estero per oltre 20 milioni di dollari nel periodo dal 2016 al 2019 per finanziare la sua attività.

La denuncia
La denuncia afferma che Philbrick: “ha fatto dichiarazioni false e omissioni di materiali a collezionisti d'arte, investitori e finanziatori per accedere a opere d'arte di elevato valore e ottenere proventi di vendita, finanziamenti e prestiti” e “ha consapevolmente travisato la proprietà di alcune opere d'arte, ad esempio, vendendo oltre il 100% della proprietà di un'opera a più individui ed entità a loro insaputa, utilizzando opere d'arte come garanzia su prestiti all'insaputa dei comproprietari e senza rivelare gli interessi di proprietà di terzi ad acquirenti e finanziatori”.

Le opere
Tra le opere al centro dell'indagine che sono state oggetto di vendite più soggetti e date in garanzia per finanziamenti vi è «Humidity» (1982) di Jean-Michel Basquiat, un dipinto di Christopher Wool, «Untitled» del 2010, e «Untitle Picasso portrait» di Rudolf Stingel.

Athena Art Finance
La società, che ha in essere un'operazione di art loan con Philbrick ha presentato una richiesta formale alla Corte Suprema dello Stato di New York lo scorso dicembre, cercando di recuperare 14,9 milioni di dollari, più gli onorari degli avvocati e le spese processuali. Secondo quanto emerge dall'indagine, Athena ha iniziato a lavorare con Inigo Philbrick e le società a lui collegate nel gennaio 2017, con un prestito di 10 milioni di dollari con garanzia alcune opere d'arte blue-chip che, secondo l'accusa erano già state vendute a diversi altri clienti. Nel maggio 2018 Athena e Philbrick siglano un altro accordo in base al quale l'importo del prestito aumenta a 13,5 milioni di dollari con scadenza, rimborso capitale e interessi, nel marzo 2020. Lo scorso ottobre il castello costruito dall'art dealer inizia a cadere a pezzi. Philbrick: “ha violato gli obblighi previsti dal regolamento del prestito omettendo il pagamento, alla scadenza, di interessi per 102.590 dollari”. Lo scorso 2 giugno Athena ha intentato un'altra causa in quanto dichiara di essere proprietaria di una delle opere al centro dell'indagine, il dipinto «Humidity» di Basquiat (venduto per 10,2 milioni di dollari alla casa d'aste Phillips di New York nel 2012 e inserita in una mostra di Basquiat del 2019 alla Mori Arts Centre Gallery di Tokyo), attualmente conservato da Athena in un caveau a New York. Pertanto Athena ha chiesto al giudice di concedere la proprietà del dipinto per poterlo vedere. Ma c'è qualcun altro che rivendica l'opera e accusa Athena di non aver fatto con la dovuta cura la due diligence per verificare Philbrick quando ha richiesto il prestito. Si tratta di Satfinance Investmet Ltd, un veicolo d'investimento con sede nelle British Virgin Island gestito dal collezionista Aleksandar Pesko. Da quando è stata presentata la denuncia iniziale, Satfinance Investment Ltd ha dichiarato in un documento del tribunale che ha acquistato il dipinto nel 2016 per 12,2 milioni di dollari e poi ha stipulato un accordo per venderlo a Philbrick. Tale transazione era stata oggetto di un precedente deposito presso l'Alta Corte di Londra in cui Satfinance Investment Ltd. sosteneva che Philbrick aveva ingannato la società, dichiarando falsamente quanto avrebbe pagato per il dipinto per ottenere una maggiore quota di proprietà.

Gli altri protagonisti
La maggior parte, se non tutte, le opere in questione sembrano essere oggetto di rivendicazioni legali da parte di alcuni ex soci dell'art dealer Philbrick. Oltre a Satfinance Investment, sono coinvolti Fine Art Partners , una società con sede a Berlino che aveva un accordo per il prestito di opere d'arte con Philbrick e Guzzini Properties, una società i cui finanziatori, recentemente resi noti, sono i magnate britannici Simon e David Reuben, con un patrimonio netto complessivo di 12,6 miliardi di dollari, secondo l'indice Bloomberg Billionaires Index.

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