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Falsi nell’alimentare, tanti controlli e poche truffe anche durante il lockdown

Nel periodo tra febbraio e maggio il sistema dei controlli antifrode sul comparto agroalimentare ha effettuato 29.169 verifiche rilevando irregolarità nella media

di Giorgio dell’Orefice

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Durante il lockdown sono state fatte 29169 ispezioni ministeriali antifrode

Nel periodo tra febbraio e maggio il sistema dei controlli antifrode sul comparto agroalimentare ha effettuato 29.169 verifiche rilevando irregolarità nella media


3' di lettura

La filiera agroalimentare italiana ha superato l’esame dell’emergenza Covid-19. E lo ha fatto riuscendo a garantire continuità e congruità degli approvvigionamenti alimentari: la corsa agli scaffali è durata lo spazio di poche ore. Nei punti vendita la disponibilità dei prodotti non è mai venuta meno. Ma la filiera del food & wine made in Italy ha superato la prova dell’emergenza anche perché in condizioni difficili, di certo inedite, ha continuato a lavorare senza che si sia registrata una crescita delle irregolarità o dei fenomeni speculativi. Aspetto, che emerge con chiarezza dal report dell’Ispettorato per il controllo della qualità e la repressione delle frodi sull’attività ispettiva nei mesi dell’emergenza coronavirus.

I controlli eseguiti

Nel periodo tra febbraio e maggio 2020 il sistema dei controlli antifrode sul comparto agroalimentare ha effettuato 29.169 verifiche (con 3.285 ispezioni negli stabilimenti di produzione) con particolare attenzione ai prodotti di qualità Dop, Igp, biologico. Gli operatori controllati sono stati 18.571. Numeri che fanno del sistema di controllo italiano una best practice a livello internazionale. Sulla base di questa attività ispettiva le diffide sono state 1.873, i sequestri 65 (per un valore delle merci di 3,1 milioni di euro), le contestazioni amministrative 1.380 e le notizie di reato 52. «Numeri che rientrano negli standard abituali – spiega il capo dipartimento del ministero delle Politiche agricole responsabile della repressione frodi, Stefano Vaccari –. E il fatto che le irregolarità registrate siano di dimensioni usuali nonostante le ardue condizioni in cui le imprese hanno operato con costi di produzione aggiuntivi, difficoltà negli spostamenti delle persone e delle merci e una notevole dose di rischi legati ai possibili contagi, riteniamo sia un fattore molto positivo».

Il settore più controllato è stato quello del vino (38,2% delle verifiche) seguito dall’olio d’oliva (16,8%), dal lattiero caseario (9,6%) e dall’ortofrutta (5%). La fetta principale dei controlli si è concentrata nel segmento delle produzioni di qualità e certificate ovvero prodotti Dop, Igp e biologici. Comparto che in quattro mesi di lockdown ha prodotto 3,3 milioni di cosce di prosciutto marchiate; 3,9 milioni di forme di formaggio marchiate circa 26 milioni di litri di Aceto balsamico di Modena; e ben 780 milioni di bottiglie di vino a denominazione d’origine. Ha proseguito la propria attività anche la filiera del biologico che nei mesi in cui tutto in Italia sembrava essersi fermato ha visto l’Ispettorato repressione frodi autorizzare 2.068 nuovi operatori bio per una superficie di quasi 72mila ettari.

Nessun fenomeno speculativo anche nei mesi più critici

«La chiusura del canale horeca e dei ristoranti – ha aggiunto Vaccari –ci ha consentito di concentrare gli sforzi sulla distribuzione al dettaglio, ma anche sull’arrivo delle merci nei porti e sull’e-commerce. La distribuzione ha svolto un grande lavoro. Il numero medio di referenze nei punti vendita è sceso dai circa 500 a 300. Ma i prodotti chiave non sono mai mancati e la sindrome da scaffali vuoti è rimasta una suggestione. Il tutto senza segnalazioni di fenomeni speculativi. Un grande aiuto nelle verifiche è venuto dai recenti processi di digitalizzazione in fase avanzata nei settori del vino e dell’olio. Senza le recenti innovazioni sarebbe stato impossibile verificare in quattro mesi 780 milioni di bottiglie di vino e 160 di solo Prosecco. Un percorso che va ora esteso ad altre filiere come ad esempio quella del latte».

Nei porti (in particolare a Ravenna e Bari) sono stati controllati 1,9 milioni di tonnellate di prodotto, 718mila di grano, 279mila di mais, 204mila di fertilizzanti. E in mesi di grande crescita dell’e-commerce è stata rafforzata l’attività ispettiva online che l’Ispettorato repressione frodi effettua già da qualche anno grazie ad accordi con Alibaba, Amazon e Ebay. In quattro mesi sono stati 558 gli interventi, che nel 100% hanno portato alla rimozione delle inserzioni di falsi prodotti made in Italy. I casi più frequenti hanno riguardato l’olio extravergine di Puglia (95 casi), ma anche il Parmigiano reggiano (33) e il Prosecco (27).

Riproduzione riservata ©
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    Giorgio dell’OreficeVicecaposervizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: agricoltura, agroalimentare, made in Italy, vitinicoltura, olio

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