legge di bilancio

Atteso per mercoledì l'ok Ue sulla manovra, ma Italia sempre a rischio sforamento

Nella linea che Bruxelles renderà pubblica emergeranno tutti i dubbi sul caso italiano, nodi la cui soluzione non è a breve. Per la Commissione europea, secondo le previsioni, il rischio di violare nel corso del 2020 le regole di bilancio europee rimane in piedi. Prossima verifica a primavera


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2' di lettura

Sarà un sì quello di mercoledì 20 novembre della Commissione europea alla legge di Bilancio 2020 dell'Italia. Però un sì a denti stretti, certamente condizionato al mantenimento dell'integrità dei saldi finali e dell'impianto della Finanziaria così come è attualmente.

E gravato dal «rischio di non conformità» con le regole del patto di stabilità dati il peggioramento del deficit strutturale e dell'aumento del debito, le tante incertezze che pesano sull'evoluzione dei conti pubblici nazionali al netto del rallentamento della crescita economica. Dunque, la manovra passa, ma sull'Italia continua a esserci un'alea, un'incertezza che resterà nei prossimi mesi.

Le regole attuali del patto di stabilità
Le recenti indicazioni del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici saranno confermate: non è questo il momento di avviare procedure per la semplice ragione che sul tavolo c'è una legge di Bilancio che non è stata giudicata fuori linea rispetto alle regole del patto di stabilità tanto da richiederne una modifica. Ciò sarebbe stato possibile entro fine ottobre e il fatto che Bruxelles non abbia mosso un dito ha di fatto chiuso il capitolo anticipatamente. Tuttavia, nell'opinione che domani la Commissione renderà pubblica sul progetto di legge di Bilancio dell'Italia emergeranno tutti i dubbi sul caso italiano, dubbi che non saranno sciolti a breve. In sintesi, secondo la Commissione europea, questo la conclusione attesa, il rischio di violare nel corso del 2020 le regole di bilancio europee non è fugato.

Il peggioramento dell'avanzo primario
Non solo il deficit/Pil in termini nominali peggiora nel 2020 secondo le stime comunitarie al 2,3% (dal 2,2% quest'anno), ma peggiora nel 2,7% a politiche invariate (tenendo conto che Bruxelles anche questa volta non tiene conto della clausola di salvaguardia sull'Iva). Il deficit/Pil in termini strutturali, cioè al netto delle misure una tantum e degli effetti del ciclo economico, invece di migliorare come prescrivono le regole Ue peggiora dal 2,2% al 2,5% nel 2020 e poi ancora al 2,9% sempre a bocce ferme. L'Italia avrebbe dovuto garantire un miglioramento del deficit/Pil strutturale pari allo 0,6% del Pil (10,8 miliardi). Per compensare lo scarto, il governo ha chiesto il riconoscimento della flessibilità per eventi straordinari pari allo 0,2% del Pil.
Quanto al debito/Pil, continua l'ascesa dal 2017: l'anno scorso si è riportato a quota 134,8% (livello del 2016), quest'anno sarà a 136,2%, l'anno prossimo a 136,8%, nel 2021 137,4%. Ciò, dice la Commissione «a causa della debole crescita del Pil nominale e a un deterioramento del bilancio primario». Proprio il peggioramento dell'avanzo primario (più entrate che spese al netto della spesa per interessi) è uno degli elementi che impediscono il calo del debito: dall'1,5% nel 2018 si scende all'1,3% quest'anno, per scendere ulteriormente a 0,9% l'anno prossimo e allo 0,4% nel 2021.

Prossima verifica a primavera
Sarà in primavera il momento in cui nel quadro del "semestre" si supervisione europea la Commissione – questa volta con Paolo Gentiloni commissario all'Economia – valuterà di nuovo il caso italiano. Per verificare innanzitutto se l'Italia rispetta la regola di riduzione del debito: per un nuovo rapporto comunitario occorre aspettare i dati definitivi sul 2019.

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