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Atlantia, parte il dopo-Abertis. Focus su Telepass e aeroporti

di Laura Galvagni

Afp

3' di lettura

È di lunedì sera la notizia che Moody’s, dopo aver messo sotto la lente, il 22 agosto, il rating di Atlantia con implicazioni negative, abbia deciso di confermare il giudizio Baa3 sul debito della holding infrastrutturale. Un passaggio che non è certo marginale per la società guidata da Giovanni Castellucci che, a valle dell’operazione Abertis e complice la tragedia del Ponte Morandi, ha visto crescere l’attenzione delle grandi agenzie sulla struttura finanziaria del gruppo. Moody’s ha mantenuto l’outlook negativo e ha aggiunto che non prevede di rivedere al rialzo la valutazione sul debito nel breve periodo. Questo perché persistono, a suo parere, «incertezze e rischi associati» al crollo del Ponte di Genova. Incertezze e rischi che, tuttavia, non sembrano frenare i piani della holding. Anzi, è proprio in questo contesto che Atlantia, sta iniziando a vagliare tutte le possibili opzioni strategiche volte a dare ulteriore impulso all’azienda. E per farlo avrebbe avviato, seppure al momento in maniera del tutto informale, una ricognizione complessiva su tutte le partecipazioni della società e sull’indebitamento di gruppo, in modo da poter identificare anche il “passaporto” di ogni singola esposizione.

L’obiettivo, evidentemente, è di avere una fotografia il più aggiornata possibile della galassia per poter poi compiere, se necessarie, opportune valutazioni di ottimizzazione di allocazione del capitale. In proposito nulla è ancora stato deciso e molto dipenderà da quale sarà l’esito finale dell’analisi. Ma in che direzione potrebbe muoversi Atlantia? Su questo si stanno esercitando numerose banche d’affari con l’intento di proporre alla holding infrastrutturale la soluzione ideale per migliorare il profilo finanziario della società. Le ipotesi sul tavolo sono disparate e guardano sia la debito della compagnia sia alle aziende controllate. Di certo, nel portafoglio di Atlantia non mancano asset di pregio. In proposito, Telepass rappresenta certamente un esempio calzante. In particolare, in questo momento è in corso di valutazione l’acquisto da Abertis della società che gestisce il pagamento telematico. Operazione rispetto alla quale non è ancora stato definito nulla ma che, se dovesse andare a buon fine, spingerebbe il valore complessivo di Telepass oltre il miliardo di euro. Ciò potrebbe favorire riflessioni approfondite sul futuro della compagnia e sul suo assetto azionario.

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Già da qualche tempo le banche d’affari considerano come percorribile la possibile quotazione dell’azienda o altrimenti l’apertura del capitale a un partner finanziario, come è già avvenuto nel caso di Autostrade per l’Italia e come si era pensato di fare con Aeroporti di Roma. Dossier, quest’ultimo, poi finito in un cassetto ma che all’occorrenza potrebbe essere rispolverato. Tanto più alla luce dei risultati di Fiumicino. In termini di passeggeri, stando ai dati più recenti, lo scalo si conferma al primo posto in Italia, con un +4,9% dei viaggiatori che nel 2018 hanno sfiorato i 43 milioni. Se si considera anche Ciampino, il sistema degli Aeroporti di Roma ha chiuso l’anno con il record di quasi 49 milioni.

Gli aeroporti, peraltro, sono uno dei tasselli chiave della strategia di crescita di Atlantia. Non a caso, secondo fonti finanziarie, la compagnia starebbe guardando con attenzione all’India. In particolare, avrebbe messo nel mirino l’ingresso in una realtà attorno a cui ruotano tre scali sul suolo indiano, dopo aver guardato nei mesi scorsi anche alcuni asset nelle autostrade. Da capire, invece, l’interesse per una quota nell’operatore degli aeroporti parigini di Charles de Gaulle e Orly, una delle prime privatizzazioni del programma francese per il 2019. La quota del 50,6% detenuta dallo stato francese nel gruppo Aeroports de Paris (ADP), stando all’attuale capitalizzazione di Borsa, vale oltre 8 miliardi di euro. Una somma impegnativa, tanto più alla luce degli attuali rapporti Italia-Francia.

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