LE ELEZIONI DEL 26 MAGGIO

Attaguile, il salviniano di Sicilia (indagato) in lista per l’Europa

di Riccardo Ferrazza


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3' di lettura

Angelo Gioachino Gaetano Attaguile da Grammichele (Catania) ci riprova. È un politico di lungo corso con la politica nel proprio albero genealogico: il padre Gioacchino è stato tre volte senatore della Democrazia cristiana e ministro della Marina mercantile nel governo di Emilio Colombo, il cugino Francesco sindaco dc di Catania a metà degli anni ’80. Lui, quasi 72enne, in passato presidente del Catania calcio, è un esponente della Lega in Sicilia che Matteo Salvini ha candidato per le elezioni europee del 26 maggio nella circoscriziione Isole. Scelta non scontata.

Da Grammichele a Montecitorio
Attaguile ha iniziato nella Dc, poi è transitato nell’Unione per la Repubblica (il movimento siciliano che a livello nazionale faceva riferimento all’ex presidente della Repubblica F rancesco Cossiga) e in seguito approdato nel Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo (di cui il padre Gioacchino è stato mentore politico). Nel 2013 l’accordo elettorale tra l’ex presidente siciliano e il Pdl schiuse le porte della Camera al revisore contabile, per dieci anni presidente dell’Istituto autonomo case popolari di Catania. Attaguile oggi è indagato in un’inchiesta della P rocura di Termini Imerese su un sistema di voto di scambio che coinvolge quasi cento persone tra assessori regionali, deputati, sindaci e amministratori comunali dell’isola. Il leghista siciliano rivendica l’«assoluta estraneità» su tutta la vicenda ma quando venne alla luce, poco dopo il voto politico del 2018, il caso gli costò il ruolo di segretario nazionale del movimento Noi con Salvini. L’ex lombardiano, infatti, fu tra i primi a scommettere sulla metamorfosi della Lega da partito del Nord a forza nazionale. Arrivato a Montecitorio, si iscrisse nel gruppo del Carroccio di cui in seguito divenne esponente a pieno titolo nonché referente di Salvini sull’isola: già nel 2014 accompagnava il futuro vicepremier nei suoi primi giri siciliani e l’anno successivo divenne responsabile siciliano del neo nato movimento Noi con Salvini. Ricandidato alle scorse elezioni politiche al Senato è stato però trombato, vittima del successo elettorale del M5S nell’isola. Non gli è bastata la quasi omonimia con il padre (il suo secondo nome è, non casualmente, Gioachino): al collegio uninominale di Acireale Attaguile si è fermato al 34,7%, battuto anche nella sua Grammichele.

Il «gioco dei nomi »
Attiguale (con Alessandro Pagano, l’altro salviniano nell’isola) viene tirato in ballo in alcune intercettazioni relative alla candidatura alle ultime regionali siciliane di Mario Caputo (poi non eletto) al posto del fratello Salvino, incandidabile a causa di una condanna passata in giudicato ma titolare di un consistente pacchetto di voti che non poteva essere disperso. Per gli inquirenti Pagano e Attaguile sarebbero stati gli istigatori del “gioco dei nomi”: fare candidare il fratello Mario senza foto e con la dicitura “detto Salvino”. L’ipotesi di reato sarebbe quella di attentato contro i diritti politici del cittadino.

Vicende giudiziarie tra appalti e scorte
Attaguile non è nuovo ai guai giudiziari. Negli anni ’90 finì sotto processo perché, da presidente Iacp di Catania venne accusato di un tentativo di concussione per 50 milioni di lire ai danni di un imprenditore su un appalto per la realizzazione di interventi per il recupero del centro storico di Caltagirone. Tra gli avvocati figurava anche l’ex segretario della Dc Mino Martinazzoli. Condannato due volte, venne assolto nel 2004. Sulla vicenda Attaguile ha scritto anche un libro, “Fuga dall’ingiustizia”, fino a qualche tempo scaricabile sul suo sito personale (attualmente inattivo). Il capitolo giudiziario non è però esaurito: a giugno dello scorso anno la Procura di Catania ha chiesto nei confronti dell’ex deputato e ora candidato leghista al Parlamento europeo un decreto penale di condanna per simulazione di reato continuata. Per i pm Attaguile che, nella scorsa legislatura era componente della commissione Antimafia, avrebbe simulato una serie di intimidazioni con lo scopo di vedersi assegnata la scorta. La richiesta del sostituto procuratore prevedeva l’applicazione di una pena pecuniaria (in sostituzione di quella detentiva) di 22.500 euro. Pagabili in trenta rate mensili da 750 euro.

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