il crollo del ponte a genova

Atlantia perde in due giorni oltre 5 miliardi di capitalizzazione

di Andrea Fontana

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3' di lettura

Chiusura pesante per Atlantia a Piazza Affari. La società, che controlla Autostrade per l'Italia ed è sotto forte pressione da martedì, quando è crollato il ponte Morandi di Genova, ha terminato in ribasso del 22,26% a 18,3 euro per azione, dopo essere arrivata a perdere più del 25% a 17,265 euro, scivolando sotto la soglia dei 18 euro per la prima volta dall'autunno 2014. Nel corso della seduta il titolo aveva cercato di risollevarsi, arrivando a limitare le perdite attorno al 14% circa. A fine seduta la capitalizzazione di mercato di Atlantia è pari a 15,11 miliardi euro, meglio dei 14,7 miliardi toccati nel corso della giornata, ma comunque sotto i 20,5 miliardi della chiusura di lunedì, il giorno prima del cedimento del viadotto. A questi valori, dunque, in due giorni il titolo ha perso 5,39 miliardi di capitalizzazione.

Dopo il crollo del Ponte Morandi sull'autostrada A10 in gestione alla controllata Autostrade per l'Italia e il successivo annuncio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla volontà di revocare ad Autostrade la concessione autostradale, le azioni in un primo momento avevano ignorato le parole dure usate dal vicepremier Luigi Di Maio, ma hanno poi ricominciato a scendere, quando il ministro ha rincarato la dose e puntato l'indice contro i Benetton, azionisti di Atlantia, spiegando che «se i privati non sono in grado di gestire una parte di strada, interverrà il pubblico». Di Maio ha insistito sul fatto che la concessione può essere tolta ad Autostrade per l'Italia senza incorrere in alcuna penale e/o risarcimento vista la gravità della tragedia avvenuta a Genova. All'annuncio di Conte («Avvieremo la procedura per la revoca della concessione a società Autostrade»), Autostrade per l'Italia ha replicato di essere fiduciosa di poter dimostrare il corretto adempimento degli obblighi previsti dalla concessione mentre questa mattina in una nota il gruppo Atlantia ha precisato che la dichiarazione del presidente del Consiglio sull'avvio della procedura di revoca non contiene contestazioni specifiche nè è basata su «accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto». Atlantia ricorda inoltre che, anche in caso di revoca, spetta ad Aspi il riconoscimento del valore residuo della concessione (che scade nel 2038), «dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili».

Equita e Akros abbassano giudizi ma «revoca concessione non probabile»
Alcune case di investimento non ritengono probabile lo scenario ma rivedono comunque la posizione sui titoli Atlantia. «Riteniamo poco probabile che si arrivi alla revoca della concessione, mentre ci aspetteremmo una fase di negoziazione che porti a maggiori investimenti per Aspi - scrive Equita Sim che passa da una raccomandazione «buy» a «hold» (con target di prezzo sceso del 17% a 247,2 euro) perché la decisione del governo di avviare le procedure per la revoca della concessione, seppure riteniamo più probabile che si arriverà a una soluzione negoziale, aumenta sensibilmente l’incertezza regolatoria con il rischio di avviare una fase di lungo scontro legale». Gli analisti di Banca Akros passano da «accumulate» a «neutral» (target ridotto da 31 a 25 euro): secondo la casa di investimento è «improbabile» la fine alla convenzione ma «l'incertezza sul contesto regolatorio per Atlantia aumenterà significativamente» e potrebbe diventare «più ostile almeno nel breve termine», mentre resta tutto da valutare l'impatto sotto il profilo reputazionale.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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