il dopo benetton

Atlantia-Aspi, soluzione in arrivo. Fondazioni al bivio tra Cdp e F2i

Domani incontri decisivi a margine del consiglio Acri. A breve anche cda del fondo. La spinta dell'ex Guzzetti per il riassetto “privato” e le difficoltà del conferimento

di Alessandro Graziani


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(REUTERS)

3' di lettura

L’ormai imminente riassetto di Autostrade per l’Italia (Aspi), che ha come presupposto la separazione societaria dalla controllante Atlantia che fa capo alla Edizione dei Benetton, coinvolge anche il mondo delle Fondazioni. Sia nell’ipotesi di un intervento pubblico in Aspi di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) sia nel caso in cui sia il fondo F2i a diventare il maggiore socio di Autostrade, le grandi Fondazioni saranno chiamate a breve a dare il loro parere vincolante nel ruolo di azionista di minoranza di Cassa Depositi e di sottoscrittori del fondoF2i, in entrambi i casi con rappresentanti nei consigli di amministrazione.

GLI AZIONISTI DI CDP

Quota in % (Fonte: dati societari)

Il tema sarà affrontato, stando a indiscrezioni raccolte in più Fondazioni, sia domani a margine del consiglio dell’Acri a Roma sia nei prossimi giorni da un apposito cda di F2i Sgr. La partita sarà però decisa decisa a livello di Governo - il dossier è nelle mani del premier Giuseppe Conte - e al massimo entro la prossima settimana si capirà se Aspi finirà nell’orbita pubblica di Cdp o se attraverso un’operazione di mercato confluirà invece nel polo infrastrutturale privato di F2i. In preallerta anche i cda di Atlantia e di Edizione che, secondo alcune indiscrezioni, avrebbero già avallato in via preliminare con apposite delibere il progetto di progressivo distacco da Aspi.

Il punto di partenza dell’intera operazione, come già emerso da una serie di indiscrezioni di stampa, sarà la presentazione in Parlamento di un emendamento da parte della maggioranza di Governo al decreto Milleproroghe, che dovrebbe prevedere che la concessione venga mantenuta in capo ad Aspi. In cambio, secondo quanto fin qui trapelato, la società pagherebbe una “multa” allo Stato e, oltre a farsi carico degli oneri di ricostruzione del Ponte Morandi, si impegnerebbe a una riduzione delle tariffe, a un incremento degli investimenti e delle spese di manutenzione. Con questa tipologia di accordo politico, da una parte si otterrebbe l’integrità della società Aspi con la tutela dei dipendenti e dei creditori e obbligazionisti. Dall’altra parte, la maggioranza di Governo avrebbe la garanzia che la nuova Aspi non farà più capo ad Atlantia-Edizione-Benetton e che da subito si metterebbe in moto (con immediate delibere di approvazione dei cda) l’operazione per l’ingresso di un nuovo azionista di riferimento.

GLI INVESTITORI DI F2I

Quote in % dei due fondi. (*) Cassa depositi e prestiti (Fonte: dati societari)

Due le soluzioni fin qui ipotizzate e oggetto di studio da parte degli advisor. La prima prevede l’ingresso in Aspi di Cdp, che rileverebbe una quota rilevante di Atlantia. Il nuovo polo delle infrastrutture pubblico, in cui in prospettiva potrebbe confluire anche WeBuild (ex Salini Impregilo+Astaldi), è supportato dai sostenitori della nazionalizzazione delle Autostrade (a partire da M5S). L’ingresso di Cdp in Aspi avrebbe il vantaggio di essere finanziariamente semplice da realizzare, a differenza delle complessità dell’operazione al vaglio di F2i che però sarebbe di mercato e privata.

In quest’ultimo caso, stando alle indiscrezioni di fonti finanziarie, Atlantia conferirebbe gran parte della sua partecipazione in Aspi (oggi all’88%) al fondo infrastrutturale di F2i che già controlla, tra gli altri, numerosi asset nel settore aeroportuale e nelle torri tlc. Lo sbilancio finanziario del conferimento che conseguirebbe a favore di Atlantia verrebbe coperto da F2i con le risorse iniettate nel fondo da una serie di investitori istituzionali (da cercare tra i grandi player globali dei fondi infrastrutturali). L’interesse c’è, evidenziano gli advisor, ma servirà tempo per trovare la quadra. Da verificare anche il gradimento a questo tipo di soluzione dei due maggiori soci di minoranza di Aspi: Allianz e Silkroad.

In entrambi i casi il nodo finanziario da sciogliere dopo l’accordo politico sarà la stima del valore della nuova Aspi, che dovrà inevitabilmente tenere conto del nuovo contesto regolatorio-tariffario conseguente all'emendamento al decreto milleproroghe.

Come andrà a finire? Le Fondazioni, teoricamente decisive in base agli statuti dei due soggetti interessati, che preferenza esprimeranno? Chi nel mondo delle Fondazioni si è consultato nei giorni scorsi con Giuseppe Guzzetti, che per venti anni è stato al vertice di Acri e Fondazione Cariplo, avrebbe ricevuto il suggerimento di preferire la soluzione privata e di mercato di F2i. Guzzetti ormai non ha più incarichi ufficiali ma il suo orientamento per la soluzione privata, se fattibile tecnicamente, ha tuttora un elevato grado di condizionare le scelte degli enti. L’operazione Aspi è tuttavia nelle mani del Governo e, nel caso di una maggioranza coesa a favore della soluzione pubblica tramite Cdp, difficilmente le Fondazioni si metteranno di traverso. Anche perché la nuova Aspi, pur ridimensionata nelle prospettive reddituali, non è Alitalia.

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