Inchiesta Ponte Morandi

Inchiesta Ponte Morandi, arrestati Castellucci e altri manager di Autostrade per attentato alla sicurezza e frode. Le intercettazioni su Carige e la concessione

L'inchiesta è coordinata dalla procura di Genova ed è scattata un anno fa dopo l’analisi da parte dei finanzieri di alcuni dei documenti acquisiti nel corso dell'indagine sul crollo del ponte Morandi

di Maurizio Caprino

Ponte Morandi, arresti tra ex ed attuali manager di Autostrade

L'inchiesta è coordinata dalla procura di Genova ed è scattata un anno fa dopo l’analisi da parte dei finanzieri di alcuni dei documenti acquisiti nel corso dell'indagine sul crollo del ponte Morandi


4' di lettura

Sono agli arresti domiciliari da stamattina l'ex Ad di Autostrade per l'Italia (Aspi) Giovanni Castellucci, insieme Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti, rispettivamente ex responsabile manutenzioni e direttore centrale operativo dell'azienda. Sono alcune delle misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza nei confronti di ex vertici e di alcuni attuali manager Aspi. Le altre misure sono sei interdittive per un anno e riguardano manager tecnici in servizio. Le accuse: attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture.

I manager interdetti dai loro incarichi sono Stefano Marigliani, già direttore del primo tronco di Autostrade (quello di Genova) al momento del crollo del Ponte Morandi e ora trasferito a dirigere il tronco di Milano, Paolo Strazzullo, in distacco a Roma e progettista dell’intervento di rinforzo degli stralli del Morandi che poi non si fece in tempo ad eseguire, e Massimo Meliani di Spea (la società diprogettazione del gruppo Atlantia che prima eseguiva anche i controlli strutturali sulla rete e da un anno ne è stata estromessa, dopo la prima bufera di intercettazioni e arresti sul “metodo Autostrade”.

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Un metodo che appare confermato anche dal filone d’inchiesta che ha portato agli ultimi arresti: ci sono ulteriori intercettazione da cui emerge che l’azione dei manager del gruppo era guidata dall’esigenze di massimizzare i profitti minimizzando i costi. Nascondendo i problemi e minimizzandoli quando si manifestavano con crolli o altri inconvenienti.

Sullo sfondo, il ruolo degli azionisti: in alcuni dialoghi si parla anche dei Benetton, dei profitti miliardari realizzati in un ventennio e del loro rapporto con i manager che hanno permesso loro di realizzarli. Non solo: per salvare la concessione dopo il crollo del Ponte Morandi, i Benetton avrebbero cercato di offrire un intervento per salvare sia Alitalia sia Carige.

Sul caso Alitalia si erano fatte molte ipotesi e portato qualche indizio per argomentare che fosse in corso una trattativa tra i Benetton e il Governo: 300 milioni per contribuire a salvare la compagnia, in cambio del mantenimento della concessione. Ora emerge che a fine ottobre 2019, poco più di un mese dopo le sue dimissioni da Atlantia, Castellucci dice al telefono di essere stato convocato da un ministro, verosimilmente per parlare di trasporto aereo. Infatti l'interlocutore è l'ad di Air Dolomiti, cui Castellucci affida un messaggio da portare a Carsten Spohr, ad della controllante Lufthansa: la candidatura a presidente “con deleghe” della nuova Alitalia, nel caso la compagnia tedesca fosse entrata, al posto di Delta, nella cordata con Atlantia (soluzione su cui dai Benetton arrivò un gradimento).

Sul caso Carige, emerge che Castellucci avrebbe espresso tramite il governatore della Liguria, Giovanni Toti, e l’allora commissario straordinario della banca ligure, Pietro Modiano, la disponibilità a contribuire al salvataggio. Per evitare che i soldi dovesse metterceli lo Stato e in questo senso Castellucci teneva al fatto che il messaggio arrivasse ai vertici delle forze politiche allora al governo: Lega e M5S.

Rischia quindi di passare in secondo piano l’oggetto dell’inchiesta che ha portato agli ultimi arresti: l’installazione delle barriere Integautos, che integrano la funzione di sicurezza (attutire gli urti del veicoli fuori controllo) e quella antirumore. Sono barriere presenti solo su 60 chilometri della rete Aspi (secondo la società, ma negli atti dell’inchiesta si parla di alcune centinaia di chilometri) e già dalla fine del 2019 sono state smontate. All’epoca, di fronte alle evidenze documentali ribadite alla Procura di Genova dall’ispettore del ministero delle Infrastrutture Placido Migliorino, la società non ha potuto negare i rischi e ha rimosso quelle barriere (suscitando peraltro alcune proteste di chi abita nelle vicinanze delle autostrade).

Comunque, non bisogna sottovalutare l’importanza delle barriere fonoassorbenti nemmeno sotto il profilo economico: con la formula tariffaria pattuita nel 2008 tra Stato e Aspi, la loro installazione viene remunerata con aumenti tariffari. Ad Aspi, quindi, conveniva installare più barriere possibile. Una realtà nota agli addetti ai lavori e ora contestata dai magistrati.

L'inchiesta è coordinata dalla procura di Genova ed è scattata un anno fa dopo l’analisi da parte dei finanzieri di alcuni dei documenti acquisiti nel corso dell'indagine sul crollo del ponte Morandi. In particolare, quelli relativi ai problemi riscontrati, in termini di sicurezza, sulle barriere fonoassorbenti montate sull'intera rete autostradale.

Gli investigatori del primo gruppo delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Ivan Bixio, hanno scoperto che gli ex vertici erano consapevoli che le barriere fossero difettose e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento (fatti peraltro realmente avvenuti nel corso del 2016 e 2017 sulla rete autostradale genovese). In particolare, è emersa la consapevolezza di difetti progettuali e di sottostima dell'azione del vento, nonché dell'utilizzo di alcuni materiali per l'ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti.

«Stupore e preoccupazione per un provvedimento che non si giustifica in sé e che non si vorrebbe veder finire a condizionare una vicenda, quella del crollo del Ponte Morandi, che con quella odierna non ha nulla a che vedere. Nel rispetto della legge, si seguiterà a garantire la massima collaborazione già fino ad oggi resa alla magistratura avendo piena fiducia che gli accertamenti in atto e la relativa indagine dimostreranno la correttezza dell'operato dell'ing. Castellucci». Questo il commento dei legali di Castellucci, che tengono a precisare la differenza tra il crollo del Ponte Morandi e la vicenda Integautos e il fatto che Castellucci è fuori da Aspi da quasi due anni e da più di un anno non ha più avuto rapporti con il gruppo Atlantia.

Gli inquirenti hanno motivato le esigenze cautelari che hanno portato all’arresto citando episodi e allegando intercettazioni da cui sembra che Castellucci abbia continuato a muoversi ad altissimi livelli anche da ex.

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