ASSASSINATO CON UN DRONE

Raid Usa a Baghdad uccide il potente generale iraniano Soleimani

L'ordine di uccidere il generale è partito direttamente dal presidente Trump, afferma il Pentagono sottolineando che il raid punta a essere un deterrente per futuri piani di attacco iraniani


Morte Suleimani, l’Iran: «Da Usa atto di terrorismo internazionale»

4' di lettura

Tensione alle stelle tra Washington e Teheran dopo l'attacco aereo notturno -secondo indiscrezioni condotto con un drone - allo scalo merci dell'aeroporto internazionale di Baghdad (Iraq) nel quale sono stati uccisi il generale iraniano Qassem Soleimani, figura chiave della strategia iraniana in Medio Oriente, e almeno altre sei persone. Tra queste, il principale comandante della milizia irachena Abu Mahdi al-Muhandis, consigliere di Soleimani. L'attacco ha avuto conseguenze immediate sul prezzo del petrolio, con Brent e Wti in forte crescita rispetto all'andamento degli ultimi mesi. A Teheran, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per una manifestazione di protesta contro i "crimini" degli Usa.

Ordine diretto del presidente Trump
L'ordine di uccidere Soleimani, dal 1998 alla guida della Quds Force (corpo d'èlite delle Guardie Rivoluzionarie per le operazioni oltre i confini iraniani), è partito direttamente dal presidente Donald Trump, afferma il Pentagono sottolineando che il raid punta a essere un deterrente per futuri piani di attacco iraniani. In una nota, il deputato democratico Eliot Engel ha spiegato che i parlamentari Usa non sono stati avvertiti dell'attacco. Il raid «ha avuto luogo senza alcuna notifica o consultazione con il Congresso», recita la nota.

L'ATTACCO AMERICANO AL GENERALE IRANIANO QASSEM SOLEIMANI

Un raid delle forze americane, attivato per ordine del presidente Trump, ha ucciso presso l'aeroporto internazionale di Baghdad il potente generale iraniano Qassem Soleimani, capo delle forze d'elite iraniane e architetto delle operazioni militari della Repubblica islamica in Medio Oriente

Ambasciata Usa: «Cittadini americani lascino l'Iraq»
A seguito dell'attacco, l'ambasciata Usa a Baghdad invita i cittadini americani a «lasciare l'Iraq immediatamente», e a raggiungere altri paesi «per via aerea dove possibile», altrimenti via terra. Nelle ultime ore, il ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett ha invece avviato consultazioni per esaminare le ripercussioni regionali e nei confronti di Israele della uccisione di Soleimani.

Incendio all'aeroporto internazionale di Baghdad (Iraq) dopo l'attacco missilistico Usa del 3 gennaio 2020 (immagine tratta dal profilo Facebook della Security Media Cell dell'Iraq)

Khamenei annuncia «dura vendetta»
«Una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani» ha detto la guida suprema iraniana Ali Khamenei. «Il lavoro e il cammino del generale Qassem Soleimani non si fermeranno e una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani e altri martiri dell'attacco della notte scorsa», ha aggiunto. Khamenei ha quindi nominato il generale Esmail Qaani - già vice di Soleimani - come nuovo comandante della Forza Qods dei Pasdaran.

Rohani: «Dagli Usa atto malizioso e codardo»
Durissima presa di posizione anti Usa anche del presidente iraniano Hassan Rohani: «Gli iraniani e altre nazioni libere del mondo si vendicheranno senza dubbio contro gli Usa criminali per l'uccisione del generale Qassen Soleimani», atto «malizioso e codardo». Il «regime americano» ha poi sottolineato Rohani secondo quanto riporta l'agenzia stampa IRNA, «ignorando tutte le norme umane e internazionali, ha aggiunto un'altra vergogna al record miserabile di quel Paese», con l'effetto di rafforzare «la determinazione dell'Iran di resistere e affrontare le eccessive richieste degli Stati Uniti».

Sicurezza rafforzata pe r le missioni all'estero
Come ovvio, l'eliminazione violenta di un comandante di spicco delle Forze armata iraniane ha scatenato commenti e prese di posizione in tutto il mondo. In Italia, la prima contromisura adottata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini dopo l'uccisione del generale iraniano è stata l'innalzamento delle misure di sicurezza dei contingenti dove operano i soldati italiani, con limitazione al minimo degli spostamenti al di fuori delle basi.

Le reazioni in Europa
In una nota, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha sottolineato che «il ciclo di violenza, provocazioni e ritorsioni a cui abbiamo assistito in Iraq nelle ultime settimane deve finire», e «un'ulteriore escalation deve essere evitata a tutti i costi». Sulla stessa linea il ministro degli Esteri inglese Dominic Raab: «Abbiamo sempre riconosciuto la minaccia aggressiva posta dalla Forza Qods guidate da Qassem Soleimani - spiega in un comunicato - e dopo la sua morte, sollecitiamo tutte le parti ad una de-escalation. Un ulteriore conflitto non è nei nostri interessi». Soleimani «era segnalato anche nelle liste dell'Ue come terrorista», ha ricordato invece il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, rispondendo a una domanda sull'uccisione del generale iraniano in conferenza stampa.

Le conseguenze del targeting di Soleimani
Soleimani, sopravvissuto a numerosi attentati da parte di agenzie occidentali, israeliane e arabe negli ultimi due decenni, aveva avuto un ruolo di primo piano nel progressivo potenziamento militare degli Hezbollah libanesi e delle ali militari di Hamas e della Jihad islamica a Gaza, nonchè nella penetrazione militare iraniana in Siria. Secondo diversi analisti, l'Iran probabilmente risponderà con forza al targeting di Soleimani, figura quasi leggendaria in Medio Oriente, capace di influenzare l'intera regione a seguito dell'invasione dell'Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003 e della successiva occupazione.

Finta bandiera degli Stati Uniti oltraggiata a Baghdad dopo la conferma dell'uccisione del comandante supremo delle Guardie rivoluzionarie iraniane Qasem Soleimani da parte di un drone Usa (foto Afp)

Scontro regionale tra Teheran e Washington
L'omicidio di Soleimani segna una drammatica escalation nella "guerra d'ombra" regionale tra Iran e Stati Uniti e i suoi alleati, principalmente Israele e Arabia Saudita, che potrebbe rapidamente aumentare la tensione militare nell'area. L'attacco che ha decimato la linea di comando delle forze armate iraniane arriva infatti in un momento di fortissima contrapposizione politica-militare tra Iran e Usa che ha come principale teatro l'Iraq. Dalla scorsa settimana, l'ambasciata americana nella capitale Baghdad è sotto attacco da parte di miliziani filo-iraniani a seguito di un raid aereo statunitense contro la milizia Kataib Hezbollah, fondata da Muhandis.

Gli Stati Uniti hanno preallertato le loro truppe di stanza a Vicenza che potrebbero essere dispiegate in Libano a difesa dell’ambasciata Usa a Beirut. Si tratta - riferiscono i media americani - di un numero di militari che va da 130 a oltre 700 unità. Lo ha riferito una fonte del Pentagono che ha voluto mantenere l’anonimato. Dopo il raid aereo in cui è rimasto ucciso il generale Qassem Soleimani, gli Stati Uniti hanno deciso di inviare altri 3.500 soldati in Medio Oriente. Lo hanno riferito tre funzionari della Difesa e un ufficiale militare a Nbc News. Le nuove truppe saranno dispiegate in Iraq, Kuwait e altre parti della regione in risposta alle minacce giunte dopo la morte del generale.

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