diplomazia e cybersicurezza

Attacco hacker cinese alla sede vaticana di Hong Kong

Lo sostiene un rapporto della società americana di sicurezza informatica Recorded Future. A settembre era previsto il rinnovo dell’accordo sulle relazioni tra la Chiesa e Pechino, che nega coinvolgimenti

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Videosorveglianza nella cattedrale Xishiku di Pechino (Reuters)

Lo sostiene un rapporto della società americana di sicurezza informatica Recorded Future. A settembre era previsto il rinnovo dell’accordo sulle relazioni tra la Chiesa e Pechino, che nega coinvolgimenti


2' di lettura

Hacker collegati al governo cinese si sono infiltrati nelle reti informatiche vaticane, tra cui la Holy See Study Mission di Hong Kong, tra le missioni più strategiche della Santa Sede nel mondo essendo il collegamento con le diocesi della Cina, attraverso attacchi cominciati a maggio. Lo riporta il New York Times, anticipando il rapporto di Recorded Future, società privata americana del Massachusetts che traccia gli attacchi informatici sostenuti dagli Stati, che lo ha reso ora disponibile. Vaticano e Cina avrebbero dovuto avviare quest'anno i colloqui per il rinnovo dell'accordo del 2018 sulla nomina dei vescovi che ha stabilizzato le relazioni.

Il cavallo di Troia

Il cavallo di Troia è stato poi individuato nella lettera di cordoglio per la morte del vescovo cinese Joseph Ma Zhongmu della diocesi di Yinchuam/Ningxia del cardinale Pietro Parolin, il responsabile della Segreteria di Stato, e mandata per email alla Holy See Study Mission di Hong Kong. Secondo Recorded Future, l'email aveva un malware messo a punto dagli hacker cinesi di RedDelta, gruppo noto per i blitz. L' e-mail, indirizzata a monsignor Javier Corona Herrera, aveva la firma dell'arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto alla Segreteria di Stato: il predecessore di Corona Herrera, il croato Ante Jozic, che si ritiene abbia avuto “un ruolo vitale” nel negoziato con Pechino.

Il testo della lettera, riprodotto da Recorded Future, ha fatto emergere un lavoro molto sofisticato: una lettera su carta intestata della Segreteria di Stato e il messaggio di Parolin che potrebbe essere autentica. E se lo fosse resta da capire come sia finita nelle mani di RedDelta. La società di cybersicurezza Usa ha affermato anche che da inizio maggio nel mirino sono finite anche altre diverse organizzazioni legate al Vaticano, tra cui il Pontifical Institute for Foreign Missions (Pime), che in passato non sono stati segnalati come target possibili della Cina. Le intrusioni sono partite a pochi mesi dal rinnovo di settembre dell'intesa provvisorio firmato da Cina e Santa Sede nel 2018, col quale il Partito comunista ha guadagnato potere e supervisione sulla Chiesa Cattolica in Cina, storicamente “sotterranea” per sfuggire alle persecuzioni, a partire dalla vexata quaestio della nomina dei vescovi.

Le posizioni negoziali

La sospetta intrusione avrebbe dato a RedDelta informazioni sulle posizioni negoziali della Santa Sede in vista del rinnovo dell'accordo di settembre 2020. E avrebbe dato anche indicazioni sia sulle relazioni tra la diocesi di Hong Kong e il Vaticano sia sulla posizione della diocesi rispetto al movimento pro democrazia dell'ex colonia britannica e alla legge sulla sicurezza nazionale imposta sulla città da Pechino ed entrata in vigore il 30 giugno.

La risposta cinese

Prima di tutto “dovrebbero essere fornite prove sufficienti quando si indagano e si determinano la natura degli incidenti sulla cybersecurity”: è il commento del portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, in risposta alle notizie secondo cui gli hacker cinesi hanno preso di mira le reti informatiche del Vaticano dagli inizi di maggio, secondo quanto ha sostenuto in un rapporto Recorded Future, società privata Usa del Massachusetts che traccia gli attacchi informatici sostenuti dagli Stati. Pertanto, ha concluso Wang, “non dovrebbero essere fatte ipotesi arbitrarie”.

Nè dal Vaticano né dalla sede di Hong Kong sono al momento arrivati commenti alla vicenda, riporta Reuters.

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