VIVISSIME CONDOGLIANZE

Attenzione ai beccamorti


1' di lettura

Accidenti al coronavirus. Questa settimana le notizie sono tutte per l’epidemia in atto, che sta avendo una diffusione psicologica superiore a quella biologica. Il panico è creato dai talk show televisivi, dalla confusione della Rete, dalle scelte di una politica insicura. Vecchia storia. Almeno un tempo le questioni erano affrontate da grandi scrittori. Boccaccio che si misurò con la peste nera del Trecento – uno dei maggiori disastri per l’Europa medievale – ricordava tra le cause della catastrofe lo «sbigottimento delle genti». Qualcosa del genere ripeterà Ariosto con le «gagliarde passioni dell’animo», che definiva in tempi di contagio «i primi beccamorti dell’uomo». Qui il discorso si amplia e occorrerebbe parlare anche delle denunce di Defoe (peste di Londra del 1665) e di Manzoni (peste di Milano del 1630). Chi volesse saperne di più ha il libro «La peste letteraria» (Edizioni La Vita Felice), dove trova gli scritti sul contagio degli ultimi autori ricordati e le Ordinanze redatte ed emanate dal sindaco e dagli “aldermen” londinesi. Vale la pena leggere un messaggio che il preside del liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, ha rivolto ai suoi studenti. Ricorda, tra l'altro, che quando si scatena la psicosi per una malattia scatta «l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l'imbarbarimento del vivere civile». Che aggiungere? Manca soltanto un don Ferrante che dimostri come il coronavirus non sia né sostanza né accidente; o qualche Chiodo chirurgo, il “galantuomo” che nascondeva i malati. Magari li riscopriremo nelle prossime ore.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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