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Atlantia, a rischio pure i ricavi. Traffico Aspi e Adr in forte calo

Sulle autostrade in discesa i mezzi leggeri, a Fiumicino giù i volumi del 50%. Gli asset valgono il 40% del giro d'affari. In aggiunta il tema debito e il nodo revoca

di Laura Galvagni


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3' di lettura

Ancora giù. Atlantia finisce di nuovo al tappeto e aggiorna nuovi minimi in Borsa. Le azioni della holding infrastrutturale hanno chiuso nella seduta di mercoledì in discesa dell’1,66% a 13,90 euro. E non potrebbe essere altrimenti: l’azienda è sotto pressione da qualsiasi lato la si guardi. C’è il tema della revoca della concessione alla controllata Autostrade per l’Italia, c’è la questione del debito, elevato e classificato come “spazzatura” dalle agenzie di rating, c’è da capire come rendere “bancabili” gli investimenti e ora c’è un serio rischio sui ricavi.

L’ultima variabile, imprevista e dall’effetto ancora tutto da stimare, ossia quella legata alla serrata per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, potrebbe gelare il giro d’affari di due asset chiave del gruppo per diversi mesi. Il riferimento ovviamente è ad Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma.

Con lo stop ai movimenti su tutto il territorio, sulla rete a pedaggio viene a mancare buona parte del traffico leggero, quello occasionale ma che rappresenta comunque una fetta importante del fatturato da tariffe. Nel 2019, per esempio, nel primo semestre sono transitati oltre 24 milioni di veicoli e di questi ben 20,8 milioni erano mezzi a due assi. Il resto erano mezzi pesanti che, si segnala, per il momento circolano abbastanza regolari: si è registrata una contrazione attorno al 4% dei volumi.

Tuttavia se la Lombardia dovesse alzare il livello di guardia imponendo anche la chiusura di alcune fabbriche lo scenario potrebbe mutare sensibilmente.

Nel 2019 Aspi nel primo semestre ha segnato ricavi da pedaggi per 1,76 miliardi di euro, spannometricamente si tratta di circa 290 milioni al mese. Certo l’emergenza Covid-19 non andrà ad azzerare il giro d’affari ma di certo lo ridurrà sensibilmente soprattutto nei mesi di marzo e aprile. E a se a questo si somma la possibile performance di Aeroporti di Roma lo scenario si fa davvero difficile.

La società che gestisce lo scalo di Roma ha registrato a febbraio un calo del traffico dell’11%, percentuale che negli ultimi due giorni è salita rispettivamente al 45 e al 50%. Per di più, se sulle autostrade in prospettiva la circolazione potrebbe tornare regolare in tempi più rapidi, per lo scalo romano il discorso potrebbe essere ben differente. Appare probabile che atterraggi e decolli procederanno al lumicino almeno fino a giugno. Lo scorso anno nei primi sei mesi Adr ha registrato un fatturato di 445 milioni di euro.

Nel primo semestre del 2019, dunque, i due asset hanno garantito 2,2 miliardi di ricavi ad Atlantia rispetto a un totale di 5,6 miliardi (considerato il contributo di Abertis). Valgono quindi il 40% del giro d’affari della holding. Questo, dunque, è quel che rischia la società che, nel mentre, deve ancora fronteggiare e risolvere il noto dossier della revoca della concessione legato alla tragedia del Ponte Morandi.

Il decreto Milleproroghe e con lui l’articolo 35 hanno messo nelle mani dell’esecutivo la possibilità di prendere la concessione in capo ad Aspi a un costo ben diverso rispetto a quanto previsto dalla convenzione. Autostrade per evitare che il Governo proceda in questa direzione ha messo sul piatto una proposta transattiva che Roma però non ha di fatto nemmeno preso in considerazione sebbene contenga un’offerta di “rimborso” cash, la riduzione delle tariffe da pedaggi fino al 5% e un piano di investimenti per un valore complessivo di oltre 4 miliardi.

Stante il quadro assai complesso per Atlantia, non potendo in alcun modo limitare gli impatti dell’emergenza Covid-19, la compagnia avrebbe certamente necessità di vedere chiarito almeno il dossier della risoluzione della concessione rispetto al quale c’è piena volontà di trovare un accordo. D’altra parte la carne al fuoco è troppa e l’azienda rischia davvero tanto. Tanto più considerato il tema debito: Atlantia è garante di circa 5,5 miliardi di prestiti obbligazionari in capo ad Aspi e se dovesse scattare la revoca potrebbe dover sborsare questa somma dall’oggi al domani.

Per approfondire:
Edizione e Atlantia, in bilico il tavolo con F2i per Autostrade

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